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19:15 - 23/11/2009 


(ANSA) - ROMA, 23 NOV - C'é chi dedica la vittoria all'"amico fraterno" boss mafioso appena arrestato e chi mette il lutto al braccio per onorare la morte di un pezzo di storia di 'Ndragheta; chi e' considerato dagli inquirenti "pienamente inserito" negli organici delle cosche e chi ha parenti con una fedina penale lunga pagine. Se l'arresto in campo di Giordano e di altri 10 calciatori di serie A per la vicenda del calcio scommesse, nel marzo del 1980, resta l'esempio più diretto del rapporto tra pallone e malaffare, è nelle serie minori che, spesso, quel rapporto diventa un vero e proprio legame.

L'arresto del presidente del Potenza e di altri elementi legati alla criminalità organizzata con l'accusa di associazione a delinquere è dunque soltanto l'ultimo di una serie di episodi avvenuti negli anni. L'ultimo risale a una decina di giorni fa, quando i calciatori del San Luca - il paese della faida tra le 'ndrine Pelle-Vottari e Nitta-Strangio culminato nella strage di Duisburg - sono scesi in campo con il lutto al braccio nell'incontro di prima categoria con il Bianco. Motivo? Uno dei giocatori era imparentato con di Antonio Pelle, detto "Gambazza", morto quattro giorni prima e nome storico della 'Ndrangheta. Una decisione presa all'insaputa del presidente della società, il parroco del paese, Don Pino Strangio, costato un provvedimento di Daspo al vice presidente, l'unico presente allo stadio durante la partita.

Una scena che in Calabria avevano già visto, due volte: nel 1997, quando fu osservato un minuto di raccoglimento in occasione dell'incontro Locri-Sciacca per la morte di Cosimo Cordì, presunto boss ucciso in un agguato e zio di due calciatori, e nel 2004, con i giocatori che prima di Strongoli-Isola Capo Rizzuto dedicarono il minuto di silenzio a Carmine Arena, ritenuto dagli investigatori altro membro di spicco della 'Ndrangheta.

Nei legami tra calcio e criminalita' organizzata la Sicilia non fa eccezione. Il presidente - ormai ex - dell'Akragas, Giocchino Sferrazza, ha dedicato la vittoria che la sua squadra ha ottenuto il 27 settembre scorso, battendo per 5-0 lo Sporting Arenella nel campionato di Eccellenza, a Nicola Ribisi, presunto boss di Palma di Montichiaro, arrestato 10 giorni prima dalla polizia. "Io non entro nel merito se sia colpevole o innocente

- disse stizzito ai giornalisti prima di imporre silenzio stampa
a squadra e allenatore - fino a quando non ci sarà una condanna. Per me Nicola resta un amico fraterno. E poi la dedica mi è stata chiesta da tutta la società, giocatori e tecnici". Per non esser da meno, anche l'altra squadra della città, l'Agrigentina, ha avuto la sua ribalta: al presidente Giuseppe Motisi il questore ha vietato l'uso dello stadio per i suoi stretti rapporti di parentela con "mafiosi di rango". Tra questi lo storico boss di Cosa Nostra Cesare Lombardozzi (é lo zio), che sta scontando la terza condanna per mafia.

Anche Michele Aiello, l'imprenditore fondatore e patron della clinica Santa Teresa a Bagheria, arrestato nel novembre 2003 per associazione mafiosa, era stato presidente della squadra locale di calcio. La clinica, sostiene la procura di Palermo, "sarebbe stata utilizzata come paravento per mascherare l'esistenza di un ampio contesto associativo nel quale Aiello è pienamente inserito". (ANSA).




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