Il restauro: gli apparati decorativi

Al conte Vittorio Cacherano Osasco della Rocca-Challant, ultimo discendente diretto della nobile famiglia Challant, spetta nel secondo quarto del XIX secolo, l’avvio di una grande campagna decorativa all’interno del castello.

Grazie alle indagini stratigrafiche eseguite su tutti gli elevati, si è potuta verificare la presenza e l’estensione di tale decorazione in numerose sale della dimora. Gli interventi di restauro condotti sugli intonaci hanno potuto recuperare la pregevole fase decorativa, che si era perduta nel tempo al di sotto di pesanti strati di tinteggiature o di variopinte carte da parati, dovute ai successivi avvicendamenti nella proprietà del castello. È stato possibile recuperare la vivacità cromatica e la ricchezza dei soggetti che ornavano le sale nell’Ottocento, eliminando meccanicamente le tappezzerie e le tinteggiature con l’utilizzo di bisturi, raschietti e spugne abrasive.

Molto utile si è rivelato l’impiego del vapore acqueo per l’asportazione delle carte da parati e dei residui di materiale organico. Per ammorbidire i materiali da rimuovere è stato utilizzato il gel di Agarosio, polimero polisaccaride estratto dall’alga Agar Agar, che consente di mantenere bagnata la superficie controllando la penetrazione dell’acqua.

Molte campiture di colore emerse dopo la pulitura risultavano fortemente decoese e lacunose. La stesura della colla d’amido per l’applicazione delle carte da parti, le successive ritinteggiature soprammesse direttamente sulle decorazioni ne hanno compromesso gravemente la leggibilità e la stabilità.

Fortunatamente le tracce rimaste, anche se non consequenziali, hanno permesso ai restauratori di ricostruire le decorazioni all’interno delle singole stanze.

Dopo aver eseguito l’intervento di consolidamento atto a fissare le zone più fragili degli intonaci alla sottostante struttura muraria, le grandi fessurazioni e le lacune sono state colmate con malta di calce e polvere di marmo finemente setacciata, per ricreare la superficie liscia e compatta del “marmorino” settecentesco.

Tutte le superfici dipinte sono state accuratamente consolidate. Successivamente, è stato eseguito il particolareggiato e minuzioso lavoro di reintegrazione pittorica utilizzando colori ad acquarello, stemperati in acqua di calce, sulle vivaci policromie. Le abrasioni che presentavano tracce di colore e le lacune sono state velate a tono. Le lacune reintegrabili, quali i fregi a figure geometriche, architettoniche e floreali sono stati ripristinati, conferendo continuità alle fasce decorative, alle campiture, alle pareti e ai soffitti monocromi.

Sono stati, inoltre, realizzati i rosoni mancanti al centro volta di due stanze, tenendo conto delle tracce esistenti, prendendo talvolta esempio da quelli degli altri ambienti.

Mano a mano, il lungo e paziente lavoro di ricucitura cromatica delle mancanze ha fatto emergere nuovi particolari e raffinate finiture.

Anche i serramenti, a seguito dell’intervento di pulitura, sono risultati vivacemente colorati. La loro decorazione ottocentesca è stata recuperata grazie ad un’attenta asportazione delle verniciature, utilizzando solventi organici supportati da gel di Agarosio. Sugli scuri e sulle porte finestre sono stati recuperati i velari ottocenteschi.

Sulle porte interne del primo piano sono stati messi in luce personaggi, animali e paesaggi, oltre a raffigurazioni di castelli. È stato possibile reintegrare le lacune della serie dei castelli valdostani e piemontesi grazie alle stampe. 

Castelli



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