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17:19 - 27/07/2005 


(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 27 lug - Il cardinale Joseph Ratzinger in passato ha pensato di poter trovare una qualche soluzione per determinati casi di fedeli divorziati e risposati che desiderano accostarsi alla comunione e non possono farlo secondo quanto prevede la Chiesa cattolica: ma pur se la questione gli ha procurato sofferenza, ha capito che il tema "é molto difficile e deve essere ancora approfondito".

E' stato lo stesso Benedetto XVI a spiegare il suo travaglio interiore di quando era prefetto della congregazione per la dottrina della Fede, parlando il 25 luglio ai sacerdoti valdostani, riuniti nella chiesa di Introd. Un discorso fatto a braccio, che in parte era stato anticipato, ma che solo oggi è stato pubblicato nella sua interezza dall'Osservatore Romano, comprese le risposte alle domande dei sacerdoti, che hanno riguardato anche l'educazione dei giovani, la vita nelle carceri, chiarimenti circa il battesimo e sul compendio del catechismo della chiesa cattolica.

Due pagine di giornale dense di contenuti, una vera e propria esposizione del pensiero ratzingeriano, secondo il quale "se non ci sono le forze morali negli animi e non c'é la disponibilità a soffrire non si costruisce un mondo migliore". Un'analisi che non risparmia critiche alle "chiese storiche" definite "morenti", vittime del sopravvento delle sette, e che invece consegna ai cattolici una chiesa che nonostante le difficoltà e l'ostilità di una, a volte preponderante, mentalità materialista, è viva e offre vie di vita alternative, anche ai giovani.

Un discorso ampio, con un passaggio del tutto personale: "Il papa non è un oracolo, è infallibile in situazioni rarissime, come sappiamo". E proprio per questo Ratzinger ha detto di condividere con il clero domande e questioni, e per questo "soffre" anche lui.

Un travaglio personale che è emerso in tutta la sua ampiezza nella risposta sulla questione della comunione ai divorziati risposati. definita, un "problema particolarmente doloroso" e deve "essere approfondito", sul quale "nessuno di noi ha una ricetta fatta". Una difficoltà testimoniata in prima persona, con il racconto di quando da cardinale, Ratzinger si era posto per particolari casi il dubbio di trovare un momento di "invalidità" del matrimonio. Un problema che però al momento rimane insoluto e pertanto i divorziati risposati possono partecipare a pieno titolo alla messa senza però accostarsi alla comunione.

"Da una parte dobbiamo rispettare l'inscindibilità del sacramento" del matrimonio e dall'altra si deve fare sentire "che amiamo queste persone che soffrono anche per noi. E noi dobbiamo anche soffrire con loro, perché danno una testimonianza importante, perché - ha aggiunto il papa - sappiano che nel momento in cui" il sacerdote "cede per amore" e dà la comunione a chi non è ammesso "fa torto al sacramento stesso e l'indissolubilità" del matrimonio "appare sempre meno vera".

Il problema posto dal papa (che da prefetto della Dottrina della fede aveva interpellato specialisti e conferenze episcopali) riguarda "un sacramento celebrato senza fede", una promossa matrimoniale fatta da chi poi dopo magari ha trovato un nuovo matrimonio convertendosi e trovando la fede.

Ma Benedetto XVI ha spiegato ai preti valdostani che lui stesso pensava che si potesse trovare in questi casi particolari un "momento di invalidità", ma "dalle discussioni che abbiamo avuto ho capito che il problema è molto difficile e deve essere ancora approfondito". (ANSA).


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