|
INDICE
|
Arcobaleno fotografato dalla prima cascata del Rutor il 25 luglio 2009. |
Il bollettino meteo è elaborato dall’Ufficio Meteorologico del Centro Funzionale, sito in Aosta. Il bollettino viene emesso tutti i giorni, festivi inclusi, generalmente tra le ore 10 e le ore 11. Va tuttavia sottolineato come l’ora di emissione sia variabile in funzione della complessità della situazione meteorologica e di eventuali problemi nel flusso dei dati a disposizione.
L’ultima versione del bollettino, che presenta solo lievi differenze rispetto a quella operativa dal gennaio 2006, inizia con una tabella con indicate le temperature minime e le precipitazioni osservate nelle ultime ore nelle principali località della Valle d'Aosta. Vi è quindi una descrizione generale della situazione, seguita da una dettagliata previsione per tre giorni, a partire dal giorno d’emissione, per il territorio regionale. In particolare, sono indicate nuvolosità ed eventuali precipitazioni, venti, temperature, pressione, nonché, per i primi due giorni, eventuali “Segnalazioni” relative a situazioni meteo particolari.
Si fornisce poi una linea di tendenza per il periodo successivo, necessariamente molto generale, in quanto l’attendibilità di una previsione oltre le 72 ore cala notevolmente.
|
|
|
Si fa notare come una buona previsione dipenda non solo dalle capacità e dall’esperienza del previsore, ma anche dalla qualità dei dati a disposizione, ed in particolare dei modelli matematici che simulano l’evoluzione dell’atmosfera. Essendo quest’ultima un sistema caotico, talvolta può capitare che l’output dei modelli sia impreciso, pregiudicando quindi la corretta previsione.
Segnaliamo inoltre che è in corso una collaborazione con il Centro Dipartimentale di Météo France dell’Alta Savoia (Chamonix), in base alla quale avviene un reciproco scambio di informazioni sulle condizioni meteo nei due versanti della catena del Monte Bianco.
Il bollettino è visibile su Internet (www.regione.vda.it/territorio/centrofunzionale/meteo/default_i.asp), dove si possono trovare anche le versioni in lingua francese ed inglese, uguali alla versione in italiano, tranne che per la descrizione della situazione generale; dalla pagina sopra indicata è anche possibile iscriversi al servizio newsletter (gratuito) per ricevere quotidianamente il bollettino in formato pdf o testo nella propria casella di posta elettronica. Le nostre previsioni sono inoltre pubblicate sul Televideo regionale alla pagina 512 di RAI 3, ed ascoltabili sul risponditore telefonico al numero 0165 272333. Su internet, il bollettino in italiano può essere eventualmente aggiornato nel corso della giornata qualora la situazione evolvesse in maniera diversa da quella prevista. Le previsioni vengono inoltre trasmesse da Radio Reporter, Top Italia Radio, Radio Proposta in Blu, Radio Monte Rosa e Radio Club nel corso della trasmissione “Radiotraffic” in onda tutti i giorni tra le 11.45 e le 12.15, e dal marzo 2010 anche nel corso di “Buongiorno Regione”, trasmissione in onda su RAI 3 Valle d’Aosta dalle 7.30 alle 8 del mattino dal lunedì al venerdì da settembre a giugno.
L’Ufficio Meteo è stato in passato coinvolto in due progetti europei nell’ambito del programma “Spazio Alpino”: FORALPS (www.foralps.net) e METEORISK (www.meteorisk.info). In particolare, in quest’ultimo sito, viene tuttora quotidianamente evidenziato tramite cartine colorate il livello di “rischio” legato ad eventi meteorologici per oggi ed i prossimi giorni per ogni regione alpina.
Ricordiamo infine che l’Ufficio Meteo emette altri prodotti, aventi finalità specifiche. Si tratta del Bollettino di vigilanza, destinato a vari enti ma studiato appositamente per l’Ufficio Effetti al Suolo del Centro Funzionale regionale e finalizzato principalmente alla gestione delle allerte idro-geologiche, il quale può contenere l’Avviso meteo per forti piogge o per rovesci o temporali forti e diffusi, dell’Avviso ondate di calore, destinato all’AUSL, e nel semestre invernale di un bollettino apposito per l’Ufficio Neve e Valanghe. Inoltre, in seguito al passaggio della competenza dal Dipartimento Protezione Civile alla regione avvenuto nel settembre 2009, qualora le condizioni lo richiedano, spetta all’Ufficio Meteo l’emissione dell’Avviso meteo per nevicate abbondanti, per forte freddo e per vento forte.
