4 - 2010

DIFESA FITOSANITARIA

Fabio GUGLIELMO
Collaboratore tecnico del
Servizio sviluppo delle produzioni agroalimentari e infrastrutture

I patogeni e i parassiti della patata per i quali รจ previsto la realizzazione di un piano di controllo territoriale da parte dei Servizi fitosanitari regionali

ORGANISMI DA QUARANTENA DELLA PATATA

PREMESSA

La circolazione e il commercio di materiale vegetale attraverso i continenti sono all’origine di involontarie introduzioni di organismi patogeni nei confronti dei vegetali presenti nei luoghi di destinazione. Spesso ciò rimane senza conseguenze, ma talvolta questi organismi possono riuscire a insediarsi nel nuovo territorio e colpirne l’agricoltura, anche gravemente. Per questa ragione sono state emanate norme internazionali che impongono controlli fitosanitari alle frontiere sui vegetali e i prodotti vegetali oggetto di scambio tra paesi, e, soprattutto, è stato stilato l’elenco ufficiale degli organismi definiti da quarantena. Per un organismo da quarantena si intende infatti un parassita o un patogeno delle piante economicamente importante per un territorio minacciato, in cui non è ancora presente o non è ancora ampiamente diffuso, e contro il quale, in caso di ritrovamento, si devono attuare misure ufficiali di lotta.

La sorveglianza dello stato fitosanitario dei vegetali, finalizzata a rilevare tempestivamente la presenza degli organismi da quarantena, è alla base di tali misure ed è svolta, in ottemperanza al DLgs 214/2005, dai Servizi fitosanitari regionali, che si avvalgono, a tale scopo, di ispettori fitosanitari e di laboratori diagnostici specializzati. A seconda della specie vegetale e del parassita da indagare, sono dunque previsti controlli sistematici o saltuari, comprendenti ispezioni visive ed analisi a campione di materiale asintomatico, nelle differenti fasi di produzione e di commercializzazione dei vegetali o dei prodotti vegetali. In questo contesto, le segnalazioni di sintomi sospetti da parte degli agricoltori stessi possono poi contribuire a rendere più efficiente il sistema di sorveglianza. A tale scopo è importante fornire materiale divulgativo che, oltre a definire le strategie di profilassi più opportune, aiuti nel riconoscimento di segni e sintomi potenzialmente riconducibili ad un organismo da quarantena.

Limitandoci alla coltura della patata (Solanum tuberosum), la specie ortiva più importante a livello comunitario, cercheremo, in questo articolo, di passare in rassegna gli organismi da quarantena ai quali è indirizzato il piano nazionale di controllo fitosanitario adottato dal ministero delle Politiche agricole e forestali nel 2001. Illustreremo poi come questo piano di controllo sia applicato dal Servizio fitosanitario regionale in una realtà, quella valdostana, dove la coltivazione della patata, seppur limitata in termini di superficie coltivata (complessivamente circa 29 ha), è presente nella maggior parte dei Comuni di questa Regione.

 
RALSTONIA SOLANACEARUM:
AGENTE DEL MARCIUME BRUNO

Ralstonia solanacearum è un batterio agente di marciumi ed avvizzimenti di oltre 200 piante coltivate e spontanee prevalentemente in regioni tropicali, subtropicali e temperate, dove può causare gravi danni economici. Questa specie è molto eterogenea e comprende al suo interno almeno cinque differenti razze distinguibili tra loro per le piante ospiti che sono in grado di infettare. La razza 3, che attacca soprattutto patata e pomodoro, è la più diffusa nel mondo ed è assai temibile in quanto capace (1) di diffondersi facilmente, anche a grandi distanze, attraverso tuberi-seme infetti che possono non manifestare alcun segno e/o sintomo della malattia (ad infezione latente), (2) di essere attiva anche a temperature relativamente basse (dunque anche alle temperature della maggior parte delle regioni europee), e (3) di sopravvivere in residui di vegetazione infetta, in acque di irrigazione e in differenti piante ospiti secondarie, che risultano dunque tutti potenziali fonti di inoculo della malattia. I batteri nel suolo possono poi penetrare, attraverso ferite da trapianto, da lavorazioni o da insetti, nelle radici di nuove piante. Questo patogeno è stato segnalato localmente in differenti paesi europei a seguito delle importazioni di tuberi-seme dall’Africa settentrionale, e in particolare dall’Egitto. In Italia, le uniche segnalazioni accertate sono state quelle del 1995 in Veneto ed Emilia Romagna su patate provenienti da uno stesso lotto di produzione. Di recente, questo organismo nocivo è stato rinvenuto su piantine di pomodoro situate in una serra della Sardegna.

