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Zootecnia

LA GESTIONE DEL PERIODO D’ASCIUTTA

É ormai noto a tutti che le vacche da latte richiedono un periodo di riposo fra due lattazioni, poiché la mammella ed il tratto digestivo traggono particolari benefici da tale pausa. forse però ancora non tutti sanno che, nella moderna zootecnia da latte, proprio questa fase è considerata l'inizio vero e proprio della lattazione ed è il momento migliore per preparare correttamente la vacca al nuovo ciclo produttivo e per attuare quelle pratiche gestionali che possono prevenire futuri problemi sanitari.

di Alain Ghignone
(A.N.A.Bo.Ra.Va. - Settore alimentazione)
Messa in asciutta
Le vacche si asciugano quando il latte resta nella loro mammella per 18 ore o più senza essere munto; è l’aumento della pressione interna nella ghiandola mammaria che causa l’arresto della produzione di latte.
Per una semplice e corretta messa in asciutta, si consiglia di interrompere la distribuzione di mangime una/due settimane prima, di offrire agli animali solo fieno di primo taglio, di evitare l’assunzione di erba ed eventualmente di ridurre il consumo di acqua nel giorno della messa in asciutta.
Tutti gli studi fatti finora hanno dimostrato che un intervento brusco permette di avere un minor numero di infezioni mastitiche in questa fase e nelle prime fasi della lattazione.

Il periodo di asciutta può variare da 45 a 60 giorni; intervalli molto più ampi causano un periodo improduttivo dell’animale troppo prolungato e un rischio di ingrassamento eccessivo; cicli più corti non danno sufficiente tempo per il turn-over delle cellule della mammella e causano problemi nella gestione dei trattamenti di asciutta i cui tempi di sospensione sono particolarmente lunghi.
 

LE PRIME SETTIMANE DI ASCIUTTA
Nelle prime 4-5 settimane bisogna fare particolarmente attenzione alla possibilità di insorgenza di nuove infezioni a carico della ghiandola mammaria.
Al momento della messa in asciutta la terapia antibiotica è essenziale non solo per prevenire, ma anche per eliminare infezioni sub-cliniche che possono essersi insediate nella mammella, a lattazione appena conclusa. Scegliere con il proprio veterinario il prodotto da usare sulla base di un antibiogramma è la decisione migliore.
Dal punto di vista alimentare bisogna mettere in atto delle strategie che consentano di mantenere un corretto livello di fibra e di limitare l'assunzione d'energia.
E’ bene capire che far recuperare la Condizione Corporea alle vacche in questo periodo è spesso controproducente. Il momento migliore per questa pratica è l’ultima fase di lattazione, quando le vacche più magre dovrebbero ricevere supplementi di cereali, quelle più “in carne” essere razionate con minor energia (mangime in quantità limitata o addirittura assente). Durante l’asciutta la vacca deve mantenere la forma raggiunta a fine lattazione e pertanto si consigliano concentrati con un buon tenore proteico e un contenuto medio-basso di energia. Spesso errori alimentari in questo periodo si tramutano in gravi perdite economiche in allevamento: parti distòcici per vitelli troppo grandi, collassi puerperali, ritenzioni di placenta o chetosi.
Se per motivi gestionali (per esempio l’alpeggio) la vacca asciugata si presenta ancora eccessivamente magra allora è possibile ricorrere all’uso del mangime, ma la quantità giornaliera offerta non deve comunque essere superiore a 1 kg al giorno.
La razione da asciutta ideale dovrebbe essere composta da fieno di primo taglio (circa 10 kg al giorno) ed un mangime “ad hoc” in quantità di circa 1 kg al giorno.
Per quanto riguarda le richieste minerali, lo scopo principale dell'alimentazione in questo periodo è quello di evitare livelli di calcio eccessivi, per prevenire il collasso puerperale. Per questo è necessario evitare la somministrazione di secondo o terzo taglio che possono contenere grandi quantità di leguminose ricche in calcio; anche l’integrazione minerale del mangime va ripensata per questo periodo. E’ buona pratica sospendere anche la distribuzione di sale pastorizio per evitare la formazione di edema mammario.

Vacche in prossimità del parto
(periodo di transizione).
A partire dalle due/tre settimane prima del parto l’attenzione va posta soprattutto sull’alimentazione per cercare di ridurre al minimo i problemi metabolici dell’animale nelle prime settimane di lattazione.
Questa è una fase estremamente delicata; la bovina subisce una notevole trasformazione dal punto di vista metabolico: l'assunzione di sostanza secca tende a diminuire e l'animale   utilizza parte delle riserve corporee per coprire i fabbisogni. Per evitare problemi è necessario innalzare il livello energetico e proteico della razione, essenzialmente passando ad un mangime per vacche in produzione e adeguando la quantità somministrata alle esigenze della bovina. Tuttavia, non va dimenticato che la vacca deve adattarsi al passaggio da una razione dove c’è molto foraggio e alte percentuali di fibra ad una dove prevalgono gli amidi e proteine; pertanto questo cambiamento deve avvenire gradualmente, dando tempo alla popolazione microbica di adattarsi ai nuovi alimenti ed alle papille ruminali di allungarsi, garantendo la piena efficienza del rumine in vista della lattazione.
E’ soprattutto in questo periodo che vanno forniti foraggi di ottima qualità e che bisogna iniziare a distribuire il concentrato che verrà utilizzato in lattazione. Dopo il parto, il concentrato va aumentato gradualmente, al massimo di 0.5 kg al giorno man mano che l’appetito e la produzione di latte aumentano.
A partire da 15 giorni prima del parto, una particolare attenzione andrebbe posta all’assunzione di selenio e vitamina E, per innescare quei processi fisiologici che si ripercuoteranno positivamente sulla salute generale della vacca e del nascituro.
 
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