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Fitosanitario

INSETTICIDI NEONICOTINOIDI E MORIA DI API

Di recente, in molte regioni del nord Italia, si è parlato moltissimo di allarme neonicotinoidi, nuovi insetticidi ritenuti responsabili dello spopolamento degli alveari; fortunatamente nella nostra regione la situazione non è affatto preoccupante e, a tutt’oggi, non vi sono segnalazioni di danni dovuti all’utilizzo di questi fitofarmaci

di Rita Bonfanti
(Direzione produzioni vegetali, agriturismo e Servizi fitosanitari - Ufficio servizi fitosanitari)
I neonicotinoidi sono una classe di insetticidi la cui introduzione in Italia risale a poco più di una decina di anni fa. I prodotti a base di neonicotinoidi sono altamente sistemici, quindi prontamente assorbiti dai tessuti vegetali e traslocati nei giovani germogli in fase di crescita, tanto da proteggere la pianta a lungo. Accanto a queste caratteristiche positive i neonicotinoidi nascondono un aspetto negativo, essi infatti non sono selettivi e possono risultare altamente tossici per gli insetti pronubi.

All’attualità i principi attivi di cui è consentito l’impiego a livello nazionale sono i seguenti:

  • Imidacloprid (prodotti commerciali Confidor 200 SL; Confidor oil, Warrant SL, Kohinor 70 WS, Gaucho 350 FS e Gaucho 70 WS)
  • Acetamiprid  (prodotto commerciali: Epik)
  • Thiamethoxam (prodotto commerciali: Actara)
  • Thiacloprid (prodotto commerciali: Calypso).
  • Clothianidin (prodotti commerciali: Poncho)
  • Fipronil (Regent G).

Recentemente, sia all’estero, sia in Italia i neonicotinoidi sono diventati oggetto di attenzione da parte delle associazioni di apicoltori perché ritenuti responsabili di gravi danni alle api.

 

Di fatto è stato appurato che il rischio dovuto al loro impiego si manifesta quando essi sono utilizzati per la concia delle sementi (il trattamento insetticida con cui vengono ricoperti i semi per difenderli dagli attacchi parassitari). Più precisamente si è ipotizzato che, durante le operazioni di semina con macchine pneumatiche, si verifichi una notevole dispersione nella terra, nell’aria, nonché nelle acque superficiali, dei prodotti usati per la concia e che l’inquinamento ambientale che ne deriva possa essere alla base della moria di insetti pronubi i quali, in prossimità dei campi coltivati, vanno ad abbeverarsi nelle gocce di rugiada contaminate con neonicotinoidi.


Purtroppo, anche questa primavera, in molte regioni del nord Italia dove si coltivano in modo estensivo grandi colture quali mais e barbabietola, quelle cioè i cui semi sono conciati con gli insetticidi incriminati, si sono registrate gravi morie di api bottinatrici attribuibili ai trattamenti usati per la concia, con conseguente spopolamento di alveari.

In Valle d’Aosta, anche se l’uso di alcuni prodotti contenenti neonicotinoidi per la lotta agli afidi della pomacee, a carpocapsa e al vettore di flavescenza dorata su vite è consentito ai fini del reg. CE, fortunatamente, a tutt’oggi, non sono pervenute segnalazioni di danni ai pronubi attribuibili in modo specifico all’impiego di questi prodotti.

Il fatto che la nostra regione sia stata risparmiata dalla strage di api è attribuibile con molta probabilità all’assenza sul territorio di coltivazioni estensive di mais e barbabietola.

Nonostante l’uso di neonicotinoidi a livello locale non abbia mai sollevato preoccupazioni presso gli apicoltori valdostani, occorre ricordare che, come tutti gli insetticidi in commercio, questi prodotti, benché siano impiegati localmente al di fuori del tanto discusso ambito della concia alle sementi, potrebbero provocare danni agli insetti impollinatori se distribuiti con modalità e tempi non corretti.

Se invece la loro applicazione in campo verrà sempre fatta ben lontano dalla fase di fioritura della coltura oggetto del trattamento, come anche previsto dalla legge regionale n.78 del 27 ottobre 1993, avendo l’accortezza di sfalciare le erbe fiorite sotto chioma e di evitare qualsiasi fenomeno di deriva, si contribuirà efficacemente alla salvaguardia delle api e di tutti gli altri insetti impollinatori.

SITUAZIONE DELLA LYMANTRIA MONACHA NEI BOSCHI VALDOSTANI

 Anche nell’anno 2008 il Corpo forestale regionale ha rilevato attacchi di Lymantria monacha in alcuni boschi della regione, fortunatamente in poche aree ben circoscritte già rilevate nel corso del 2007.

Si tratta di popolamenti di larice nel Bois de Ranchaudy nella Valsavarenche, tra Fenille e Molère (quattro ettari) e nel Comune di Cogne, in destra idrografica del Torrente GrandEyvia a valle del ponte di Laval, nonché di una modesta area in località Grangette di fronte a Epinel.

La Lymantria monacha appartiene alla famiglia Lymantriidae, i maschi sono più piccoli rispetto alle femmine e si differenziano per le antenne vistosamente bipettinate. Le farfalle sono vistose con ali anteriori di colore bianco-avorio e linee ondulate di colore scuro. Le ali posteriori sono di colore grigio con frangia ondulata. Le larve, di colore grigio-bruno vellutato con puntini neri sul dorso e una linea fine di colore giallo, nascono a fine primavera (maggio giugno) e si nutrono a spese delle foglie delle piante ospiti che, all’inizio dell’estate possono, apparire completamente defoliate.


L’attacco attuale è molto contenuto, rispetto alla diffusione dell’insetto verificatasi negli anni 1984-89, tuttavia la Direzione Foreste dell’Assessorato agricoltura e risorse naturali, al fine di contrastare la diffusione del patogeno ha messo in atto interventi fitosanitari di lotta biologica basata sulla confusione dei sessi. Tale metodo consiste nella diffusione nell’aria, con specifiche trappole, di sostanze a base di ferormoni che confondono i maschi nel momento dell’accoppiamento e impediscono la fecondazione delle femmine.

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