I dati meteo su cui si basa la previsione, oltre a quelli reperibili sul Web, sono forniti da Météo France International tramite il sistema di ricezione e visualizzazione “Synergie”: si tratta di mappe di modelli, immagini satellitari “Meteosat Second Generation”, mosaico radar, radiosondaggi, osservazioni della rete GTS e della rete francese e altro ancora. Le mappe dei modelli del Centro Europeo (comprese le EPS) e del COSMO i / LAMI sono visualizzate a partire dai dati disponibili sulla piattaforma ftp Meteora. Sono inoltre a disposizione la piattaforma “Prometeo” fornita dal Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, contenente anch’essa una svariata mole di dati meteo, ed il sistema RealSirf del CESI, per la visualizzazione in tempo reale delle fulminazioni su nord-ovest d’Italia e regioni limitrofe di Francia e Svizzera.
Per quanto riguarda i dati osservati sul territorio regionale, il nostro ufficio dispone delle reti di rilevamento del Centro Funzionale e dell’ARPA Valle d’Aosta, per un totale di quasi un centinaio di stazioni localizzate fra i 314 m di Donnas e i 3460 m di Punta Helbronner che forniscono dati orari in tempo reale. Inoltre, sono a disposizione anche i dati di altre stazioni presenti sul territorio. Ai dati ricevuti dalle stazioni vanno aggiunte le informazioni fornite dalle webcam sparse su tutto il territorio regionale: oltre a quelle visibili alla pagina www.regione.vda.it/turismo/meteo_webcam/webcam_i.asp, l’Ufficio Meteo dispone di alcune webcam posizionate in località ritenute particolarmente utili ai fini della previsione o del monitoraggio degli eventi: alcune di queste sono fornite dalla ditta Meteoeye, le quali – oltre a trasmettere immagini ad alta definizione – forniscono anche i dati istantanei di temperatura.
I dati orari di una trentina di stazioni meteo sono visibili in tempo reale sul sito alla pagina www.regione.vda.it/territorio/centrofunzionale/meteo/cartinemeteo_i.asp. Precisiamo che si tratta di dati non validati e riferiti all’ora solare. Per una ventina di località sono anche scaricabili i dati medi giornalieri a partire dal primo giorno del mese precedente. Inoltre, nella pagina www.regione.vda.it/territorio/centrofunzionale/rischioidrogeologico/bollettinodettaglio/default_i.asp si possono consultare i bollettini di dettaglio con i dati in tempo reale di precipitazione, temperatura e livelli idrometrici relativi a tutte le stazioni del Centro Funzionale: si tratta di documenti aggiornati in automatico ogni ora senza valutazioni aggiuntive da parte degli operatori, pertanto non validati.
elaborazione
del bollettino meteo
Il processo che porta alla formulazione del bollettino meteo consiste sinteticamente nei seguenti passaggi:
Accurata analisi della situazione sinottica, sia al suolo che in quota, e della situazione sul territorio regionale, con particolare riferimento ai fenomeni avvenuti nelle ultime 24 ore, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione già elencati in precedenza: carte di analisi, osservazioni, immagini satellitari, radar, fulminazioni, radiosondaggi, …;
Analisi dei parametri meteorologici previsti dai modelli matematici: nella sezione successiva sono brevemente descritti i modelli più utilizzati;
Valutazione soggettiva da parte dei previsori dei campi previsti dai modelli e loro affidabilità nell’ultimo periodo, con particolare riferimento agli effetti sul territorio valdostano, basata su esperienza e conoscenza del territorio;
Produzione e diffusione dei bollettini.
