Valle d'Aosta figlia dei ghiacci - Pubblicazioni

Valle d'Aosta figlia dei ghiacci - miti realtà ed evoluzione dei ghiacciai valdostani (2006, Musumeci Editore)

Il clima troppo caldo, questa sorta di "febbre" che sta colpendo la Terra, riguarda da vicino anche la nostra Valle d'Aosta, dove i ghiacciai si stendono per 156,80 chilometri quadrati, il 4,8% della superficie totale. "Quello che ci fa pensare che l'innalzamento termico sia in parte dovuto ad un malessere e non solo a cicli naturali del pianeta - spiega nella presentazione Alberto Cerise, Assessore al Territorio, Ambiente e Opere Pubbliche - è che esso si coniuga con il crescere delle concentrazioni dei cosiddetti gas serra, prodotti dalle attività umane. Tra gli effetti di questo andamento registriamo con apprensione lo sgretolamento e la riduzione delle masse glaciali, con conseguenze diverse, persino opposte, a seconda dei ghiacciai interessati. Non fanno certo eccezione i ghiacciai alpini, tanto piccoli se rapportati a quelli artici, ma anche grandi, se considerati nel nostro contesto, o rivisti attraverso i nostri ricordi. L'impianto orografico della Valle d'Aosta è il risultato dell'opera di cesellamento del ghiacciaio Balteo, il nostro protagonista dell'era glaciale. Di quella enorme massa di ghiaccio oggi restano poco più di 200 lembi, molti dei quali, seppure ancora consistenti, manifestano una evidente difficoltà a rimanere aggrappati alla montagna che li ospita mentre per altri, restando così la situazione climatica, la fine è ormai prossima.

Questo libro, che è un documento, vuole anche cogliere il lamento dei resti del vasto ghiacciaio Balteo, per testimoniare loro un'attenzione che deriva dai tanti aspetti che ci legano ad essi e che spaziano in ambiti diversi, da quelli più materiali a quelli più spirituali come il ricordo nel leggendario o quelli più nobili quali le espressioni artistiche.

Nella sua introduzione "Il ghiacciaio: un'entità complessa" Claudio Smiraglia, presidente del Comitato Glaciologico Italiano, spiega come si formano i ghiacciai, utilizzando anche spettacolari ricostruzioni fotografiche in cui si prevedono gli scenari futuri della Valle d'Aosta: "ghiacciai ridotti alle altitudini più elevate, valichi sgombri dal ghiaccio, foreste e pascoli più elevati, come durante l'Optimum Climatico del Medio Evo, oppure l'intera valle riempita da una lingua di ghiaccio di spessore superiore ai 1000 m che si arresta poco prima di Ivrea, come 20.000 anni fa’...".

La glaciologa Augusta Vittoria Cerutti annuncia i dati preliminari del "Catasto Ghiacciai della Regione Autonoma Valle d'Aosta", calcolati in base alle riprese ortofotogrammetriche del settembre 1999. Dei 208 apparati che costituiscono la copertura glaciale valdostana, "una quarantina di apparati spinge la sua fronte a valle del limite dei pascoli, a quote inferiori ai 2600 m, sintomo di un'abbondante alimentazione". (A.V.Cerutti, Le dimensioni del glacialismo valdostano).

Nelle sezioni "Dal Pleistocene alla Piccola Età Glaciale" a cura di Marco Giardino e "Dalla Piccola Età Glaciale all'attuale" a cura di A.V.Cerutti, fotografie estremamente suggestive ripercorrono i secoli durante i quali i ghiacciai hanno modellato la fisionomia della Valle d'Aosta, liberando tesori naturali come la torbiera "fossile" del Rutor, la cui formazione è conseguenza di condizioni climatiche più calde delle attuali, o lo splendido anfiteatro morenico del Miage, molto importante per lo studio della storia climatica della regione. In tempi più recenti, il Ghiacciaio della Brenva ha vissuto lo splendore di essere un grande "glacier blanc", che nel XVIII secolo colpì l'immaginazione di De Saussure, ma nella forte contrazione subita fra il 1860 e il 1882 divenne un "glacier noir", assumendo caratteri poi rafforzati dalla gigantesca frana-valanga del 1920.

