Regione autonoma Valle d'Aosta - Rapport sur l'événement

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Sommario:

Rapport sur l'événement

1. La situazione "naturale" del territorio valdostano

La necessità di comprendere l'evento alluvionale del 13-16 ottobre 2000 per meglio definire le azioni future di difesa diretta e da intraprendere richiede che siano individuate le cause predisponenti e i fattori scatenanti sulla base anche del confronto con eventi passati (1993, 1977, 1956).

Tra le cause predisponenti va indicato l'orientamento dell'orografia della Valle d'Aosta e la sua conformazione geologica.

Le cause scatenanti sono da individuarsi invece nelle condizioni meteorologiche ed in particolare nella pluviometria e nella quota dello zero termico. Tali fattori sono compiutamente descritti nell'analisi meteorologica condotta dalla Regione Piemonte e dagli esperti della rivista Nimbus, integrata dai dati specifici relativi al territorio regionale.

Esiste quindi un insieme di situazioni "naturali" che agiscono sia come cause predisponenti sia come fattori scatenanti indipendentemente dalle azioni antropiche intraprese sul territorio.

2. Analisi meteorologica dell'evento

La situazione meteorologica che si è determinata dal 11 ottobre u.s., anche se analoga a quanto successo in eventi passati, è stata caratterizzata da livelli di piovosità eccezionali, su tutto il territorio regionale e a quote molto alte (3500 metri), per periodi di tempo lunghi.

Gli afflussi al reticolo idrografico che si sono così determinati hanno elevato oltre le massime quote mai raggiunte i livelli idrici, specie nel tratto medio basso della Dora Baltea, superando i massimi mai registrati.

L'intensità e la durata delle piogge hanno poi imbibito fortemente il suolo, innescando generali fenomeni di scivolamento dei versanti, che a loro volta hanno interessato i corsi d'acqua aumentandone ulteriormente la portata.

Per quanto riguarda la conoscenza meteo idrologica si evidenzia che le previsioni meteorologiche e i relativi allertamenti sono diramati dalle strutture nazionali.

La Regione partecipa al Programma INTERREG IIC "Prevenzione delle inondazioni", in collaborazione con il Dipartimento per i Servizi Tecnici Nazionali e le Regioni Piemonte e Liguria. Tale progetto prevede la posa di 13 nuove stazioni idrometeorologiche sul territorio regionale, ad integrazione di quelle già esistenti e la condivisione di dati idrologico-meteorologici di ogni struttura al fine di effettuare previsioni meteorologiche locali e quindi maggiormente significative proprio per prevedere gli effetti delle perturbazioni meteorologiche; tale rete sarà operativa dal prossimo anno, anche se i contatti con la struttura piemontese sono stati costanti anche durante l'attuale crisi.

Dopo l'evento del 1993 venne dato un forte impulso anche alla ricostituzione della rete di monitoraggio idrologico regionale che oggi può contare su 12 stazioni di misura, alcune anche meteorologiche ad integrazione della specifica rete, che durante il recente evento hanno fornito in tempo reale le informazioni sull'evoluzione delle piene dei principali corsi d'acqua regionali.

Per meglio comprendere la dinamica e l'evoluzione del recente evento occorre ripercorrere per step successivi la configurazione meteorologica a partire dal giorno mercoledì 11 ottobre in cui viene progressivamente a formarsi una profonda circolazione ciclonica centrata sulle isole britanniche con minimo al suolo di 964 hPa. Tale struttura depressionaria risulta molto estesa in latitudine arrivando ad interessare direttamente anche il nord ovest italiano con correnti sud occidentali di aria umida ed instabile.

Nella giornata di giovedì 12 la discesa di aria fredda determina un marcato calo dei valori di pressione su Spagna, Portogallo e sul bacino occidentale del Mediterraneo. Sulle regioni nordoccidentali italiane il flusso tende a disporsi da sud sud-ovest aumentando l'apporto di umidità mentre sull'Europa Orientale si sviluppa un promontorio che, in particolare nei giorni seguenti, contribuisce ad intensificare il flusso sull'Italia nordoccidentale forzandolo a ruotare da sud-est. La presenza del promontorio determina una persistenza della struttura depressionaria sull'Europa occidentale ed una stazionarietà del sistema frontale. Sulla nostra regione il cielo si presenta molto nuvoloso o coperto con precipitazioni che vanno ad intensificarsi nella seconda metà della giornata sui rilievi ai confini con il Piemonte.