I sintomi dell’avvizzimento batterico si possono manifestare sulla parte aerea e sui tuberi, alla raccolta e durante la conservazione. Dopo 50-70 giorni dalla semina si possono avere i primi sintomi della malattia che consistono in lieve ingiallimento delle foglie basali associato ad appassimento di quelle apicali. Entro pochi giorni, tutte le foglie perdono turgore e rimangono collassate anche durante le ore più fresche, distinguendosi bene dalle chiome delle piante sane limitrofe (Fig. 1A). Tutta la parte aerea delle piante malate tende poi a imbrunire e disseccare anticipatamente rispetto al periodo di senescenza fisiologica delle piante sane. Sui fusti possono essere visibili striature scure verticali causate dai fasci vascolari imbruniti. Sui tuberi il sintomo più caratteristico di questa malattia è il marciume degli occhi (gemme) che consiste in aree bruno-grigiastre di consistenza molle che possono presentare centralmente gocciole biancastre, corrispondenti a colonie batteriche (Fig. 1B). Il marciume degli occhi può poi innescare il marciume molle dell’intero tubero. Tagliando i tuberi infetti può essere visibile l’anello di fasci vascolari imbrunito e la presenza di cavità (Fig. 1C). Frequentemente piante malate presentano tuberi apparentemente sani aventi, tuttavia, grumi di terreno aderenti agli occhi e/o all’ombelico.

  

Figura 1A                                           Figura 2A                                                 Figura 1C

Figura 1 – Sintomi e segni causati da Ralstonia solanacearum su patata: in A avvizzimento della pianta (da Plant Protection Service - PPS, Wageningen, NL); in B essudato batterico biancastro da occhi su tubero (da Central Science Laboratory - CSL, York, GB); in C tubero sezionato con evidenti imbrunimenti e cavità a livello dei fasci vascolari (da PPS, Wageningen, NL)

Contro R. solanacearum è in vigore un decreto di lotta obbligatoria (D.M. 30 ottobre 2007) che stabilisce i provvedimenti di natura fitosanitaria da adottare per l’esclusione, l’eradicazione e il contenimento di questo patogeno. Tra i punti salienti di questo decreto è da ricordare l’obbligo, da parte del Servizio fitosanitario regionale, di controlli sistematici su tuberi-seme, piante in coltura e patate immagazzinate, e di indagini approfondite, qualora sia stato individuato il patogeno, anche su altre solanacee spontanee e su acque di irrigazione per determinare l’entità della contaminazione e il potenziale di diffusione della malattia.

A tale proposito è opportuno conservare il cartellino allegato ad ogni sacco di tuberi-seme messi a dimora per poter risalire al lotto di produzione potenzialmente contaminato. È inoltre importante, in caso di individuazione di piante o tuberi con sintomi sospetti, avvertire tempestivamente il Servizio fitosanitario competente ed evitare l’irrigazione per limitare la diffusione del patogeno potenzialmente presente. Tra le misure di lotta riportate nel suddetto decreto sono poi da evidenziare l’obbligo di distruzione del materiale contaminato, tramite incenerimento o destinazione ad usi che non comportino il rischio e il divieto di coltivare patate o altre solanacee nell’appezzamento “infetto” per cinque anni. L’uso di tuberi-seme certificati è comunque alla base di tutti i metodi atti a prevenire la diffusione di questo organismo nocivo.

