Mercato del lavoro


Tra il 2008 ed il 2016 il numero medio degli occupati in Valle d’Aosta si è sensibilmente contratto (-4,2 %), a fronte di un  aumento delle forze di lavoro pari al 1,4%. Queste due tendenze, unitamente al rallentamento dell’economia, hanno quindi  determinato a fine 2016 un incremento del fenomeno della disoccupazione rispetto al 2008.

 

In particolare, nel 2016 si osservano i seguenti livelli dei principali indicatori del mercato del lavoro: il tasso di attività si incrementa leggermente raggiungendo il 72,9%, il tasso di occupazione passa al 66,4 % e, infine, il tasso di disoccupazione decresce all'8,7% rispetto all'8,9% del 2015, valore massimo dal 2004.

Si tratta di dinamiche relativamente nuove per la Valle d’Aosta, che da molti anni non conosceva tensioni occupazionali così rilevanti. Nonostante l’eccezionalità dei trend negativi, la posizione della Valle d’Aosta tra le regioni italiane si conferma sui livelli più elevati per quanto riguarda il tasso di occupazione, mentre si colloca ancora a livelli abbastanza bassi con riferimento al tasso di disoccupazione.

Quanto osservato ci consente pertanto di affermare che, non solo la crisi non è specifica della Valle d’Aosta, ma che l’intensità con la quale essa ha colpito il mercato del lavoro valdostano non è molto dissimile da quella delle altre realtà dell’Italia nord-occidentale.

La crisi ha prodotto o accelerato importanti modificazioni nel mercato del lavoro regionale, considerato che essa ha interessato in misura significativamente eterogenea le diverse componenti.

Innanzitutto, si è rafforzato il processo di terziarizzazione dell’occupazione. Nel periodo in esame (2008-2016), il settore industriale ha complessivamente perso posti di lavoro, sebbene il 2016 registri una lieve ripresa rispetto all'anno precedente. Il terziario invece ha visto dapprima crescere i propri addetti sino al 2010, è seguita poi una fase di decremento ed infine dal 2013 il settore ha visto una ripresa sino al 2015; nel 2016 si è ritornati invece al valore del 2014.

Dal 2008 al 2016, la divergenza tra i due trend richiamati ha determinato che la quota di occupazione spiegata dal terziario sia cresciuta di circa 3 punti percentuali, arrivando al 76%, mentre quella dell’industria si contrae in misura sostanzialmente analoga, attestandosi al 21%. Poiché, come noto, l’occupazione femminile è in larga parte concentrata nel terziario, questa dinamica ha anche contribuito a trainare la crescita dell’occupazione femminile (+2,8%), a fronte di una sensibile riduzione di quella maschile (-9,5%), rafforzando quindi il processo di femminilizzazione dell’occupazione regionale. Il tasso di femminilizzazione degli occupati, che era già tra i più elevati nel panorama italiano, passa infatti in questo lasso di tempo dal 43,2%, al 46,3%.

A quanto illustrato, sempre nel periodo dal 2008 al 2016 si deve poi aggiungere che alla crescita del lavoro alle dipendenze (+0,8%) fa riscontro un rilevante calo dell’occupazione indipendente (-16,7%).

I dati del periodo confermerebbero la grande mobilità che caratterizza il mercato del lavoro locale, peraltro testimoniata anche dagli andamenti divergenti di occupazioni e di assunzioni. A questo proposito si deve notare che, sebbene l’incidenza dell’occupazione a tempo indeterminato nel periodo 2008-2012 non sia interessata da modifiche rilevanti, considerato che passa dall’86,6% nel 2008, all’87,2% del 2011, la sola quota di assunzioni con contratto a tempo determinato, non solo si mantiene elevatissima, ma cresce arrivando nel 2012 a superare l’84% del totale.

Una modificazione importante del mercato del lavoro regionale è invece certamente data dalla minore capacità di occupazione del settore pubblico. In questo caso, infatti, le politiche di contenimento della spesa pubblica hanno sensibilmente ridotto i fabbisogni occupazionali, diretti ed indiretti, del comparto pubblico, sia attraverso il contenimento del turnover, sia attraverso norme di natura amministrativa e finanziaria. Si ricorda in proposito che tra il 2008 ed il 2011, il complesso dell’occupazione dipendente dell’Amministrazione regionale e degli enti locali della Valle d’Aosta (Comuni e Comunità montane) si è sensibilmente contratto (-6,9%), oltre al fatto sufficientemente noto che la pubblica amministrazione ha ridotto il ricorso all’utilizzo di lavoratori con contratto di diritto privato.

I dati di maggiore novità riguardano però la scomposizione dei trend occupazionali per genere e l’aspetto della crescita dell’offerta di lavoro entro un quadro di volumi occupazionali tendenzialmente decrescenti ed a fronte di un irrigidimento delle uscite generazionali.

Rispetto al primo punto possiamo con tranquillità affermare che le dinamiche dell’ultimo quinquennio hanno portato a ridurre le diseguaglianze di genere, aspetto questo ultimo che va valutato ovviamente in termini positivi, ma ciòè avvenuto a scapito del fatto che la crisi ha avuto un carattere prettamente maschile. Gli uomini registrano, infatti, un peggioramento per tutti gli indicatori; inoltre, si può osservare che la perdita dei posti di lavoro è spiegata completamente dalla componente maschile, così come circa due terzi della crescita della disoccupazione. Per la prima volta dal 2004, nel 2012 il tasso di disoccupazione maschile ha superato quello femminile e tale tendenza perdura sino al 2016 e nell’ultimo triennio le disoccupate sono in termini assoluti in numero minore dei disoccupati.

Infine, la crisi registra una contrazione della partecipazione maschile, a fronte di un sostanzioso aumento di quella femminile. In sostanza, si può affermare che la dinamica occupazionale femminile presenta una natura anticiclica.

 

 

 

 

Si precisa che Istat ha variato la composizione di alcune aggregazioni di dati forniti, conseguentemente non è stato possibile aggiornare tutte le tabelle sotto allegate (esse riportano pertanto l'aggiornamento all'ultimo dato disponibile).

 

 



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