Nella giornata di venerdì 13 l'anticiclone sull'Europa orientale si espande ulteriormente verso nord mentre permane la saccatura sulla penisola iberica: questo determina un forte gradiente orizzontale in direzione est-ovest che viene interessato da forti correnti calde ed umide meridionali. L'analisi della pressione al livello del mare mostra la presenza per tutta la giornata di un minimo che, sebbene non particolarmente profondo e con un moderato gradiente barico, si estende a tutto il mediterraneo occidentale. Una struttura al suolo così ampia, sul bacino marino del mediterraneo ancora relativamente caldo, contribuisce in modo determinante all'umidificazione dell'atmosfera portando grandi quantitativi di vapore acqueo negli strati più alti. La direzione meridionale del flusso si mantiene costante per tutto il giorno e il sistema frontale arretra leggermente verso ovest in maniera sufficiente da riportare il territorio piemontese e valdostano nella sfera di influenza del settore caldo. Si verifica un rialzo dello zero termico da 2700 a 3500 metri ed una precipitazione mista a sabbia.

Nel pomeriggio di venerdì 13 ottobre, pressoché in tutto il territorio regionale, ma con particolare intensità nel bacino di Cogne, hanno inizio le precipitazioni con il conseguente innalzamento dei livelli dei corsi d'acqua. Il prolungarsi del fenomeno piovoso su tutta la valle e per l'intero periodo ha determinato un continuo incremento dei livelli di tutti i corsi d'acqua.

Sabato 14 dalla saccatura si isola una circolazione depressionaria chiusa presente a tutte le quote che permane per tutta la giornata sul Mediterraneo occidentale, con il sistema frontale che si mantiene pressoché stazionario. Nella notte fra il sabato e la domenica il minimo barometrico si posiziona su al largo delle coste francesi mediterranee raggiungendo il suo valore più basso di 1002 hPa. La posizione del minimo determina un forte gradiente barico tra l'Italia nord occidentale e la Costa Azzurra accentuando le forti correnti orientali nei bassi strati che convogliano l'umidità anche dal mare Adriatico verso il Piemonte e la Valle d'Aosta.

Lo spostamento verso nord della depressione durante la giornata di domenica 15 consente alla parte fredda del sistema frontale di interessare l'Italia nord occidentale determinando una repentina sovrasaturazione dell'umidità preesistente con l'innesco di continui fenomeni temporaleschi.

Dopo il transito del fronte freddo nella giornata precedente, lunedì 16 si ha una temporanea attenuazione dei fenomeni convettivi con uno spostamento della circolazione depressionaria verso nord.

 

3. Analisi pluviometrica

La distribuzione delle precipitazioni nei diversi bacini del territorio regionale ben si accorda da un punto di vista cronologico con l'evoluzione dell'evento meteorologico.

Le precipitazioni registrate durante l'evento hanno interessato tutto il territorio e hanno avuto inizio giovedì 12 in mattinata; si sono intensificate durante la giornata di venerdì 13 e si sono protratte sino al primo pomeriggio di lunedì 16. L'intensità di pioggia è stata abbastanza uniforme su tutta la valle con l'eccezione della valle di Cogne e la Valle del Lys nelle quali si sono misurate precipitazioni molto al di sopra della media regionale del fenomeno.

Su base regionale la media delle altezze di pioggia registrate durante tutto l'arco dell'evento è di 220 mm caduti; nella valle di Cogne, invece, si sono misurati 460 mm. L'intensità istantanea di pioggia è stata, infatti, da subito molto elevata e ha raggiunto un primo massimo pari a 16 mm/h durante la notte. Si è poi verificato un graduale decremento di intensità nelle 24 ore successive e nuovamente un picco di intensità, nella notte seguente, di entità paragonabile al primo.

Nel resto della valle, invece, la media delle intensità massime misurate si attesta intorno al valore di 10 mm/h, con massimi di 12mm/h e minimi di 8mm/h; inoltre si registra un solo picco di intensità nella nottata di domenica, in corrispondenza del secondo picco misurato a Cogne.