 
CLAVIBACTER MICHIGANENSIS SSP. SEPEDONICUS:
AGENTE DEL MARCIUME ANULARE

Il batterio Clavibacter michiganensis ssp. sepedonicus, agente del marciume anulare, è un patogeno specifico della patata e presente in paesi dell’America settentrionale e del Nord Europa. Può portare a perdite di produzione del 20% alla raccolta, anche in assenza di evidenti sintomi durante la fase vegetativa, e fino al 60% durante la fase di conservazione dei tuberi. In molti paesi Europei, tra i quali l’Italia, non è mai stato segnalato ed è pertanto essenziale prevenire la sua introduzione. Sui tuberi-seme, ritenuti il principale mezzo di diffusione della malattia, è tuttavia molto difficile certificare, con una semplice ispezione visiva, l’assenza del patogeno. L’infezione, come nel caso di R. solanacearum, può rimanere latente per un lungo periodo e non essere visibile su varietà tolleranti (quali Alpha e Desirée). Nel suolo questo batterio può poi sopravvivere su residui colturali ed infettare nuove piante attraverso ferite sui tuberi provocate da operazioni colturali o da insetti. La contaminazione più cospicua si ha generalmente al momento della raccolta, soprattutto se meccanizzata.

I sintomi sulla parte aerea sono solitamente visibili alla fine della stagione vegetativa e possono quindi essere facilmente confusi per una normale senescenza fisiologica. Si possono avere disseccamenti ai margini delle foglie basali che tendono poi ad arrotolarsi verso l’interno (Fig. 2A). Questi sintomi possono manifestarsi in tempi diversi su porzioni differenti di una stessa pianta. Il disseccamento è generalmente lento e può essere più rapido solo a temperature elevate (superiori a 25°C). Nei tuberi infetti, che di solito non presentano evidenti segni e/o sintomi esterni, è possibile osservare, in corrispondenza dell’anello di fasci vascolari, una stretta area color giallo-chiaro che tende ad imbrunire e decomporsi solo ad uno stadio avanzato della malattia (Fig. 2B). Spesso la malattia può non causare sintomi evidenti se non una ridotta taglia delle foglie e dei tuberi.

 

Figura 2A                                                                    Figura 2B

Figura 2 – In A, pianta di patata affetta da Clavibacter michiganensis ssp. sepedonicus con foglie arrotolate verso l’interno e disseccamenti marginali (da PPS, Wageningen, NL); in B area imbrunita in corrispondenza dell’anello di fasci vascolari all’interno di un tubero (da CSL, Harpenden, GB)

Anche contro C. michiganensis ssp. sepedonicus è in vigore un decreto di lotta obbligatoria (D.M. 28 gennaio 2008) che prevede, tra gli altri, l’obbligo, da parte dei Servizi fitosanitari regionali, di controlli sistematici su tuberi-seme e su patate alla raccolta, il blocco delle partite contaminate, l’eliminazione dei tuberi infetti o la loro destinazione ad usi che non comportino il rischio di disseminazione, la disinfezione degli attrezzi e dei magazzini venuti a contatto con il materiale infetto e il divieto di coltivare patate negli appezzamenti contaminati per almeno i tre anni successivi all’infezione. Anche per questo patogeno l’uso di tuberi-seme certificati è essenziale per ridurre il rischio di diffusione della malattia.

 
SYNCHYTRIUM ENDOBIOTICUM:
AGENTE DELLA ROGNA NERA

Il fungo Synchytrium endobioticum, agente della rogna nera della patata, è un patogeno originario del Sud America che si è diffuso, all’inizio del secolo scorso, in Europa e Nord America. In regioni con estati relativamente fresche (temperatura di circa 18°C) e con abbondanti precipitazioni annue (>700 mm), questa malattia può essere altamente distruttiva. In Italia è presente soltanto in un circoscritto focolaio della Valtellina da cui, per ora, non sembra diffondersi ulteriormente. Benché la capacità naturale di diffusione di questo patogeno sia limitata, la disseminazione a lunga distanza può avvenire attraverso spore di resistenza del fungo presenti in tuberi infetti e nel terreno aderente a tuberi sani o a parti sotterranee di altre piante. In condizioni di elevata umidità, queste spore di resistenza possono germinare dando così avvio ad un ciclo biologico che comprende l’infezione di tuberi o stoloni, tramite spore dotate di un flagello (zoospore). Queste zoospore si dividono all’interno delle cellule vegetali dando così origine a sporangi, contenenti fino a 300 nuove zoospore, e inducendo lo sviluppo di evidenti tumori o galle. All’interno di questi tumori si possono poi formare spore di resistenza in grado di persistere nel terreno anche per più di 30 anni.

