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Il proprietario, Caius Avillius Caimus esponente di una facoltosa gens di imprenditori (gli Avilli) ormai ben insediatasi anche nel nord-ovest della Cisalpina, possedeva tutti i requisiti sociali ed economici per ambire alla gestione delle locali cave di marmo e per investire in un’attività estrattiva che sicuramente gli avrebbe dato visibilità e guadagno nell’ambito della giovane colonia di Augusta Prætoria.

Il ponte-acquedotto è suddiviso in due livelli: quello superiore (lo specus), originariamente impermeabilizzato da un’apposita malta idraulica, consentiva il passaggio dell’acqua e quello inferiore, aerato ed illuminato, permetteva il transito di uomini e animali.
Molto rari gli esempi noti di acquedotti privati che non siano collegati ad una villa o ad un possedimento terriero; il ponte-acquedotto di Pont-d’Ael, infatti, si evidenzia proprio in quanto attinente ad un utilizzo dell’acqua per scopi “industriali”, adducendo quella necessaria all’estrazione e alla lavorazione del marmo bardiglio le cui cave sono state individuate più a valle, in località Pesse del comune di Aymavilles. Questo tipo di marmo presenta un colore che va dal grigio-azzurro al grigio-perla venato e non è difficile riconoscerlo in gran parte dei monumenti pubblici e privati di Aosta romana.

 

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