6 - 2010

FAUNA

Dario VALLET, Barbara MONTERUBBIANO
e Nicole VESAN
Ufficio Territoriale CITES Corpo forestale della Valle d’Aosta
Ufficio per la Fauna Selvatica

• LE TARTARUGHE DALLE ORECCHIE ROSSE E DALLE ORECCHIE GIALLE

LE TARTARUGHE PALUSTRI:
LA TRACHEMYS SCRIPTA ELEGANS
E LA TRACHEMYS SCRIPTA SCRIPTA

CARATTERISTICHE DELLE SPECIE

Queste deliziose tartarughe d’acqua dolce appartengono al genere Trachemys. Una sottospecie si chiama Trachemys scripta elegans: denominata tartaruga dalle orecchie rosse a causa delle macchie di colore rosso poste sulle membrane timpaniche. Peculiarità che la differenzia dall’altra sottospecie di tartaruga d’acqua dolce, la Trachemys scripta scripta, la quale presenta invece una colorazione delle macchie timpaniche di colore giallo (tartaruga dalle orecchie gialle).
 




Carapace di un esemplare di
Trachemys scripta elegans
Fonte: Corpo forestale della Valle d’Aosta

Le Trachemys scripta sono originarie del centro e del sud degli Stati Uniti, in particolare della valle del Mississippi e dei suoi affluenti (Alabama, Oklahoma, Arkansas, Kansas, Tennessee e Missouri). Questi rettili occupano un’ampia varietà di habitat, dai piccoli stagni ai fiumi. Sono specie diurne e prediligono acque calme con fondale melmoso, ricche di piante acquatiche. Sebbene siano delle abilissime nuotatrici le Trachemys trascorrono molto tempo ad esporsi al sole: l’esposizione avviene su rocce o tronchi semisommersi. Questo tipo di comportamento, tipico dei rettili, ha la funzione di termoregolazione. ossia del raggiungimento di una temperatura corporea ottimale.

Le dimensioni degli animali adulti variano in funzione del sesso. Il carapace degli individui di sesso maschile, nella Trachemys s. scripta può raggiungere la dimensione massima di 13 cm, nella T. s. elegans raggiunge maggiori dimensioni (fino a 21 cm). In entrambe le sottospecie le femmine arrivano a misurare anche 28 cm. Le due sottospecie presentano colori del carapace differenti. La T. s. elegans presenta una colorazione marrone chiara e su ogni singolo scuto si possono notare delle striature giallo/verdastre che tendono a scurire con l’età. La T. s. scripta presenta invece un carapace di colore verde acceso da giovane, colorazione che tende a scurire con l’età fino anche diventare totalmente nera. Segno peculiare di questa sottospecie, oltre ad avere una colorazione delle membrane timpaniche gialla, è dato dal fatto di avere delle striature giallastre sulla pelle.

 
ALLEVAMENTO IN CATTIVITA’

Questi rettili possono vivere molto a lungo, anche 30 anni! L’allevamento in cattività risulta essere quindi molto impegnativo e non solo a causa della longevità della specie. La Trachemys, se da piccola non crea grossi problemi gestionali (fino a 10 cm di lunghezza del carapace è sufficiente utilizzare un acquario di dimensioni di 60cmx30cmx30cm), crescendo necessita di un acquaterrario proporzionalmente più ampio (dimensioni necessarie per un esemplare: 100cmx50cmx50cm; dimensioni per 2 esemplari: 120cmx60cmx60cm) fornito di zona emersa. La profondità dell’acqua per le neonate tartarughe si aggira intorno ai 5 cm, mentre per gli esemplari adulti dovrebbe essere pari alla lunghezza del carapace.




Carapace di un esemplare di
Trachemys scripta scripta
Fonte: Corpo forestale della Valle d’Aosta
 

Per una corretta gestione di questi animali bisogna munire l’acquaterrario di un termoriscaldatore per l’acqua e di una lampada riscaldante a raggi ultravioletti (UVB), elemento quest’ultimo di fondamentale importanza: queste tartarughe necessitano di una temperatura che va dai 25° C ai 30° C in corrispondenza della zona asciutta, così da creare un punto in cui possano riscaldarsi come se si esponessero al sole. Bisogna, inoltre, evitarne qualsiasi schermatura (anche solo con un vetro trasparente!) perché renderebbe tale accorgimento del tutto inutile in quanto arresterebbe i raggi ultravioletti necessari per permettere a questi animali di fissare la vitamina D3. Nel caso in cui si decidesse di porre l’acquaterrario vicino ad una finestra bisognerebbe prestare molta attenzione ad evitare il surriscaldamento degli animali, evento che potrebbe causarne anche la morte!
L’alimentazione in cattività di queste tartarughe palustri non crea particolari problemi in quanto esistono in commercio alimenti già pronti. Bisogna solo tenere in considerazione due fondamentali accorgimenti. Prima accortezza sta nel fornire una varietà, la più ampia possibile, di alimenti (pesciolini, lumache, lombrichi, gamberetti, verdure). Il mangime costituito da soli gamberetti essiccati può sviluppare gravi carenze vitaminiche. Altro aspetto da tenere in considerazione è legato all’igiene delle acque dove queste si alimentano. A tal fine è meglio evitare di fornire loro mangimi troppo grassi ed oleosi o somministrare dosi eccessive di cibo in quanto potrebbero causare un intasamento dei filtri, con una conseguente degradazione della qualità dell’acqua.
 