Questa malattia, che può interessare tutti gli organi della pianta, ad eccezione delle radici, ha come sintomo caratteristico la presenza di tumori con aspetto coralloide e di colore inizialmente giallo-chiaro tendente poi al bruno-scuro (Fig. 3A). Piante senza alcun segno di deperimento nella parte aerea possono presentare tuberi con evidenti accrescimenti tumorali (Fig. 3B).

 

Figura 3A                                        Figura 3B

Figura 3 – Sintomi di Synchytrium endobioticum su patata: in A accrescimenti tumorali di color bianco-verde alla base del fusto (da Hilbrands Laboratorium voor Bodemziekten -HLB, Wijster, NL); in B evidente accrescimento tumorale bruno-scuro su tubero (da American Phytopathological Society's Compendium of Potato Diseases)

L’adozione del decreto di lotta obbligatoria contro la rogna nera della patata (D.M. 18 maggio 1971), che prevede l’obbligo di dichiarare le parcelle contaminate da tale patogeno, il divieto di coltivare le patate in queste aree e l’uso di varietà di patate resistenti in zone di sicurezza circostanti l’area infetta, ha permesso di ridurre notevolmente l’importanza di questa malattia nelle regioni Europee.

 
GLOBODERA ROSTOCHIENSIS E GLOBODERA PALLIDA:
NEMATODI CISTICOLI DELLA PATATA

Tra i principali parassiti animali della patata sono da annoverare le due specie di nematodi, o vermi cilindrici, Globodera rostochiensis e Globodera pallida. Originari delle regioni andine del Sud America, da metà del XIX° secolo questi parassiti, di dimensioni microscopiche, si sono diffusi, attraverso la terra contaminata aderente a piante, tuberi-seme ed attrezzi, in tutte le zone del mondo coltivate a patata. Questo genere di nematodi è, infatti, in grado di persistere per parecchi anni nel terreno anche in assenza di piante ospiti e in condizioni ambientali estreme, sottoforma di cisti. Tali cisti, del diametro di circa 0,5 mm e visibili sulle radici delle piante infette con l’ausilio di una lente, sono costituite dal corpo delle femmine che a maturità diventa globiforme e possono contenere fino a 500 uova (Foto 4A, 4B e 4C). Dopo una prima muta le larve, attratte dagli essudati radicali, fuoriescono dalle uova ed infettano nuove piante penetrando attraverso le radici. Il ciclo biologico, che si completa in circa 4-6 settimane, si conclude dopo altre due mute e con la formazione di nuove cisti aderenti alle radici. Avendo la possibilità di compiere più generazioni durante il periodo della coltivazione della patata, questi parassiti possono raggiungere densità elevate ed arrecare quindi gravi danni alla produzione. A causa di questi nematodi, sono state registrate perdite anche dell’80%. In Italia l’areale di diffusione di questi nematodi è abbastanza esteso e comprende la Valle d’Aosta, dove sono state già segnalate entrambe le specie.

  

Figura 4A                                             Figura 4B                                Figura 4C

Figura 4 – Globodera spp.: cisti bianche su radice in A; ciste vista al microscopio ottico in B; uova fuoriuscita da una ciste e contenente una larva di nematode in C (da Fabio Guglielmo, SFR, Valle d’Aosta)

A causa dei danni che questi parassiti causano all’apparato radicale, le piante infette, solitamente raggruppate a chiazze nel campo, hanno uno sviluppo stentano e tendono ad appassire durante le ore più calde. Benché i sintomi non siano specifici, questa malattia può essere riconosciuta estirpando le piante sofferenti durante la fioritura e verificando la presenza sulle radici delle cisti bianche, dorate o brune a seconda dello stadio di maturazione e della specie di nematode.