breve nota
sui modelli numerici
GCM (General Circulation Models): modelli matematici che simulano l’evoluzione dell’atmosfera su tutto il globo terrestre, aventi una risoluzione generalmente di qualche decina di chilometri;
LAM (Limited Area Models): modelli matematici aventi una risoluzione più elevata rispetto ai GCM (fino a pochi chilometri) e che simulano l’evoluzione dell’atmosfera su una porzione limitata di territorio (di solito nazioni o parte di continenti), basandosi su condizioni iniziali ed al contorno fornite dai GCM. Grazie anche alla migliore rappresentazione dell’orografia, consentono di prevedere meglio lo sviluppo dei fenomeni su scala locale, specialmente in territori ad orografia complessa. I LAM a loro volta si suddividono in modelli idrostatici (trascurano le accelerazioni verticali dell’atmosfera e quindi devono ricorrere a schemi di parametrizzazione per descrivere i fenomeni convettivi quali i temporali) e in modelli non idrostatici (trattano invece la convezione in maniera esplicita): i primi possono spingersi fino al massimo a circa 6 km di risoluzione orizzontale, mentre i secondi, di sviluppo più recente, possono raggiungere anche i 2 km e quindi potenzialmente fornire previsioni più precise;
EPS (Ensemble Prediction System): facendo girare lo stesso modello più volte – ad una risoluzione più bassa rispetto alla corsa operativa ed alterando leggermente ogni volta in maniera diversa le condizioni iniziali – si ottiene una previsione probabilistica, utile per valutare l’evoluzione atmosferica in particolare a medio/lungo termine; nel caso del modello del Centro Europeo, per ottenere gli EPS vengono effettuate 50 corse;
ECMWF: GCM sviluppato presso l’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (Reading, UK), l’attuale ultima versione T1279 è considerata il modello globale di riferimento per il Sistema Nazionale dei Centri Funzionali di Protezione Civile;
ARPEGE: GCM sviluppato presso Météo France;
GFS: GCM sviluppato presso il NCEP (National Centers for Environmental Prediction, USA);
COSMO i: LAM (“Lokal-Modell”) non idrostatico sviluppato da COSMO (Consortium for Small-scale Modeling) e gestito sui sistemi di calcolo del CINECA; è innestato nel modello globale dell’ECMWF e nella versione a 7 km di risoluzione (LAMI) è considerato il sistema previsionale di riferimento per il Sistema Nazionale dei Centri Funzionali di Protezione Civile;
BOLAM: LAM idrostatico innestato nel modello globale dell’ECMWF, disponibile grazie alla collaborazione tra l’ISAC (Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR di Bologna), il DIFI (Dipartimento di Fisica dell’Università di Genova) e il Centro Funzionale Meteo-Idrologico di Protezione Civile della Regione Liguria (ARPAL CFMI-PC); presso il DIFI è operativa anche la versione del BOLAM basata su condizioni iniziali e al contorno fornite dal GFS;
MOLOCH: LAM non idrostatico, disponibile grazie alla collaborazione tra ISAC e ARPAL CFMI-PC, le cui condizioni iniziali e al contorno sono fornite dal BOLAM 6.5;
ALADIN: LAM idrostatico sviluppato presso Météo France e innestato nel modello globale ARPEGE;
WRF-NMM: LAM sviluppato presso NCEP, utilizzato nelle versioni operative presso il LaMMA di Firenze (idrostatico a 12 e 7 km di risoluzione, e non idrostatico a 4 km di risoluzione), con condizioni iniziali e al contorno fornite dal modello globale ECMWF e dal GFS.
L’elaborazione del bollettino meteorologico è portata a termine da meteorologi previsori che si alternano secondo una turnazione.
I termini utilizzati nella stesura del bollettino sono molti, alcuni strettamente meteorologici ed altri più generici. Questo breve glossario è stato concepito proprio al fine di migliorare la comprensione dei termini usati - e di conseguenza dei contenuti - del bollettino.
Premettiamo che con “previsione a breve termine” si intende una previsione che arriva a 72 ore – la quale costituisce l’oggetto principale del nostro bollettino - mentre la “previsione a medio termine” va da 3 giorni a una settimana, ed è quella riportata brevemente nella tendenza successiva. Le “previsioni a lungo termine” si spingono invece fino a 15 giorni, ma con un grado di attendibilità molto basso e non sono pertanto considerate nel nostro bollettino.
Sottolineiamo inoltre che quando in meteorologia si considerano i movimenti orizzontali dell’aria si parla di “avvezione”, mentre quando si considerano i movimenti verticali si parla di “convezione”.
Per quel che riguarda le definizioni ufficiali dei termini meteorologici, si rimanda allo “International meteorological vocabulary (WMO, 1992)”.
Nuvolosità
Quelle che seguono sono terminologie relative sia alla copertura nuvolosa che ad alcuni tipi di nubi: sono spesso usate in meteorologia, ed è possibile incontrarle anche nel nostro bollettino.