Tali dati pluviometrici sono riportati nella seguente tabella:

Altezza pioggia (mm)LaThuileEtroublesCogneDonnasAyasChamporcherGressoney La TrinitéPiazza Plouves (Aosta)Saint Christophe
          
1957  200  100200131 
1977  450  500250  
1993  292  400300108 
2000257,6192,8456,2200,6218,6620320263259

L'inizio delle precipitazioni ha causato la reazione immediata dei corsi d'acqua i quali contemporaneamente hanno innalzato il loro livello; di grande importanza è lo scarso sfasamento tra i massimi di precipitazione e i massimi di portata.

 

4. Analisi idrologica

Il fenomeno piovoso sopra descritto, per la sua estensione, ha determinato un innalzamento dei livelli pressoché contemporaneo nelle diverse valli laterali. Va segnalato che i bacini maggiormente interessati sono stati quelli della valle del Lys e della valle di Cogne. Dall'analisi dei dati pluvio-idrometrici di quest'ultima, si può verificare l'immediata risposta del torrente Grand Eyvia nel quale si è registrato l'innalzamento del livello, registrando un incremento orario che ha raggiunto, come valore massimo, i 30 cm/h. Successivamente l'andamento della curva dei livelli ha raggiunto due picchi di diversa altezza, il primo nella giornata del 14 e il secondo nella giornata del 15. Quest'ultimo picco ha raggiunto il massimo valore, registrato su tutto l'evento, pari a 2.59 m. Va sottolineata la rapidità con la quale il livello ha raggiunto il suo culmine. Dal suo nascere sino al termine del momento di maggiore valore di livello, sono trascorse due giornate.

Nelle altre valli laterali, dove l'altezza idrometrica ha raggiunto livelli inferiori, pur rimanendo estremamente significativi, si può riscontrare come l'andamento dei livelli sia simile a quello di Cogne soprattutto per quanto riguarda l'inizio dell'innalzamento e per quanto riguarda il momento in cui è stato raggiunta l'altezza massima, in corrispondenza nella mattinata di domenica 15. Oltre alla rapidità con cui si è verificato l'evento, va sottolineato il valore massimo di livello raggiunto che riveste carattere di eccezionalità.

L'apporto di tutti gli affluenti laterali ha provocato l'aumento del livello della Dora Baltea in tempi brevi e con valori eccezionali. A titolo esemplificativo ma non esaustivo, si segnala che il picco dell'onda di piena registrato a Cogne, in loc. Cretaz, ha impiegato circa 1/2 ora per raggiungere la stazione di Aymavilles che dista 20 km. Da ciò si può dedurre come la Dora Baltea in un tempo molto ristretto abbia potuto raggiungere livelli considerevoli.

Per l'apporto di tutti gli affluenti del territorio regionale l'asta principale ha potuto raggiungere livelli massimi di notevole entità. Presso la stazione idrometrica di Hône, nei momenti di maggiore crescita, la Dora Baltea ha avuto degli incrementi orari di livello pari a 40 cm/h. Nella stessa stazione il livello ha abbondantemente superato il limite superiore dell'argine, raggiungendo un livello massimo superiore di quasi 5 metri rispetto al livello di esondazione. Tra gli altri, si riportano i livelli massimi di Aymavilles pari a 3.4 m e di Hône pari a 8.7 m.

In sintesi, per quanto attiene l'aspetto idrometrico si può affermare che, sia per quanto riguarda i bacini laterali che il fondo valle, i fattori fondamentali che hanno caratterizzato l'evento in analisi siano innanzitutto il livello idrometrico raggiunto, inteso come valore assoluto, sia i tempi brevi entro i quali tutto è avvenuto.

Crescite orarie dei livelli in alcune stazioni rappresentative

Stazione
CogneAymavillesBrissogneChampdeprazHône
cm/ora2035303040

5. La situazione geologica

Per quanto riguarda la conoscenza dello stato idrogeologico della regione è da distinguere tra la conoscenza geologica del territorio e dei dissesti che lo hanno caratterizzato nel passato e le specifiche cartografie di pericolosità/rischio idrogeologico.