Il decreto di lotta obbligatoria contro il nematode dorato della patata (D.M. 18 maggio 1971) e la più recente direttiva del Consiglio dell’Unione Europea 2007/33/CE impongono che la coltivazione della patata da seme sia effettuata solo in terreni non infestati da questi nematodi e che si svolgano, a partire da quest’anno, indagini ufficiali sulle parcelle coltivate a patate, non solo da seme, per determinare la distribuzione di questi parassiti. La pulizia dei tuberi da residui terrosi prima della loro semina può risultare una pratica importante per ridurre la diffusione di questi parassiti. In caso di infestazione da questi nematodi, la lotta mira a mantenere al di sotto della soglia di danno economico questi parassiti attraverso l’adozione di lunghe rotazioni (di almeno 7 anni) con colture non ospiti (principalmente cereali), il ricorso a varietà resistenti ed eventualmente l’utilizzo di varietà precoci. La lotta chimica non si è invece rivelata un mezzo efficace per il contenimento di questi parassiti.

 
MELOIDOGYNE SPP.:
NEMATODI GALLIGENI

I nematodi appartenenti al genere Meloidogyne comprendono parassiti obbligati delle radici di numerose piante erbacee e legnose. All’interno di questo genere, due specie di recente segnalazione, Meloidogyne chitwoodi e Meloidogyne fallax, sono incluse tra gli organismi nocivi alla patata per i quali è vietata l’introduzione e la diffusione negli stati membri dell’Unione Europea. La loro pericolosità risiede principalmente nei difetti che possono causare ai tuberi, quali bollosità esterna, macchie e necrosi interne (Fig. 5).

 



Figura 5 -  Tubero di patata
con evidenti bollosità causate
da Meloidogyne fallax
(da CSL, York, GB)

Questi difetti possono rendere le patate non più commerciabili. Le larve di Meloidogyne spp. sono infatti in grado di penetrare attraverso le estremità delle radici secondarie o le lenticelle dei tuberi,inducendo così una proliferazione cellulare anomala con la conseguente formazione di masse a crescita definita, o galle, dove saranno poi deposte le uova. Qui, infatti, le femmine adulte sedentarie, con la caratteristica forma a pera, depositano in sacche gelatinose fino a 2000 uova che possono persistere nella piante ospite o nei residui vegetali per tutto l’inverno. Poiché il ciclo biologico è breve (circa 21-30 giorni), in un anno possono verificarsi anche 4-5 differenti generazioni. Benché entrambe le specie siano già state individuate in alcuni paesi Europei, quali Germania, Paesi Bassi e Belgio, non sono ad oggi mai state segnalate in Italia. Poiché i metodi di lotta contro questi parassiti non risultano efficaci, è molto importante ridurre il rischio di introduzione che deriva soprattutto dall’importazione di tuberi-seme e di piantine infetti.

I sintomi dell’attacco di questi nematodi variano a seconda dell’ospite, della densità di popolazione e delle condizioni ambientali. In generale sulla parte aerea i sintomi, che vanno dall’arresto della crescita ad una mancanza di vigore, non sono particolarmente specifici, mentre a livello di radici le piante colpite possono mostrare galle di differente dimensione.

L’unico metodo di contenimento efficace per ridurre le infezioni di questi nematodi è la rotazione con colture non ospiti del parassita. Benché a livello nazionale non vi sia un decreto di lotta obbligatoria contro i nematodi galligeni, la loro introduzione e diffusione nel territorio comunitario sono vietate (all. 1 al DLgs 214/2005) ed è ritenuto opportuno, durante le ispezioni svolte per gli altri organismi da quarantena, segnalare la presenza di sintomi riconducibili a questi parassiti.

 
DITYLENCHUS DESTRUCTOR:
ANGUILLULOSI DELLA PATATA

Ditylenchus destructor è una specie di nematode riportata come pericolosa per la patata in aree con climi freschi ed umidi. Benché relativamente diffusa in tutto il mondo, questa specie non è ad oggi mai stata segnalata in Italia. Suoli contaminati e piante infette sono i mezzi più comuni per la diffusione di questo parassita. Le larve di D. destructor possono penetrare attraverso le lenticelle dei tuberi e moltiplicarsi rapidamente nel al loro intero. Questo parassita può svernare sottoforma di uova su differenti erbe infestanti.
I sintomi causati da questi nematodi sono prevalentemente presenti sui tuberi dove si manifestano con piccole macchie bianche e farinose sotto la buccia che tendono a scurirsi e ad infossarsi (Fig. 6A). Il tubero intero può poi imbrunire ed andare incontro a marciume secco (Fig. 6B).