Irregolarmente (o parzialmente) nuvoloso: indica una copertura nuvolosa irregolare, ad esempio con cumuli lungo i rilievi ed ampi spazi di sereno altrove, e in ogni caso inferiore al 50%;
Variabile: è un termine che si cerca di evitare, ma al quale talvolta è necessario ricorrere per riferirsi a condizioni meteorologiche molto mutevoli, quando momenti soleggiati possono, in breve tempo e ripetutamente, alternarsi a condizioni di cielo molto nuvoloso o coperto.
Nota: quando il cielo si mantiene tutto il giorno per circa la metà coperto da nubi e per circa la metà sereno, la giornata va correttamente archiviata come caratterizzata da tempo “nuvoloso” (vedi tabella sotto), e non “variabile”!
Nubi stratificate: nubi estese e con limitato sviluppo verticale, devono la loro formazione ad un sollevamento graduale dell’aria;
Nubi cumuliformi: tipiche della stagione estiva, si formano in seguito ad un innalzamento più o meno brusco dell’aria, quindi con velocità ascensionali abbastanza pronunciate;
Cumuli: nubi che sulle Alpi sono tipiche della stagione calda, tendono a formarsi specialmente sui rilievi. Nella nostra regione sono più frequenti nel settore sud-orientale, più esposto alle correnti calde ed umide provenienti dalla Pianura Padana. A meno che non evolvano in cumulonembi, sono innocue ed anche chiamate “nubi del bel tempo”, in quanto spesso si formano al pomeriggio nelle belle e calde giornate estive in condizioni anticicloniche, per poi dissiparsi dopo il tramonto;
Cumulonembi (nubi a forte sviluppo verticale): nubi tipiche dei temporali. Fenomeno tipicamente estivo, possono raggiungere e superare i 10000 m di quota, e danno quasi sempre origine a violente piogge e rovesci, talvolta anche a grandine e colpi di vento, ma il loro ciclo vitale è generalmente breve (30 minuti – 1 ora);
Nubi orografiche: s’intendono quelle nuvole che devono la loro forma e la loro stessa esistenza alla presenza dei rilievi. Tipici esempi di nubi orografiche in Valle d’Aosta sono gli altocumuli lenticolari, spesso visibili sulle cime più alte (Monte Bianco, Grand Combin) quando il tempo tende a cambiare - questo tipo di nuvola è conosciuta anche come “pesce” - ma talvolta presenti anche sulla medio-bassa valle, ad esempio in condizioni di Foehn. Si formano, con atmosfera stabile, per l’interazione del vento in quota, che deve essere sostenuto, con i rilievi: ciò dà luogo ad una cosiddetta “onda orografica” che favorisce la formazione della nuvola, apparentemente ferma talvolta per ore nella stessa posizione, ma in realtà in continua rigenerazione.
Diamo ora una breve descrizione delle fasce altimetriche alle quali si possono trovare le nubi:
Nubi alte: situate a quote superiori ai 6000 m;
Nubi medie: situate fra i 2000 e i 6000 m di quota;
Nubi basse: situate sotto i 2000 m di quota;
Per quel che riguarda la copertura nuvolosa, questa viene comunemente valutata immaginando di dividere il cielo in otto parti, secondo la seguente tabella:
|
Altocumulo lenticolare fotografato da P.ta Helbronner in direzione di Aosta il 7 marzo 2009. |
Visibilità
Quando la visibilità è compresa fra 1 e 10 km, si parla di foschia (densa se inferiore ai 2 km); nel caso di visibilità inferiore a 1 km, si parla di nebbia (ma in alta montagna tale situazione può verificarsi di frequente quando ci si trova all’interno delle nuvole!)
Temperature
Nelle temperature previste per la giornata odierna, ci si riferisce alle temperature massime, raggiunte di solito nelle prime ore del pomeriggio. Per i giorni successivi, invece, si differenzia generalmente fra minime e massime.
Allo stesso modo, i valori indicati per oggi per le temperature a 1500 m e a 3000 m sono quelli previsti nella libera atmosfera - immaginando quindi di prescindere dal forte riscaldamento o raffreddamento dovuto alla vicinanza del suolo, estremamente variabile in funzione della località - intorno a metà giornata, e lo stesso discorso vale per la quota dello zero termico. Per le temperature a 1500 m ed a 3000 m previste per domani si forniscono invece di solito due valori, il primo relativo alle prime ore del mattino, l’altro al pomeriggio.