L'evento alluvionale del 13 - 14 - 15 ottobre 2000 ha determinato particolari problematiche sulla stabilità dei versanti, causando la generazione di numerosi dissesti che hanno coinvolto prevalentemente la coltre più superficiale dei terreni di copertura. Durante tale evento sono numerosi i fenomeni di fluidificazione e di erosione che hanno interessato le aree agricole e forestali, determinando gravi danni alla copertura boschiva. In tale situazione sono risultate particolarmente sensibili aree percorse da infrastrutture viarie ed irrigue, per esempio nei punti dove erano presenti attraversamenti insufficienti in rapporto alle quantità d'acqua da fare defluire, su cui si sono innescati fenomeni d'erosione concentrata, generando a loro volta scivolamenti superficiali e trasporto di materiale solido verso gli impluvi naturali. Tale situazione ha interessato principalmente i comuni dell'asse centrale della valle principale nel tratto da Aosta a Pont-Saint-Martin, oltre alle vallate da Cogne - Gran San Bernardo fino a Gressoney e Champorcher.

Molti fenomeni di dissesto sulle aree non antropizzate non risultano ancora segnalati per cui è da presumere che il numero di dissesti possa ancora incrementarsi.

In tale occasione le intense precipitazioni hanno determinato l'accelerazione di fenomeni gravitativi già in essere e il riattivarsi di fenomeni gravitativi quiescenti :

  • accelerazione del fenomeno franoso del versante nord-occidentale della Becca di Nona, Comuni di Charvensod e Pollein ;
  • attivazione del fenomeno gravitativo quiescente del vallone di Citrin, Comune di Saint Rhémy-en-Bosses ;
  • attivazione del fenomeno gravitativo quiescente di Boosmatto, Comune di Gressoney-Saint-Jean ;
  • attivazioni di fenomeni franosi all'interno della deformazione gravitativa profonda di Verrayes.
    • Tali fenomeni presentano dinamiche ancora attive ed interferenti direttamente od indirettamente con strutture residenziali o infrastrutture viarie anche di primaria importanza.

      Per quanto riguarda la caratterizzazione geologica e idrogeologica del territorio regionale e dei suoi dissesti, è in atto un vasto programma di attività di studio e di ricerca, in collaborazione anche con centri di ricerca e amministrazioni delle Regioni limitrofe nazionali e internazionali, che comprende :

      • la raccolta, la selezione e la classificazione dei dati storici sul dissesto idrogeologico posseduti da organismi regionali o nazionali quale il CNR-IRPI di Torino; tali dati sono organizzati nel Sistema Informativo geologico (SIG) ;
    • la realizzazione della carta geologica regionale (CARG) attraverso rilevamenti geologici originali alla scala 1:10.000 per i fogli Courmayeur, Aosta, Châtillon ;
    • la partecipazione al programma INTERREG IIC - Mediterraneo occidentale e Alpi latine, con il progetto "Prévention des mouvements de versants et des instabilités de falaises". Il progetto, della durata di due anni e al quale aderiscono Amministrazioni ed Enti francesi, svizzeri ed italiani, prevede un approfondimento nelle metodologie di indagine sui fenomeni dei crolli rocciosi.
      • Una prima sintesi delle conoscenze sulla pericolosità idrogeologica del territorio regionale è rappresentata dalla cartografia specifica in scala 1:50.000 allegata al Piano territoriale e paesistico; successivamente un primo approfondimento delle problematiche è stato effettuato nell'ambito della predisposizione del Piano dell'assetto idrogeologico dell'Autorità di bacino del fiume Po, dove è stata prodotta una cartografia in scala 1:25.000 dei dissesti attivi e potenziali dell'intero territorio regionale. Rispetto a tale prima perimetrazione da un lato i Comuni hanno l'obbligo di attivare misure di cautele specifiche e dall'altro approfondire le valutazioni per addivenire ad una perimetrazione in scala catastale (1: 2.000/1:1.000) e quindi di Piano regolatore comunale.

         

        6. L'attività antropica e le opere di difesa dal rischio idrogeologico

        E' innegabile come lo sviluppo antropico nella regione abbia occupato via via sempre maggiori porzioni di territorio, per cui gli eventi naturali che originariamente potevano causare danni limitati alle attività, ora diventano sempre più catastrofici, e lo sono tanto di più quando purtroppo c'è la perdita di vite umane.