 

Figura 6A                                      Figura 6B

Figura 6 – Sintomi di Ditylenchus destructor su tuberi di patata: in A affossamenti ed inscurimenti della buccia (da CSL, York, GB); in B marciume secco (da Laboratoire National de la Protection des Végétaux - LNPV, Le Rheu, FR)

Benché differenti trattamenti chimici ed agronomici si siano dimostrati efficaci nel contenimento di questo parassita, D. destructor è riportato tra gli organismi nocivi per i quali sono vietate l’introduzione e la diffusione se associati a tuberi di patata (all. 2 al DLgs 214/2005).


 
TOMATO SPOTTED WILT VIRUS:
AVVIZZIMENTO MACULATO DEL POMODORO
Il virus dell’avvizzimento maculato del pomodoro (Tomato Spotted Wilt Virus – TSWV) è in grado di infettare oltre 1000 specie vegetali differenti ed è particolarmente pericoloso per le solanacee ortive, tra le quali la patata. Uno degli insetti vettore di questo virus, il tripide Frankiniella occidentalis, introdotto in Europa una ventina d’anni fa, ha aggravato il rischio di diffusione di questa malattia, che risultava già alto con il commercio di piante infette.
I sintomi variano a seconda che l’infezione sia primaria, ossia trasmessa attraverso le punture di insetti durante la stagione vegetativa, o secondaria, derivante quindi da tuberi-seme già infetti. Nel primo caso la malattia si manifesta sulla parte apicale della pianta con imbrunimenti del lembo fogliare e anelli necrotici (Fig. 7A), e, sui tuberi, con deformazioni e presenza di anelli concentrici e necrotici interni visibili attraverso la buccia (Fig. 7B); nel secondo caso le piante, che possono morire prematuramente, hanno una crescita stentata e presentano foglie arrotolate, spesse, di color verde scuro e con anelli necrotici.

 

Figura 7A                                           Figura 7B

Figura 7 – Sintomi causati da Tomato Spotted Wilt Virus (TSWV) su patata: in A anelli necrotici sul lembo fogliare (da M.T. McGrath,Cornell University, NY); in B anelli concentrici visibili attraverso la buccia di un tubero (da Department of Primary Industries - DPI, Knoxfield, AU)

Non esistono mezzi curativi o prodotti chimici efficaci per la cura dei virus delle piante: l’unica lotta possibile è la prevenzione con l’eliminazione del materiale infetto. Il contenimento del vettore F. occidentalis è difficile poiché le larve e gli adulti vivono riparati all'interno dei petali, le ninfe sono nascoste nel terreno e le uova sono deposte nei tessuti vegetali. Poiché il TSWV è ritenuto un’avversità nociva dalla vigente legislazione fitosanitaria nazionale (all. 2 al DLgs 214/2005) gli ortaggi infetti da questo virus non possono circolare sul territorio nazionale e comunitario.

 
POTATO SPINDLE TUBER VIROID:
AGENTE DELL’AFFUSOLAMENTO DEI TUBERI DI PATATA

L’agente dell’affusolamento dei tuberi di patata (Potato spindle tuber viroid) è un viroide, organismo simile ad un virus, che può causare ingenti perdite di produzione nella coltivazione di patata in paesi a clima secco. Questo patogeno è facilmente trasmesso per via meccanica durante l’effettuazione delle normali operazioni colturali, sia attraverso gli strumenti di potatura infetti, sia per sfregamento meccanico tra pianta e pianta, sia per semplice trasmissione dalle mani contaminate alle piante. Questo patogeno può diffondersi a lunga distanza attraverso semi e piante infetti. Poiché PSTVd può moltiplicarsi anche su differenti solanacee ornamentali, quali Solanum jasminoides e Brugmansia spp., senza causare sintomi evidenti, il rischio della sua diffusione è elevato. La presenza di questo viroide è riportata in differenti paesi del mondo, ed in alcune regioni del nord e centro Europa. Benché in Italia questo viroide non sia mai stato segnalato su patata, l’individuazione di PSTVd su specie ornamentali nel Lazio e su pomodoro in Liguria ha destato particolare preoccupazione e ha indotto ad attuare misure di emergenza che comprendano un accurato monitoraggio a livello nazionale.