Si sottolinea come in inverno siano frequenti i fenomeni di inversione termica, pertanto indicare lo zero termico a quote relativamente elevate (per esempio 2000 m) non significa necessariamente che si debbano escludere gelate anche estese nel fondovalle!
Zero termico: livello più alto - nella troposfera - al quale avviene il passaggio da temperature positive a temperature negative;
Inversione termica: si ha quando le temperature, salendo di quota lungo la verticale del posto, aumentano anziché diminuire. E’ un fenomeno tipico dei fondovalle in inverno, specialmente quando si hanno notti serene e senza vento: l’aria fredda, più pesante, tende ad accumularsi in basso, formando dei veri e propri “laghi”, mentre lungo i pendii o nella libera atmosfera si registrano temperature più elevate. Le inversioni possono parzialmente resistere anche nelle ore diurne, specialmente nei versanti in ombra, e qualora non siano completamente “spazzate via” all’arrivo di una perturbazione, possono contribuire a far scendere in maniera significativa il limite delle nevicate;
Wind-chill: temperatura apparente percepita dal corpo umano in seguito all'effetto del vento, il quale, aumentando l’evaporazione del sudore, accentua il raffreddamento corporeo;
Indice di calore (heat index): la sensazione di afa è provocata da una serie di fattori, ed in particolare da temperatura dell'aria ed umidità relativa. In condizioni di afa, infatti, la sudorazione prodotta dall'organismo per abbassare la temperatura corporea non riesce ad evaporare nell'ambiente circostante poiché già saturo. L’indice di calore serve per evidenziare la temperatura percepita dal corpo e non quella reale.
Precipitazioni ed altre idrometeore
Pioviggine: precipitazione con gocce d’acqua di diametro inferiore a 0.5 mm;
Pioggia: precipitazione con gocce d’acqua di diametro superiore a 0.5 mm;
Intensità delle precipitazioni: bisogna avere sempre presente la differenza fra intensità istantanea dei fenomeni e quantitativi totali accumulati. Una precipitazione di moderata intensità, se persistente, potrà dar luogo a quantitativi accumulati notevoli, mentre una precipitazione di forte intensità ma di breve durata – tipica ad esempio della stagione estiva, ma non solo – darà luogo a quantitativi totali non particolarmente elevati, ma potrà essere ugualmente definita “forte”. La tabella che segue va quindi considerata come puramente indicativa, e i termini utilizzati nella stesura del bollettino devono sempre essere riferiti alla situazione prevista.
|
|
mm/6h |
mm/12h |
mm/24h |
|
Debole |
0-5 |
0-10 |
0-15 |
|
Moderata |
5-15 |
10-30 |
15-45 |
|
Forte |
15-30 |
30-60 |
45-90 |
|
Molto forte |
>30 |
>60 |
>90 |
Rovescio: precipitazione generalmente di breve durata e con forti variazioni spaziali e temporali d’intensità;
Temporale: fenomeno convettivo tipicamente estivo provocato da nubi cumuliformi a forte sviluppo verticale (cumulonembi), associato ad attività elettrica (tuoni e fulmini), con o senza precipitazioni.
In base alle indicazioni della Protezione Civile nazionale, per "rovesci o temporali forti" si intendono fenomeni in grado di concentrare al suolo apporti pluviometrici dell'ordine dei 30-50 mm/h, e/o di attivare intensi colpi di vento (cioè correnti impulsive al suolo di intensità tra i 30 e i 40 nodi, corrispondenti a 55/74 km/h e 15/20 m/s), e/o di apportare frequente attività elettrica (fino a 30 scariche/30 min.).