        Nel recente evento è possibile individuare un insieme di realizzazioni sottodimensionate o inidonee che hanno innescato, favorito o aggravato i danni subiti da altre strutture o dal territorio in genere oppure sono state esse stesse distrutte: i ponti (quali ad esempio quello ferroviario di Aosta sul Buthier, quello sulla strada regionale di Valpelline, quello comunale di Issime); gli attraversamenti sulle strade comunali e regionali oppure sull'autostrada; gli insediamenti stessi posti troppo vicino ai corsi d'acqua, seppure regimati.

        Nei piccoli bacini montani i meccanismi di piena non sono rapportabili a eventi puramente idraulici, ma coinvolgono notevolissimi trasporti solidi. I piccoli corsi d'acqua sono collassati e hanno determinato un forte trasporto solido e di piante che ha notevolmente aggravato le situazioni, mettendo in crisi numerose grandi conoidi.

        E' necessario analizzare se l'opera di sistemazione idraulica dei corsi d'acqua regionali, gli interventi di consolidamento idrogeologico dei suoli e gli interventi di distribuzione delle acque irrigue possono a loro volta essere ritenuti fattori predisponenti l'evento.

        L'analisi non vuole certo essere una difesa d'ufficio ma una fredda e obiettiva valutazione di quanto è accaduto e di quanto è stato fatto, in particolare dopo gli eventi del 1993 e 1994.

        Lo studio di analisi idrologica ed idraulica dell'evento alluvionale del settembre 1993, condotto dal Prof. Butera e dall'Ing. Fabiani, su incarico dell'Amministrazione regionale, ha fornito, tra le altre, l'indicazione che la migliore difesa sia lasciare divagare il corso d'acqua in tutte le possibili zone di espansione, là però dove sono compatibili con un territorio fortemente antropizzato e dopo aver adeguatamente delimitato e protetto tali aree.

        Dopo gli eventi del 1993 e 1994, le opere di sistemazione idraulica dei corsi d'acqua sono state realizzate in modo mirato a difesa degli insediamenti, spesso a ricostruzione di difese danneggiate o distrutte dagli eventi precedenti, applicando ove possibile nuove concezioni e diverse impostazioni rispetto al passato (parte terminale del Lys a Pont Saint Martin o sistemazioni delle parti alte dei torrenti Torrent, Quesseunnaz e Chausettaz in Val di Rhêmes).

        La canalizzazione, si dice, aumenta la velocità delle correnti in caso di piena, rispetto a quella naturale. In linea generale ciò è vero perché in condizioni naturali la corrente può espandersi su porzioni più vaste di territorio, rallentando; è pur vero che l'idraulica ha affinato le metodologie di calcolo per definire le pendenze da realizzare e gli accorgimenti da adottare per limitare il pericolo di erosione, ma le velocità sono per forza diverse.

        Bisogna dire che solo nell'ultimo decennio si è rivalutato il concetto di aree di espansione, perché si è compreso che i danni causati dalle piene sono di gran lunga maggiori ai valori dei terreni che risultano vincolati per la creazione di aree di espansione.

        Certo, con l'ottica di oggi, certi interventi fatti in passato sarebbero certamente da riconsiderare.

        Nei nuovi progetti dopo l'evento del 1993, si è adottato generalmente come criterio quello di governare l'espansione sui terreni circostanti solo al verificarsi del superamento di determinate portate, realizzando di conseguenza solo opere di consolidamento dei terreni, magari anche totalmente invisibili, perché mimetizzate, lontane dalle sponde vere e proprie.

        Al di fuori dei centri abitati sono rarissimi i casi di veri e propri argini che devono contenere le piene rispetto a quote superiori a quelle dei terreni circostanti.

        Attribuire alla "canalizzazione" o "cementificazione" dei corsi d'acqua la causa dei danni è troppo semplicistico: l'attuale assetto del reticolo idraulico valdostano ha scongiurato danni ben maggiori.

        Vero è che la pressione antropica ha notevolmente semplificato e soprattutto ridotto il reticolo idrografico cosiddetto minore o naturale, secondo una processo di progressiva riduzione delle aree a disposizione delle acque.

        Pensiamo poi alla riduzione di quella rete incredibilmente vasta di rûs, oggi limitata - in termini quantitativi ma soprattutto per quanto riguarda la manutenzione - in conseguenza del diminuito utilizzo del suolo a fini agricoli.

        A seguito dell'evento del 1993 è stato predisposto un massiccio programma d'interventi di sistemazione idraulica, che non era ancora concluso all'inizio di ottobre.

