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Nouvelle
(NOTIZIARIO ENERGIA VALLE D'AOSTA)
11:24 - 22/05/2012

(ANSA) - AOSTA, 22 MAG - ''Si' alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, no alla costruzione di nuove case''. E' il concetto espresso da Carlo Ratti, architetto di fama mondiale e professore al Mit di Boston (Usa), ospite lo scorso 28 aprile al VdA Palaexpo di Pollein nell'ambito di Rigenergia 2012, la manifestazione dedicata alle energie rinnovabili organizzata dall'Assessorato delle attivita' produttive, dalla Camera di Commercio della Valle d'Aosta in collaborazione con COA Finaosta e Autoporto Spa.
''Se la popolazione non cresce e gli standard abitativi non cambiano, perche' costruire nuove case?''. Questo e' stato l'interrogativo che Ratti, alla presenza, tra gli altri, dell'assessore regionale alle Attivita' produttive Ennio Pastoret e del presidente della Chambre valdotaine Nicola Rosset ha posto al pubblico. ''In un periodo di crisi - ha sottolineato l'architetto - la superficie delle abitazioni tende a ridursi. Espandere le citta' e' l'errore piu' grave che si possa fare: significa svuotare gli spazi che gia' ci sono e condurli alla rovina''.
Nel Bel Paese si tratta di un concetto ancora poco diffuso, secondo il guru delle 'citta' intelligenti': ''Spesso mi capita di parlare con sindaci di grandi citta' italiane: sono fermi alla logica di 20 anni fa, all'epoca del boom, quando i centri urbani dovevano crescere per la continua migrazione di persone''. Si' alla riqualificazione, no allo sfruttamento del ''greenfield'' dunque, perche' ''e' finita l'epoca delle nuove costruzioni''. Ma contemporaneamente deve iniziare l'era del ''brownfield'', che ''per imprese e progettisti, soprattutto in questa fase, e' una grande opportunita'''.
''Ripensare il vecchio, risistemarlo, modellandolo e plasmandolo'': e' la via che un po' ovunque nel mondo stanno imboccando le amministrazioni piu' coscienziose, ha raccontato il quarantunenne torinese, fondatore del Senseable city laboratory a Cambridge, dove coordina una trentina di ricercatori di fama impegnati a sviluppare tecnologie digitali per una migliore fruizione delle citta'. Dall'America all'Europa, ''si sta iniziando a capire che le nuove costruzioni non fanno altro che impoverire i vecchi quartieri''. E a interessarsi alla riconversione del ''brownfield'' sono direttamente i vertici delle istituzioni: ''In Messico il presidente Calderon ci ha commissionato uno studio per la riconversione di intere sezioni urbane semi-abbandonate proprio a causa della costruzione di nuove case''. Lo sfruttamento massiccio del ''greenfield'' e' ormai sempre piu' raro: ''Soltanto in paesi in forte espansione economica come la Cina il fenomeno e' ancora forte, proprio per la necessita' di garantire nuove abitazioni in un contesto urbano''. (ANSA).