Per "rovesci o temporali violenti" si intendono fenomeni in grado di concentrare al suolo apporti pluviometrici superiori ai 50 mm/h (o superiori ai 30 mm/30 minuti), e/o di attivare raffiche superiori ai 40 nodi (corrispondenti a 74 km/h e 20 m/s), e/o di apportare frequente attività elettrica (oltre 30 scariche/30 min.);
Neve: precipitazione solida sotto forma di fiocchi. Molto approssimativamente, è valida l’equivalenza: 1 mm pioggia = 1 cm neve. E’ evidente però come con temperature dell’aria relativamente miti e neve umida l’equivalente in neve sarà inferiore - e addirittura nullo qualora la neve non attacchi al suolo - mentre con temperature negative e neve molto asciutta potrà essere anche molto superiore. Una precipitazione si considera nevosa se più del 90% di essa cade sotto forma di neve. Va segnalato come la previsione del limite delle nevicate sia una questione molto delicata e spesso difficile: non bisogna considerare solo la quota dello zero termico prevista dai modelli, ma anche altri fattori quali l’umidità relativa, l’eventuale persistenza di inversioni termiche nelle valli, il vento e l’intensità delle precipitazioni: con precipitazioni intense e assenza o quasi di vento nei bassi strati può nevicare anche oltre 1000 m sotto lo zero termico;
Nevischio: a differenza della neve, la precipitazione non si presenta sotto forma di veri e propri fiocchi, bensì come frammenti cristallizzati di piccole dimensioni. E’ in un certo senso l’equivalente solido della pioviggine, e non va confuso con la neve mista a pioggia, che avviene quando la precipitazione cade con temperature poco superiori allo zero in parte in forma solida e in parte in forma liquida. Il nevischio può presentarsi anche con temperature nettamente sotto lo zero, ed è tipico ad esempio delle nevicate che avvengono spesso sotto forma di bufera in alta montagna quando il vento soffia forte e gli accumuli di neve fresca risultano limitati;
Grandine: precipitazione - generalmente associata a temporali - di particelle sferiche di ghiaccio aventi struttura a cipolla. Si tratta di un fenomeno abbastanza raro in Valle d'Aosta, mentre è più frequente in pianura;
Brina: si forma quando il forte raffreddamento del terreno nelle serene notti invernali fa sì che il vapore acqueo contenuto nell'aria si ghiacci su terreno, alberi, ecc…; in determinate condizioni si può formare anche se la temperatura dell’aria è di qualche grado sopra zero, il terreno infatti generalmente si raffredda più dell’aria!
Rugiada: ha una formazione simile alla brina, ma con temperature più elevate che fanno sì che il vapore condensi sotto forma di acqua liquida;
Galaverna: spesso confusa con la brina, a differenza di quest’ultima si genera con temperature negative per il passaggio dell’acqua dallo stato liquido (anziché dallo stato gassoso) allo stato solido. Può formarsi quando la pioggia cade sotto zero – in questo caso si parla di “gelicidio” e crea seri problemi alla viabilità – oppure per il ghiacciamento delle goccioline sopraffuse delle nuvole su terreno, alberi ed oggetti: può essere pericolosa e creare notevoli danni anche alla vegetazione.
|
Brina sui prati in Val Veny, 1 novembre 2007 |
Brina su neve e parte bassa degli alberi in Val Ferret, 13 gennaio 2009 |
|
Galaverna sulla seggiovia del Piccolo San Bernardo, 14 agosto 2006 |
Alberi spezzati dalla galaverna, Alpi Liguri, 13 gennaio 2008 |
Venti
L’intensità dei venti è valutata in base alla seguente tabella:
|
INTENSITA’ |
nodi |
m/s |
km/h |
|
Calmi o deboli |
< 10 |
< 5 |
< 18 |
|
Moderati |
10 - 19 |
5 - 10 |
18 - 36 |
|
Forti |
19 - 29 |
10 - 15 |
36 - 54 |
|
Molto forti |
29 - 49 |
15 - 25 |
54 - 90 |
|
Tempestosi |
> 49 |
> 25 |
> 90 |
Nel bollettino viene fornita l’intensità e la direzione dei venti prevista in montagna a circa 3000 m di quota e nelle valli. E’ importante sottolineare come sui colli, sulle creste o in altri luoghi particolarmente esposti, la velocità possa essere anche molto superiore a quella indicata nel bollettino, che peraltro si riferisce alle intensità medie, e non alle raffiche massime. Per contro, esisteranno località che anche in presenza dei venti più violenti, risulteranno abbastanza riparate.

Per quanto riguarda la direzione, viene indicata quella di provenienza. Bisogna rilevare come in una regione ad orografia complessa e caratterizzata da rilievi molto elevati come la Valle d’Aosta, i venti nelle valli siano spesso diversi dai venti sinottici, cioè da quelli che si avrebbero con la stessa situazione meteorologica in aree di pianura o comunque senza ostacoli rilevanti per il flusso atmosferico. Per fare un esempio pratico, in condizioni di Foehn, o comunque di vento proveniente da nord-ovest, la direzione registrata alla stazione di La Thuile - Les Granges è quasi sempre sud! Questo perché i venti tendono ad incanalarsi nelle valli.