        Gli interventi realizzati, volti al ripristino di idonee condizioni di sicurezza e di uso del suolo, hanno interessato tutta la regione e le risorse investite sono state considerevoli, stimabili in oltre 50 miliardi.

        Tutti gli interventi realizzati nel corso del recente evento alluvionale hanno efficacemente svolto la loro funzione, impedendo o limitando i danni.

        Nelle zone che avevano patito danni nel 1993, i problemi sono stati limitati, i danni non si sono ripetuti o sono stati contenuti e le opere di difesa, seppure subendo anche danni notevoli, hanno, salvo rare eccezioni, contenuto le acque e svolto la funzione di laminazione loro assegnata.

        Rispetto alle conoidi è da chiedersi quale sarebbe stata l'entità dei danni in assenza di arginature.

        A questo proposito si deve ad esempio constatare che, a Nus, il torrente Saint Barthélemy era l'unico torrente non arginato nel tratto di conoide; solo alcuni modesti lavori di rinforzo delle sponde erano stati eseguiti negli anni ‘70. Durante le alluvioni del ‘93 e ‘94 il vasto bacino idrografico non aveva creato problemi di natura idrogeologica: contenuti movimenti franosi localizzati erano stati bloccati da interventi puntuali di raccolta delle acque superficiali e da drenaggi.

        Certo, è vero che in presenza di fenomeni con caratteristiche di eccezionalità come quello che abbiamo subito, le opere d'ingegneria non bastano: hanno comunque limitato i danni.

        Lo stato dei corsi d'acqua era ottimale per quanto riguarda la pulizia degli alvei: non erano presenti in alveo accumuli significativi di materiali, né impedimenti abusivi tali da costituire vero e proprio impedimento al regolare deflusso, né vegetazione di alto fusto tale da poter creare danni.

        L'eccezionale quantità di tronchi trasportata dalla piena non è da riferire alla presenza di alberi negli alvei ma alle frane che hanno interessato ampie zone boscate di versanti limitrofi agli alvei.

        La manutenzione delle opere di difesa esistenti era ad un buon livello e non risultavano segnalazioni di particolari tratti arginali strutturalmente carenti.

        Rispetto agli attraversamenti dei principali corsi d'acqua va detto che quelli distrutti nel 1993 sono stati ricostruiti secondo sezioni ampiamente cautelative, gli altri, che avevano subìto, per così dire, una specie di collaudo nel 1993 erano stati ritenuti sufficientemente adeguati: alcuni sono stati purtroppo "aggirati", denotando quindi una carenza di portata causata però dall'eccezionale trasporto di detriti e di piante.

        Il sistema idraulico dei torrenti laterali ha funzionato al meglio, specie se rapportato all'evento del 1993 :

        • sul torrente Grand Eyvia i danni causati dal corso d'acqua sono inferiori, le opere di protezione prima di crollare in alcuni punti hanno svolto il loro compito, la viabilità è stata compromessa in modo meno importante (nel 1993, ad esempio crollò il ponte di Cretaz) ;
      • il torrente Ayasse ha causato danni limitati a valle di Chardonney, in Comune di Champorcher, ma l'abitato è stato adeguatamente salvaguardato dalle nuove opere di difesa; a Hone non si sono avuti problemi per l'Ayasse, contrariamente a quanto successo nel 1993 ;
      • il torrente Lys ha causato gravissimi danni a Champsil, a monte di Gaby (dove non erano stati ancora realizzati i lavori di sistemazione idraulica, per i quali era stata appena avviata la procedura di affidamento) e a Issime, dove chiaramente la caduta del ponte ha indirizzato in modo anomalo le acque; nelle altre località si lamentano danni molto locali, ma le sistemazioni idrauliche, seppure gravemente danneggiate, hanno resistito ;
      • il torrente Savara e la Dora di Rhêmes hanno causato danni limitatissimi, neppure confrontabili con quelli dei precedenti eventi.
        • Si evidenzia come in questa occasione il trasporto solido abbia giocato un ruolo molto importante: le frane dei versanti hanno trasportato nei corsi d'acqua non solo grandi quantitativi di materiale litoide, ma anche piante che hanno determinano occlusioni degli attraversamenti.