I sintomi sulla pianta variano dal nanismo al portamento assurgente del fogliame e ingiallimenti a seconda del ceppo di patogeno, dell’ambiente e della pianta ospite (Fig. 8A e 8B). I tuberi di piante infette sono solitamente di taglia ridotta, allungati, cilindrici e affusolati con occhi prominenti (Fig. 8C).

  

Figura 8A                                             Figura 8B                                  Figura 8C

Figura 8 – Sintomi causati da Potato spindle tuber viroid (PSTVd) su patata: in A pianta a destra con nanismo e ingiallimenti; in B ingiallimenti e portamento assurgente (pianta infetta al centro) (da R.P. Singh, CA, USA); in C, tubero sano ( a sinistra) e tuberi infetti e affusolati (a destra) (da PPS, Wageningen, NL)

A livello nazionale è in vigore un decreto (D.M. 28 gennaio 2008) che impone controlli ufficiali annuali e richiede determinati requisiti ed ispezioni per l’importazione di alcune solanacee ornamentali. Al fine di contenere questa malattia è importante utilizzare solo materiale di propagazione certificato, rispettare le regole di igiene basilari e non posizionare all’interno della stessa serra di produzione piante di solanacee ortive e piante di solanacee ornamentali.

 
POTATO STOLBUR PHYTOPLASMA:
AGENTE DELLO STOLBUR

Potato stolbur phytoplasma è un organismo simile ad un batterio, ma senza parete cellulare, che è in grado di infettare numerose specie di solanacee, tra le quali patata, pomodoro e melanzana. La diffusione di questo patogeno è principalmente dovuta ad insetti appartenenti ai generi Hyalestes e Macrosteles. Non sembrano invece rilevanti nella diffusione di questa malattia i tuberi-seme, all’interno dei quali il fitoplasma non è in grado di persistere. L’incidenza della malattia, che in campo può raggiungere anche l’85%, sembra avere un andamento ciclico ed è normalmente favorita da estati calde e secche. Questa malattia, prevalentemente diffusa in regioni dell’Europa centrale e meridionale, è segnalata anche in differenti regioni italiane.
 




Figura 9 - Figura 9 – Sintomi
di Potato stolbur phytoplasma
su patata: presenza di tuberi
aerei sullo stelo e ingiallimento
delle foglie (da Institut National
de la Recherche Agronomique -
INRA, Versailles, FR)

I sintomi possono essere assenti o difficilmente individuabili. L’ingiallimento delle porzioni apicali della pianta, l’arricciamento delle foglie, e la comparsa di tuberi e stoloni aerei in differenti porzioni dello stelo sono tra i sintomi più evidenti di questa malattia (Fig. 9).
A livello nazionale, è ritenuto opportuno svolgere il controllo della presenza di sintomi di questa malattia durante i monitoraggi svolti per altri patogeni da quarantena. Anche questo patogeno è infatti inserito nella lista di organismi per i quali è vietata l’introduzione se associati a vegetali di solanacee destinati alla piantagione (all. 2 DLgs 214/2005). L’impiego di materiale certificato sano e l’eliminazione dell’erba infestante, che può fungere da serbatoio di inoculo della malattia, sono tra le misure di controllo consigliate per il contenimento di questa malattia.










 

PIANO DI CONTROLLO DEL SERVIZIO FITOSANITARIO
REGIONALE IN VALLE D’AOSTA

Poiché in Valle d’Aosta non sono presenti coltivazioni di patate da seme e da industria, il piano regionale di controllo per gli organismi da quarantena è limitato al controllo della produzione di patate da consumo, dalla semina alla post-raccolta. Questo piano, che prevede il coinvolgimento di ispettori fitosanitari e di un laboratorio diagnostico specializzato, si articola in cinque azioni principali qui di seguito sintetizzate.
 