Il Foehn è un vento di caduta che si può verificare sottovento ad una catena montuosa quando le condizioni di pressione al suolo (forte gradiente fra i due versanti con pattern tipico “a naso”) lo consentono. In Valle d’Aosta si manifesta tipicamente quando il vento proviene da nord-ovest, e può, in pieno inverno, provocare un repentino innalzamento della temperatura, specie nel fondovalle, a causa del riscaldamento della massa d’aria dovuto alla compressione adiabatica durante la sua discesa nei bassi strati. Il Foehn non va però necessariamente associato a temperature miti, infatti se l’aria è in origine molto fredda, nel versante sottovento avremo sì dei valori termici più elevati che nel versante sopravvento, ma pur sempre freddi. Si può parlare in questo caso di “Foehn freddo”. Inoltre, è bene ricordare a chi frequenta la montagna invernale che in condizioni di Foehn la temperatura diminuisce di circa 1°C ogni 100 m di dislivello, pertanto se ad Aosta (583 m) ci sono 10°C, in montagna a 3000 m avremo una temperatura di circa –15°C; tale valore, unito al vento forte e rafficato tipico delle condizioni di Foehn, determina condizioni estremamente rigide (effetto “wind-chill”).
Spesso il Foehn è associato, sull’altro versante della catena, a condizioni di Stau, cioè di sbarramento - cielo coperto con pioggia o neve - mentre nel versante sottovento si verificano schiarite, almeno a qualche chilometro di distanza dalla dorsale (“muro del Foehn”). Il Foehn può però anche manifestarsi con cielo sereno su entrambi i versanti, quando l’aria nel versante sopravvento sovrascorre una massa d’aria più fredda e stabile, per poi riversarsi nei bassi strati solo nel versante sottovento.
Molto spesso nella stagione calda si troverà l’indicazione “brezze nelle valli”, o “nel fondovalle”. E’ bene specificare che con il termine “brezza” si intende un vento periodico che si origina per il diverso riscaldamento del terreno, senza riferimenti alla velocità che può raggiungere, talvolta notevole specie nella medio-bassa valle. Nella valle centrale di giorno la brezza soffia da est verso ovest, mentre di notte, molto più attenuata, da ovest verso est.
settori
della Valle d'Aosta e definizioni altimetriche
In questo paragrafo si fornisce una descrizione di quali sono le aree che corrispondono ai diversi settori geografici della Valle d'Aosta. Si sottolinea che tali zone, di utilizzo pratico nella stesura del bollettino meteorologico, non coincidono con la divisione del territorio regionale nel sistema di allertamento.
|
(clicca sui settori a destra per visualizzarli (non funziona con tutti i browser) |
Sud-orientale: Valli di Champorcher, Champdepraz, Gressoney, Ayas, Valtournenche, Cogne, bassa valle; Nord-occidentale: il settore ad ovest di un’ipotetica linea che unisca la Valgrisenche all’alta Valtournenche passando per Aosta; Settentrionale: le valli situate alla sinistra orografica della vallata principale, più Val Veny e Valle di La Thuile; Meridionale: Valgrisenche, Valle di Rhêmes, Valsavarenche, Valle di Cogne, Valle di Champorcher, Valle di Champdepraz, bassa valle; Orientale: Valli di Champorcher, Champdepraz, Gressoney, Ayas, Valtournenche, bassa valle; Occidentale: alta valle più Valgrisenche e Valle del Gran San Bernardo; Dorsale_alpina: rilievi di confine con Francia (d. a. occidentale) e Svizzera (d. a. settentrionale); Bassa_valle: area fra Pont-Saint-Martin e Montjovet; Media_valle: area fra Saint-Vincent e Villeneuve; Alta_valle: area a monte di Arvier; Valli_superiori: si può incontrare questo termine ad esempio quando si parla del Foehn, vento di caduta che può talvolta interessare solo alcune valli più prossime alla dorsale alpina, come Val Veny, Val Ferret, Valle di La Thuile, Valdigne, Valle del Gran San Bernardo; Bassa quota: fondovalle, al di sotto dei 1000 / 1500 m; Quote medie o media montagna: intorno ai 1500 / 2000 m; Montagna: oltre i 2000 / 2500 m; Alta quota: oltre i 3000 / 3500 m. |
|
Ufficio Meteorologico Servizio Centro Funzionale Via Promis, 2/A – 11100 AOSTA
|