           

          8. Il quadro dei dissesti

          L'eccezionale fenomeno meteorologico ha interessato l'intero territorio regionale causando danni in tutti i Comuni della regione, anche se l'area colpita dai dissesti più rilevanti è costituita dai bacini delle seguenti valli: Rhêmes, Cogne, Gran San Bernardo, Valtournenche, Champorcher, Gressoney e valle centrale della Dora Baltea.

          L'entità dei danni prodotti dall'evento alluvionale è stata notevole, ed è quindi opportuno e necessario per interpretare correttamente il fenomeno non limitarsi solamente agli aspetti strettamente idrologici, ma occorre considerare una serie di concause, fra cui la contemporanea sollecitazione di più bacini, la distribuzione delle piogge, lo stato del suolo, ecc.

          Si individuano fra le cause più influenti che hanno messo in crisi il reticolo idrografico valdostano, oltre al regime di precipitazioni registrato :

          • i numerosissimi fenomeni di frana o comunque di instabilità gravitativa che hanno contribuito ad aumentare il già cospicuo trasporto solido, generando in alcuni casi veri e propri fenomeni impulsivi sulle portate dei corsi d'acqua nel corso della piena ;
          • il trasporto cospicuo di materiali di origine vegetale, che spesso hanno contribuito in maniera determinante a mettere in crisi localmente il sistema fluviale in presenza di attraversamenti quali passerelle, ponti o altre infrastrutture insistenti nell'ambito dell'alveo di piena, innescando processi erosivi o alluvionali di notevole entità.

          Lungo le aste torrentizie principali citate, i dissesti sono stati prodotti principalmente sulle conoidi, a causa di fenomeni di trasporto torrentizio in massa, caratterizzato da un ingente trasporto solido al fondo con accentuati processi di erosione spondale, con notevoli movimenti franosi sui pendii, spesso accompagnati da notevole ampliamento delle sezioni d'alveo. Il materiale trasportato era spesso costituito da blocchi di grandi dimensioni cui costantemente erano associati tronchi d'albero di alto fusto. Nelle aree indicate risultano infatti diffusi gli eventi franosi, causati in prevalenza da erosione al piede dei versanti, direttamente correlabile alla distribuzione delle precipitazioni di lunga durata (2-3 gg), provocando in molti casi l'occlusione temporanea dei corsi d'acqua interessati.

          Il trasporto solido, alimentato dalle falde detritiche e dagli scoscendimenti dei versanti - considerato che la produzione di sedimenti in questi bacini è sempre molto elevata - ha determinato l'innalzamento del letto provocando la deviazione del torrente, con conseguente attacco da parte della corrente a versanti più vulnerabili di quelli, ormai stabilizzati, costituenti l'alveo originale. Oltre alle esondazioni, quindi, il sovralluvionamento ha innescato processi erosivi dei versanti anche in quei tratti interessati da deposito di sedimenti.

          In diversi tratti la piena non è stata contenuta e si sono manifestati fenomeni di alluvionamento su una o su entrambe le sponde ed in taluni casi le acque si sono aperte lateralmente nuove vie di deflusso, specie in corrispondenza di attraversamenti stradali, quali i ponti, o di ostacoli di natura varia.

          Gli effetti della piena sono stati così accentuati localmente dall'esistenza di ostacoli al deflusso che hanno fatto sentire la loro influenza anche a livello non strettamente locale, provocando aumenti estesi delle altezze d'acqua, aumenti locali delle velocità di corrente con amplificazione dei fenomeni di erosione di sponda o di fondo.

          Le intense e prolungate piogge hanno completamente imbibito i suoli a quote elevate, innescando in tale modo numerosissimi fenomeni gravitativi con scivolamento anche di masse considerevoli di terreno. In diverse situazioni il terreno si è comportato come una lava fluida, in altri casi l'intero blocco si è staccato unitamente alla copertura vegetativa, senza scomporsi e dislocandosi solamente in altro luogo più a valle.

          Le acque piovane hanno ruscellato per più giorni sui pendii creando sedi di scorrimento nei terreni più morbidi o provocando scivolamenti locali della copertura per lo più erbosa. In molti casi la presenza di un reticolo di raccolta delle acque, per lo più a scopo irriguo, ha permesso di drenare le acque stesse evitando danni; in altri casi proprio la presenza di questi canali ha innescato piccole frane quando la sede risultava in qualche modo occlusa.