 
Particolare della testa della Trachemys scripta scripta
Fonte: Corpo forestale della Valle d’Aosta
 

Un elemento poco conosciuto ma importantissimo per una manipolazione corretta delle Trachemys è che possono essere portatrici di malattie trasmissibili all’uomo, in particolare la Salmonellosi. Spesso questi rettili risultano infetti ed ospitano le Salmonelle nel loro intestino, senza che ciò comporti loro alcun disturbo (per questo definiti "portatori sani"), eliminano poi le Salmonelle con le feci riuscendo in tal modo ad infettare chi ne viene in contatto. Per un adulto sano le possibilità di ammalarsi sono molto scarse in quanto il suo sistema immunitario le tiene facilmente sotto controllo. Ciò non vale però per gli individui molto giovani (i neonati ed i bambini fino a 5 anni) oppure per le persone anziane il cui sistema immunitario è compromesso, per i quali il rischio è maggiore. Tali categorie di persone dovrebbero quindi evitare ogni contatto, diretto o indiretto, con qualunque tipo di rettile!

 
INQUINAMENTO BIOLOGIGO CAUSATO DALLE TRACHEMYS

Come spiegato in precedenza i problemi sorgono nel momento in cui questi animali raggiungono dimensioni tali per cui è necessario attrezzarsi in maniera adeguata!
A questo punto, per i detentori risulta spesso più facile, veloce ed economico liberarsi di un tale “ingombro” abbandonando le tartarughe in laghetti, fiumi, canali ed anche fontane.

L’immissione in acque superficiali dei suddetti soggetti, a livello nazionale, sta provocando l’estinzione della tartaruga palustre europea, l’Emys orbicularis. Avendo quest’ultima un temperamento più remissivo e timido delle tartarughe americane, parte svantaggiata nella lotta sia per il cibo sia per il territorio (anche l’Emys necessita di zone emerse per il suo riscaldamento).
Per quanto riguarda la Valle d’Aosta, la presenza di queste tartarughe nei suoi laghi sta portando al depauperamento biologico degli stessi. Infatti, la Trachemys reca danni considerevoli ad anfibi, piccoli rettili e ad alcune piante acquatiche riducendone la densità, a scapito della biodiversità propria di questi piccoli ambienti. Non va inoltre dimenticato che, mentre al di fuori della nostra regione questi animali riescono a sopravvivere al periodo invernale, in Valle d’Aosta esistono pochi ambienti, con microclimi particolari (da tutelare quindi in maniera più rigorosa!), dove queste tartarughe riescono a passare indenni l’inverno, negli altri casi questi animali vanno incontro a morte per congelamento nel corso dei mesi più rigidi.
 
 
Trachemys scripta elegans in acqua
Fonte: Corpo forestale della Valle d’Aosta
 

Da alcuni anni è stata vietata l’importazione di esemplari di Trachemys s. elegans (tartaruga dalle orecchie rosse) a livello comunitario con l’inserimento di questa specie negli allegati di protezione della Convenzione di Washington (n.d.r. CITES). Il problema però non è stato risolto: la Trachemys s. scripta (tartaruga dalle orecchie gialle) che, a livello ecologico, è del tutto identica alla T. s. elegans, viene importata regolarmente e senza alcuna restrizione.
 
 
Trachemys catturata dal personale del Corpo forestale
Fonte: Corpo forestale della Valle d’Aosta
 

A causa di tutti i motivi sopraindicati, nei mesi di agosto e settembre 2010, il personale del Corpo forestale della Valle d’Aosta - Ufficio CITES -, unitamente al personale dell’Ufficio per la Fauna Selvatica, a seguito di segnalazione della presenza di alcuni esemplari di Trachemys in un laghetto, dopo avere verificato che, la presenza degli stessi in quel particolare ambito, avrebbe causato un danno biologico irreversibile alla fauna e alla flora protetta presente, al fine di evitare una morte certa degli esemplari abbandonati, causata dai rigori dei mesi invernali, ha proceduto alla cattura e al trasferimento degli esemplari presso una struttura autorizzata e attrezzata per la loro corretta gestione.
 
 
Operazione di classificazione tassonomica della Trachemys catturata
Fonte: Corpo forestale della Valle d’Aosta
 

Considerato l’elevato numero di esemplari abbandonati in tutta Italia le strutture suindicate non sempre sono disponibili ad accogliere altri esemplari. Dopo le operazioni di cattura e trasferimento, il personale del Corpo forestale ha provveduto ad effettuare le relative indagini, al fine di risalire ai responsabili dell’abbandono, previsto come reato dal Codice Penale e punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 €. Al fine di arginare il fenomeno dell’abbandono il Corpo forestale intensificherà i controlli presso i privati detentori di Trachemys, per verificarne la legale detenzione e la corretta gestione.

 
CONSIGLI

Il consiglio che si può dare nel caso in cui si decida di comprare una Trachemys, è quello di essere ben consci del fatto che questo animale necessiterà di particolari e prolungate “attenzioni” (acquistatela solo se siete disposti ad occuparvene per parecchi anni, a crearle un habitat idoneo, ad alimentarla e curarla in maniera adeguata). Nel caso in cui siate già in possesso di un esemplare di questa specie e non riusciate più a gestirlo in maniera corretta, NON ABBANDONATELO in un laghetto, oltre alla possibilità che possa morire a causa dei rigori del freddo e che possa causare un vero disastro ambientale, incorrereste in una sanzione penale.




Confronto tra una neonata tartaruga e l’esemplare adulto
Fonte: Campagna contro l’abbandono delle tartarughe a cura
di AAE Associazione Animali Esotici ONLUS
(in collaborazione con l'Ufficio Diritti Animali del comune di Milano)











Infine, considerato che la normativa nazionale di riferimento prevede per le tartarughe di terra l’obbligo di dotarle di microchip, si segnala che tale obbligo verrà probabilmente applicato anche alle Trachemys.
 
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