1 I primi controlli sono svolti durante la fase di commercializzazione dei tuberi-seme, nei mesi di Marzo e Aprile, presso i principali venditori all’ingrosso. Benché la normativa vigente preveda che ogni campione sia costituito da circa 200 tuberi asintomatici, la piccola realtà della filiera della patata in Valle d’Aosta impone che questo numero sia di molto inferiore e si attesti a circa 10-15 tuberi. Questi campioni sono poi sottoposti ad analisi batteriologiche di laboratorio per la ricerca di R. solanacearum e C. michiganensis ssp. sepedonicus. Durante queste indagini sono poi svolti anche controlli visivi per valutare l’eventuale presenza di sintomi riconducibili ai due precedenti patogeni e ad altri organismi da quarantena comprendenti S. endobioticum, Meloidogyne spp. e D. destructor. I tuberi sintomatici sono poi sottoposti ad approfondimenti diagnostici.


2 Una seconda serie di controlli è svolta durante la stagione vegetativa, nei mesi di Luglio e Agosto, tramite ispezioni dei campi (di dimensione maggiore) coltivati a patata per valutare i sintomi riconducibili a tutti gli organismi da quarantena descritti in questo articolo. Anche in questo caso le piante sintomatiche sono poi sottoposte a ulteriori analisi di laboratorio. Durante questa fase sono svolte saltuariamente analisi batteriologiche su campioni di acqua dei canali di scolo e di irrigazione dei campi per valutare la presenza di R. solanacearum.


3 Durante la fase di raccolta nelle aziende agricole e di post-raccolta nei magazzini di conferimento e lavorazione della patata, sono poi effettuati controlli sistematici a campione per la presenza di tuberi con sintomi riconducibili a C. michiganensis ssp. sepedonicus, a R. solanacearum e a PSTVd. Controlli visivi non sistematici sono poi previsti per gli altri patogeni da quarantena. I tuberi con sintomi sospetti sono sottoposti ad accertamenti diagnostici di laboratorio.


4 Da quest’anno, in virtù della Dir. 2007/33/CE, dopo la fase di raccolta saranno svolti controlli sistematici a campione per valutare la presenza e la concentrazione nel terreno dei nematodi cisticoli G. rostochiensis e G. pallida.


5 Presso i rivenditori di piante ornamentali devono essere svolti annualmente, secondo il D.M. 28 gennaio 2008, controlli a campione, tramite approfondite analisi di laboratorio, su foglie prelevate da solanacee ornamentali (in particolare Solanum jasminoides e Brugmansia spp.) per valutare la presenza di PSTVd.

 
In caso di individuazione di organismi da quarantena il Servizio fitosanitario regionale si impegnerà ad attuare le misure necessarie per il contenimento di questi organismi. Il Servizio fitosanitario regionale è tenuto altresì a trasmettere al Servizio fitosanitario nazionale, con scadenze definite, relazioni annuali riportanti i risultati dei suddetti controlli. Il Servizio fitosanitario nazionale a sua volta trasmetterà alla Commissione dell’Unione Europea i dati riguardanti il quadro nazionale. Benché questo articolato sistema di controllo rappresenti una garanzia per le nostre coltivazioni di patata nei confronti dei suddetti organismi da quarantena, un ruolo essenziale è rivestito dai produttori stessi che, in presenza di sintomi sospetti, sono tenuti ad avvertire tempestivamente l'Ufficio servizi fitosanitari dell'Assessorato Agricoltura e Risorse naturali (località Grande Charrière, 66, Saint-Christophe, tel. 0165 275405 o 0165 275401).



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI


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Mazzucchi U. (1995) – Avvizzimento batterico: pericolosa malattia per la patata in Italia. L’informatore agrario 31: 65 – 68.

Radtke W and Rieckmann W (1991) – Maladies et ravageurs de la pomme de terre. Eds. Th. Mann – Gelsenkirchen-Buer. 168 pp.
 
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