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Viticoltura

VITICOLTURA BIODINAMICA: PERCHE’ NO?

Più attenzione al terreno e ai ritmi della natura - secondo la teoria di Rudolf Steiner - e i risultati possono migliorare

di Fabrizio Prosperi
Negli ultimi tempi si fa sempre più ampio lo spazio che le riviste del settore dedicano ad un fenomeno in evoluzione: il vino biodinamico.
Spesso e volentieri notizie approssimative e non veritiere vengono mescolate con le indicazioni reali che la viticoltura, o meglio, l’agricoltura biodinamica può dare.
Con questa breve nota vorrei portare il mio punto di vista e, possibilmente, un po’ di chiarezza.
 
La biodinamica ha avuto inizio nel 1924, quando Rudolf Steiner, scienziato e filosofo, tenne una serie di conferenze ad un piccolo gruppo di agricoltori a Koberwitz in Germania, con lo scopo di fornire indicazioni pratiche per migliorare la salute delle piante, il loro sapore e le loro qualità nutritive; tutto ciò perché alcuni agricoltori si erano lamentati che la produttività dei loro campi stava diminuendo e che il sapore della loro produzione non era paragonabile a quella di una volta.




Che cosa dovremmo dire noi oggi?
L’agricoltura biodinamica rappresenta quindi un modo diverso di intendere l’agricoltura in generale, perché si basa essenzialmente sul fatto che il terreno deve essere considerato un organismo vivente e non un substrato sul quale coltivare le piante, seguendo i ritmi della natura e non tanto quelli imposti dal mercato o dalle tecniche agronomiche quantitative spinte.

Per perseguire tale scopo è necessario utilizzare in modo consapevole le risorse che la natura ci mette a disposizione, ovvero momenti più opportuni di altri per effettuare certe operazioni e/o lavorazioni del terreno, semine, trapianti, potature, ecc., gestendo opportunamente gli impulsi che le costellazioni inviano quotidianamente sulla terra (non solo la luna, ma anche gli altri pianeti) e sostenendo i processi vegetazionali delle piante attraverso l’utilizzo dei “prodotti biodinamici”.

Quando si parla di costellazioni, non si tratta di astrologia, ma di influssi che i pianeti hanno da sempre inviato sugli organismi viventi della terra.
Sono universalmente note le conseguenze degli influssi della luna sulla natura (maree, ma anche ricrescita delle piante, delle unghie, dei capelli, durabilità della qualità del legno delle piante abbattute, ecc.), quindi perché non ci può essere anche un influsso da parte di altri pianeti?

Quante volte, a livello di orticoltura soprattutto, vengono seminate le stesse piante in periodi diversi e si ottengono risultati, spesso, completamente diversi?
Non sapendolo, si imputa l’insuccesso dell’operazione alla sterilità del seme o ad un’errata gestione agronomica del terreno o alle condizioni climatiche sfavorevoli.

Tutto ciò può essere anche vero, ma la teoria biodinamica indica anche che esistono dei momenti in cui, se viene eseguita una certa operazione, il risultato può essere decisamente migliore di altri sia in termini qualitativi che quantitativi.

Considerando il terreno come un organismo vivente, per ottenere piante più sane e di qualità, lo si deve vedere e gestire in modo diverso, nutrendolo (e non la pianta!) e facendo in modo che sia vitale, dal punto di vista biologico, ovvero ricco di pedofauna e microflora.

L’utilizzo dei preparati biodinamici, che derivano dalla valorizzazione di certe caratteristiche di alcuni elementi animali o vegetali (quarzo, tarassaco, valeriana, quercia, letame bovino, achillea, ecc.), serve da catalizzatore a tutte le trasformazioni e alle reazioni che avvengono nella pianta e nel terreno, rendendole più efficienti.




Spesso, per mancanza di adeguata informazione, viene attribuito a tali prodotti un potere quasi magico, da stregone, perché sono sufficienti poche gocce o grammi ad ettaro per attivare un processo vitale; paragonando tutto ciò alle normali pratiche agronomiche, è normale che sorga qualche dubbio, soprattutto se non si conosce nulla del metodo proposto.
Inoltre, spesso, viene data una connotazione pseudo-religiosa o spirituale a tali pratiche, attribuendole quindi un valore e un ruolo che non devono assolutamente avere.

La teoria biodinamica si rifà alla saggezza agricola del passato in cui, grazie ai ritmi meno frenetici della vita, si prestava più attenzione a tempi e ritmi della natura.

Nel punto vendita della Cave du vin blanc de Morgex et de La Salle, appeso alla parete, si può leggere un breve documento della metà/fine ottocento, in cui si fanno riferimenti astronomici in concomitanza di determinate pratiche agricole, ammettendo così un collegamento tra la gestione della terra e l’influsso dei pianeti.

Se avessimo più occhi per vedere, sicuramente faremmo caso a ciò che la natura ci insegna ogni giorno.
La teoria biodinamica ha questo scopo: fornire gli strumenti per tentare di interpretare i messaggi della natura, al fine di poter favorire o no certe manifestazioni.

Un aspetto fondamentale del metodo biodinamico è la convinzione personale che si deve avere per applicare la metodologia sul campo, ben sapendo che non esiste nulla di miracoloso e che i risultati si ottengono esclusivamente se si conoscono le esigenze delle piante e lo stato di fertilità del terreno.

Per nutrire il terreno, affinché possa nutrire la pianta, è necessario, secondo la teoria biodinamica, che la sostanza organica presente sia di ottima qualità, ma anche in notevole quantità; maggiore è il suo contenuto nel terreno, maggiori saranno gli organismi viventi presenti, i quali potranno attivare con più facilità trasformazioni chimiche e fisiche degli elementi e rilasciarli come nutrimento alle piante.

La tecnica del sovescio e dell’utilizzo del compost, migliorato con l’uso dei preparati biodinamici, tende ad apportare al terreno la vitalità che tanti suoli, soprattutto viticoli, hanno perso con il tempo.

L’utilizzo di macchinari per la lavorazione del terreno che tendono a rispettarlo, in quanto considerato un vero e proprio organismo vivente (attrezzature leggere, non rotative), senz’altro influenza positivamente la formazione di processi vitali duraturi.

Conclusioni
Questa breve nota non ha il compito di essere esaustiva, ma di infondere nel viticoltore il dubbio che si possa pensare ed agire in modo diverso nei confronti dell’agricoltura.

E’ importante, secondo il mio personale parere, pensare ad una “viticoltura ragionata”, ovvero una viticoltura in cui tutte le tecniche e le impostazioni possono tornare utili alla risoluzione dei problemi che sempre più frequentemente affliggono il settore.

L’agricoltura biodinamica, ancora da scoprire, può apportare un contributo importante in questo senso, da affiancare alle tecniche già note, con le quali non necessariamente ci può essere contrasto.

Per maggiori informazioni sull’applicazione del metodo in agricoltura, si può contattare il Dott. Fabrizio Prosperi al 328/4427638
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