          Gli attraversamenti viari dei canali e degli impluvi hanno dimostrato spesso un loro sottodimensionamento con una rapida occlusione da parte delle piante trasportate e la successione erosione ai lati e tracimazione delle acque sulla sede viaria, da dove ha raggiunto anche punti lontani dai corsi d'acqua stessi.

           

           

          9. Organizzazione delle attività conseguenti all'evento alluvionale

           

          9.1 Considerazioni di ordine generale

          Le attività poste in atto finora dalla Regione sono coerenti con la seguente impostazione strategica:

          ripristino della viabilità anche attraverso l'esecuzione di opere provvisorie ;

          supporto dei Comuni nelle attività di ripristino delle infrastrutture e dei servizi primari ;

          definizione ed attuazione di interventi urgenti di disalveo, ricostruzione dei manufatti di difesa spondale distrutti e/o danneggiati al fine di garantire la salvaguardia della pubblica incolumità e per i quali non sono individuabili soluzioni alternative alla luce dell'antropizzazione dei siti ;

          ricognizione puntuale dei danni e confronto con i Comuni per la definizione di un programma di ricostruzione articolato per priorità di intervento e compatibile con le risorse finanziarie disponibili.

          9.2 Esecuzione degli interventi urgenti e programmazione a medio termine

          In seguito all'alluvione fin dal 17 ottobre sia i Comuni che la Regione si sono attivati per fronteggiare i danni causati dall'evento calamitoso attraverso l'esecuzione di interventi di somma urgenza, volti a salvaguardare la pubblica incolumità e a ripristinare la viabilità e i servizi primari distrutti o danneggiati.

          In particolare l'attività regionale è stata finalizzata a :

          1. coordinare e supportare tecnicamente le attività dei Comuni che fin dal primo istante hanno operato per salvaguardare la pubblica incolumità e ripristinare la viabilità interna e i servizi primari ;

            2. intervenire direttamente per il ripristino della viabilità regionale e la salvaguardia della pubblica incolumità.

          Sono ultimati i confronti con i Comuni per definire il programma degli interventi urgenti ai sensi dell'ordinanza della Protezione civile e quelli di somma urgenza ancora da realizzare.

          Gli interventi riguardano essenzialmente la ricostruzione di manufatti danneggiati o la realizzazione di interventi correttivi, da realizzare con la massima urgenza in un arco temporale di breve periodo (entro la fine dell'anno) oppure entro un anno.

          La programmazione degli interventi stessi deve tenere conto inoltre dell'esigenza di provvedere con immediatezza alla sicurezza delle aree antropizzate, sia per evitare ulteriori danni agli abitati ed alle infrastrutture aventi rilevanza economica per la vita della popolazione locale, sia perché costi e tempi di intervento sull'intero bacino non consentirebbero di raggiungere rapidamente sufficienti condizioni di sicurezza nelle zone più esposte.

           

          9.3 Asportazione di materiale litoide dagli alvei

          L'evento alluvionale è stato caratterizzato da un elevato trasporto di materiale solido da parte dei corsi d'acqua; tale materiale litoide, proveniente dalle diverse frane che si sono susseguite dai versanti prospicienti le sponde e da erosioni di fondo alveo e delle stesse sponde, è stato depositato nei tratti a minore pendenza provocando fenomeni di sovralluvionamento.

          Le condizioni di deflusso sono ancora tali da non permettere, se non nei bacini laterali, di identificare le aree a maggior pericolo. Si opererà secondo due direttrici strategiche :

          - asportare il materiale laddove esso costituisce un ingombro al regolare deflusso delle acque nei tratti in cui le opere di difesa spondale non hanno subìto danni rilevanti e delimitano quindi il letto del corso d'acqua ;

          - creare una sede per il corso d'acqua ove questo ha divagato mediante la sola movimentazione sulla sponda del materiale, rinviandone l'asportazione, limitatamente ai soli quantitativi in esubero, al momento in cui saranno stati realizzati gli interventi di sistemazione complessiva delle aree, che avrebbero necessitato sicuramente di materiali inerti per i riempimenti e la formazione delle sezioni definitive; la movimentazione comporterà nei punti più pericolosi anche la costituzione di protezioni con massi alla rinfusa per limitare i fenomeni erosivi.