BIODIVERSITÀ
Una panoramica sui toponimi che ricordano le coltivazioni e le pratiche agricole.
DEL "PIO CASTAGNO"
di Saverio Favre
Il castagno monumentale di Derby (La Salle).Non deve stupire la miriade di toponimi che richiamano il castagno o il suo prezioso frutto, nelle numerose varietà presenti sul territorio: una spiegazione di questo fatto risiede nella notevole diffusione di quest'albero, considerata anche l'importanza che esso rivestiva nell'economia familiare di un tempo, un'economia di sussistenza, in un regime di autarchia quasi totale. Nella bassa Valle (disponiamo per questa zona di testimonianze documentate), la castagna era una risorsa essenziale per la popolazione locale; consumata nei modi più disparati, in più occasioni sostituiva egregiamente il pane. Dopo la raccolta, le castagne venivano essiccate in appositi locali, le grehhi, in cui si accendeva un fuoco che produceva fumo per settimane; venivano in seguito sbucciate, inserendole in un sacco e battendole poi su un ceppo, ed infine mondate con un ventilabro. Le più belle erano utilizzate per l'alimentazione delle persone, le altre erano destinate al pastone del maiale.1
Pascoli, ricorrendo al linguaggio figurato, in una sua poesia usa la definizione di "pio castagno", quasi a voler umanizzare la generosità di quest'albero che tutto dà di sé al villano che non ha che il sole, dal frutto per la sua prole, alle foglie per la lettiera della bruna vaccherella, alla legna per riscaldare l'avo tremulo.
Per tornare ai toponimi, a Challand-Saint-Victor troviamo la frazione Châtaignère il cui significato di zona ricca di castagni, castagneto, è facilmente ravvisabile. Sempre nella bassa Valle, sono attestabili nomi di luogo riferiti a varietà di castagni, quali Ohtèn, Grossì, Grignolén, Ferla (castagno selvatico), Risàn, Risan-èi (con suffisso collettivo); o a varietà di castagne, quali Ohtèntse, Grignole, Hélée (da herle, castagne selvatiche), Frioula (castagna bollita con la buccia), Denohtse, Piombés (piombéze sono tipi di castagne), Risan-e. A Hône ne sono state documentate altre qualità (anche se non in toponomastica), come goyette, boun-ènte, verdéze, péaquine. Altre, come per esempio groussére, marroneyse, donnastche, sono citate da Zanolli che, in documenti del Fondo Vallaise risalenti al XIV secolo, ha ravvisato nomi di castagni in veste di toponimi: Verdés (Lillianes); In Valle Grosserii (Vallaise); Lo Rossanet (Tour-d'Héréraz); ecc.2
Oltre al castagno, tanti altri alberi, che procurano nutrimento all'uomo e agli animali domestici, contraddistinguono con il loro nome altrettanti luoghi, da Rovarey, diffuso anche come cognome, il cui significato è quello di rovereto, dal latino ROBUR, rovere, che fornisce ghiande per i maiali, ai numerosi Noyerey, boschi di noci, i cui frutti venivano e vengono ancora utilizzati per produrre l'olio di noci, oggi sempre più raro e molto ricercato. Anche il troillet (da treuill, torchio, continuatore del latino TORCULUM), ossia il panello, residuo solido della spremitura delle noci, veniva usato per l'alimentazione degli animali, ma era anche una ghiottoneria da rosicchiare di tanto in tanto.
Naturalmente si può continuare con una lunga teoria di località, o zone anche molto circoscritte, che portano il nome di alberi da frutto: Pommier, melo; Cerisier, Cerisey, ciliegio, zona di ciliegi; Gueriottey, Griotire, varietà di ciliegio (dal provenzale agriota risalente al latino ACER, agro); Coudrey, luogo ricco di noccioli (dal latino CORYLUS); Dolagnire, pianta del nocciolo (dal latino *ABELLANEA); Mandollaz (villaggio di Nus), mandorla; Tsangrafión, nome composto dalla parola tsan, campo, e da grafión, varietà di ciliegio, durona (probabilmente dal tardo latino GRAPHIUM, innesto); léz Ento, in ultimo, significa gli innesti.
La vigna è ovviamente rappresentata da numerosi toponimi, Vegnaa, Vegnalet, Vignaux, ecc., oppure Provaney, forma suffissata di provan-a che indica un solco scavato nelle vigne per la piantatura di nuove viti, dal latino PROPAGO, propaggine, e quindi propagginazione, ecc. Spesso sorprende il fatto di riscontrare attestazioni relative alla vigna ad altitudini dove oggi sarebbe impensabile coltivarla: ciò potrebbe spiegarsi con le mutate condizioni climatiche, o con la presenza di vitigni particolari, tuttavia… altre strade sono percorribili, altre ipotesi sono plausibili.
Le colture cerealicole, un tempo alla base dell'alimentazione delle nostre popolazioni, sono oggi quasi completamente abbandonate, ma il loro ricordo sopravvive in nomi che evocano un mondo ormai lontano, come Orgières, campi di orzo; Aveneyre, campi di avena; lo stesso nome di Etroubles risalirebbe al latino STIPULA, stoppia.
Anche le rape, che oggi non godono più di una grande considerazione, erano un tempo un alimento prezioso per il sostentamento di una famiglia, specie se numerosa, e lo dimostrano toponimi quali Ravoire, Ravière, ecc. L'Abbé Henry ci riferisce che i nostri vecchi solevano dire:
Euna bouna ravëre
Euna bouna mansëre
Tret de la misére
Euna fameille intsëre