"Storia, leggende e letteratura" rivivono nella sezione curata da Joseph-César Perrin, vicepresidente della Académie de Saint-Anselme, dove si scoprono le origini dei nomi delle montagne e i racconti dei viaggiatori che nel passato varcavano i colli e i passi montani.

Giovanni Zanetti affronta un altro utilizzo dei ghiacciai, da sempre tema che solletica la fantasia ed oggi in particolare luoghi di turismo. Nella sezione "Economia, turismo, ambiente" si ripercorre il passaggio "da ostacolo a risorsa", quest'ultima intesa come turismo sul ghiaccio oppure come fonte di acqua e di energia. Il ritiro dei ghiacciai porta però a scoprire cosa nascondeva la coltre bianca: animali mummificati nel Parco del Gran Paradiso, o resti di bivacchi distrutti, rifiuti e addirittura rottami di aerei precipitati.

In "Vita sul ghiacciao", Manuela Pelfini ci porta alla scoperta di piante e insetti, ma anche di meraviglie mozzafiato, come il ghiacciaio sospeso delle Grandes Jorasses. Le immagini spettacolari introducono altre foto di alta montagna, che documentano i cambiamenti del Miage, con il suo lago di contatto glaciale, o la Tsanteleina, ombreggiata dalla Granta Parei. Nel saggio sulla "Situazione attuale", a cura di Claudio Smiraglia, sono spiegate le caratteristiche di alcune zone interessanti, come il lago nel Miage in cui per il fenomeno del "calving" si staccano icebergs decametrici che ricadono poi nel lago sollevando onde di modesta entità che, in casi particolari assumono però vaste proporzioni, oppure l'importanza di carotaggi su ghiacciai come quelli del Monte Rosa, che possono fornire informazioni utili anche sugli effetti delle tempeste di polveri fini che vengono trasportate dal Nord Africa verso nord, in Europa.

La sezione conclusiva è invece dedicata al permafrost (Mauro Guglielmin).

Tutte le spettacolari fotografie sono state curate da Lorenzino Cosson, guida alpina e Presidente della Fondazione Montagna sicura .

Il "Premio Cardo d'Argento"

Martedì 1 maggio 2007, la pubblicazione “Valle d’Aosta Figlia dei ghiacci”, curato dalla Fondazione Montagna sicura di Courmayeur su incarico dell’Assessorato, ha ottenuto il prestigioso premio “Cardo d’argento”, riservato ad opere di meritevole riconoscimento nell’area della saggistica comunque ambientata alla vita di montagna

«Sono molto soddisfatto del riconoscimento assegnato a quest'opera – commenta l’assessore Cerise - perché è il frutto di una lavoro di squadra, dal momento che è stato realizzata nell’ambito della cellula denominata “Cabina di Regia dei Ghiacciai Valdostani”, preposta al monitoraggio dei ghiacciai valdostani e ad attività divulgative afferenti» .


Il volume, pubblicato da Musumeci Editore (Quart, 2006), affronta le tematiche glaciologiche, relativamente alla Valle d’Aosta, a 360°: introduzione al glacialismo, fluttuazioni storiche, clima, antropizzazione ed ambiente, storia, cultura, letteratura e rappresentazioni pittoriche, aspetti biologici, i rischi glaciali, la ricerca attuale, le moderne tecniche di monitoraggio, il permafrost.

«I 36 autori coordinati dal professor Claudio Smiraglia, presidente del Comitato Glaciologico Italiano – continua Cerise - comprendono alcuni dei principali referenti scientifici, rappresentanti del mondo accademico e ricercatori a livello nazionale e transfrontaliero. Nel volume ci sono anche i risultati delle attività di monitoraggio svolte in Valle d’Aosta: in questo momento di siccità generale, quando sono le nostre montagne ed i nostri ghiacciai a racchiudere la speranza d’acqua, non solo per noi valdostani, il riconoscimento della qualità scientifica e divulgativa del lavoro che stiamo svolgendo è per noi un ulteriore incoraggiamento a proseguire nella via intrapresa ».


In precedenza la Valle d’Aosta aveva conseguito l’ambizioso premio ITAS nel 1973 con “Lassù gli ultimi” di Gianfranco Bini (Editore Virginia) e nel 1988 con “Monte Bianco natura e paesaggi” di Arando Mammino e Giulia Zanotti (Editore Musumeci).

 



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