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Piccola Fauna

ANIMALI SCONOSCIUTI, ANIMALI TEMUTI

di Ronni Bessi
(Direzione Flora, Fauna, Caccia e Pesca)

Carta d'Identità delLA SATURNIA DEL PERO

Nomi comuni in Italiano/Francese/Latino:
Pavonia maggiore, Sfinge del pero/Grand Paon de nuit /Saturnia pyri

Indirizzo (habitat): sui rami di vari alberi, quali meli, olmi, frassini, albicocchi e naturalmente peri.

Segni caratteristici: si tratta del “peso massimo” tra le farfalle europee, con una apertura alare che può superare anche i 15 cm nelle femmine. In pratica la stazza di un pipistrello o di un piccolo uccello. Inconfondibili sono gli occhi di pavone che spiccano sul fondo color cioccolato delle ali, che hanno una funzione difensiva e sono all’origine di uno dei nomi (Pavonia) con i quali è conosciuto questo animale. Il maschio è decisamente più piccolo della femmina. E d'altronde non deve contenere nel suo corpo fino a 200 uova come quest’ultima. Presenta inoltre delle antenne bipennate, che sono invece semplici nell’altro sesso.
 


 

Professione: allo stadio di bruco è un “erbivoro”, nel senso che si nutre delle tenere foglie delle piante “nutrici”. Da adulto, avendo l’apparato boccale atrofizzato (in pratica non può più mangiare), può dedicarsi solo alla riproduzione e quindi alla perpetuazione della propria specie.

Biologia: tra la tarda Primavera e la prima Estate da crisalidi dell’anno precedente (ma anche di due o tre anni prima!) escono le grandi Saturnie. Attendono la notte per volare facendo nel frattempo asciugare le loro nuove ali. Le femmine emettono intanto ferormoni (sostanze chimiche odorose) in grado di stimolare l’interesse di maschi lontani anche 5 chilometri. Una volta che un fortunato principe trova la sua damigella, tale richiamo profumato si interrompe. Nel giro di poco tempo le nuove mamme Saturnie depongono le uova sugli alberi dove i piccoli potranno trovare subito il loro nutrimento, una volta usciti dalle stesse. Nell’arco di qualche giorno poi tutti gli adulti moriranno. I neo bruchi avranno poi una rapida crescita raggiungendo i 10 cm di lunghezza e il diametro di un dito umano. Appariranno allora come dei “gioielli” della Natura, con un vivace color verde chiaro e degli sfavillanti tubercoli azzurri. Nella bella stagione si rinchiuderanno poi in robuste crisalidi strutturate come delle “nasse” all’incontrario. Cioè, con una estremità funzionale alla futura uscita degli animali adulti, ma tale da impedire l’intrusione di eventuali predatori.

La parola alla diretta interessata:sono purtroppo ricercata da adulta dai “soliti” collezionisti di Insetti. Molte persone si spaventano per il mio volo notturno, viste le mie dimensioni. Io sono comunque assolutamente innocua. E i danni che da bruchi produciamo alle foglie degli alberi da frutto? A parte il fatto che non siamo così diffuse (quanti di voi hanno già visto una Saturnia?), questa è la nostra natura. Cosa dovremmo mangiare, delle pietre?


Una piccola bella storia: durante il mese di Maggio del 2008 arrivava una telefonata all’Ufficio educazione faunistico-ambientale e piccola fauna. Era un gentile signore di Nus che ci comunicava di avere rinvenuto una “grandissima” farfalla mai vista prima e di averla raccolta in una scatola di cartone. In breve tempo, l’animale in questione deponeva e attaccava delle uova alle pareti del contenitore suddetto. Avendo immaginato l’identità dell’essere misterioso, onde favorire la nascita dei bruchi della Saturnia del pero, chiedevamo al nostro cortese interlocutore di fornirci quelle uova. La foto del bruco in questa pagina testimoniano un piccolo successo, ottenuto sacrificando alcune foglie di un nostro albicocco. Ne era però valsa la pena. Anche così si da una mano alla Natura.
 

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