Ossia: un buon campo di rape, una buona mucca non gravida (e che quindi dà latte più a lungo delle altre) salvano dalla miseria un'intera famiglia. Altri ortaggi trovano riscontro in toponimi come Tartifley, campo di patate, Tsangneflette, campi coltivati a carote, ecc.
Prati e pascoli, che richiedono cure costanti per essere produttivi, sono ampiamente rappresentati in toponomastica: Pâquier, dal latino PASCULUM, pascolo, designa spesso un insediamento o un quartiere; Tsa, da un radicale prelatino CALM, latinizzato in CALMIS, indica un pascolo d'alpeggio così come Tsaléque, anche se entrambi assumono connotazioni specifiche. Toula, dal latino TABULA, è generalmente un prato rettangolare a superficie uniforme, spesso compreso tra due canali d'irrigazione. Dri, dal celtico *DRUTO, forte, vigoroso, indica un terreno ben concimato.
Testimoni del duro lavoro che richiedeva la coltivazione dei pendii sono i nomi (generalmente voci del linguaggio corrente) con cui queste zone vengono ancora chiamate: i terrazzamenti realizzati per agevolare la coltivazione dei terreni in forte pendenza sono designati con denominazioni quali Couahtse, Topiette (piccole terrazze), Tabie (tavole), Piagne, Couarde. Cohtire, dal latino COSTA, costa, sarebbero invece terreni dove veniva praticata la rotazione delle colture. Sapé, Sapél, dal latino SAPPA, zappa, indica un muro di sostegno di un campo su un pendio terrazzato, mentre Lémón, Lémón-à, dal latino LIMUS, fango, è il mucchio di terra in fondo al campo: infatti, nelle zone ripide, la terra tende a scivolare verso il basso e si rende quindi necessario riportarla periodicamente verso l'alto, operazione che in patois si chiama lévà téra.
Vorrei concludere con due toponimi, uno diffusissimo in tutta la regione, l'altro più raro e che possiede ancora un significato evidente in modo particolare nella bassa Valle. Si tratta dei vari Ron, Ronc, con numerose forme suffissate, deverbali di ronqué, roncà, dissodare, dal latino RUNCARE: Ron è dunque un terreno dissodato. Couteura invece, dal latino CULTURA, terra coltivata, campo arato, significa maggese, campo lasciato a riposo.

1Cfr. P. Bordet e A. Bétemps, Les travaux agricoles à Hône, in: Enquête toponymique en Vallée d'Aoste. Hône, Aosta, Le Château, 1997, pp. 25-28.
2Cfr. O. Zanolli, Le châtaignier. Son importance historique et toponymique dans la Basse Vallée au cours des siècles, "Le Flambeau perché riacquisti fertilità, pratica un tempo corrente come quella della rotazione delle colture.", n° 4, 1979, pp. 35-48.

   
Pagina a cura dell'Assessorato territorio, ambiente e opere pubbliche © 2017 Regione Autonoma Valle d'Aosta
Condizioni di utilizzo | Crediti | Contatti | Segnala un errore