Attività estrattive
Gli interventi di messa in sicurezza delle miniere del Lac Gelé e la riqualificazione dell’altoforno della Serva rientrano nel progetto “Giroparchi” nell’ambito del “PAR FAS Valle d’Aosta 2007-2013”.
GLI INTERVENTI SUL PATRIMONIO MINERARIO DEL MONT AVIC
Stefano Lunardi e Michele Saulle
Dottore forestale e Architetto
Il filone, situato entro i confini di un alpeggio detto Gran Bellalana non lontano dal Lago Gelato, seppur sull’opposto versante, fu scoperto nel 1693 dai fratelli Bernardo e Aurelio Mutta 1. Gli accordi per la coltivazione vennero stipulati sia con il prevosto di Saint-Gilles di Verrès, sia con il barone di Fénis, alla cui giurisdizione era sottoposto il sito della miniera. Il contratto con il barone Antoine-Gaspard di Challant, in data 6 agosto 1693, prevedeva anche la facoltà di estendere le ricerche a tutte le miniere di ferro esistenti nella baronia e di costruire gli impianti necessari per la lavorazione del minerale, impianti che dopo la scadenza della convenzione sarebbero rimasti di proprietà del barone 2.
Secondo quanto riportato da Giusti, la miniera pareva assai più promettente di quelle di Champorcher che i Mutta coltivavano in quegli anni, tanto che presto decisero di costruire un altoforno in località La Serva (Champdepraz) 3.
Alla morte di Bernardo Mutta, nel 1730, la miniera passò al nipote Carlo, il quale due anni più tardi, nel tentativo di organizzare al meglio la sua attività a Champdepraz, si accordò il 9 marzo 1732 con Jean-André Bonjan e Barthélemy Cugnon (o Ducugnon) per l’estrazione di «almeno seimila rubbi di minerale dal filone del Lago Gelato e da altri che essi riuscissero a individuare, eccetto quello della Grand-Val» 4, da lavorare nel forno di La Serva. Una vertenza con il conte di Challant, che pretendeva il pagamento dei diritti feudali, nonché il rinnovo della convenzione del 1694 per l’uso delle acque e il funzionamento del’altoforno, bloccò l’avvio dell’attività produttiva. Nel mese di ottobre, poco dopo aver raggiunto un accordo con lo Challant, il Mutta moriva.
Notizie sulle vicende tardo-settecentesche della miniera si desumono da un documento del 1787, nel quale un certo Dominique Baudin di Champorcher chiedeva alla Camera dei Conti di Torino di poter coltivare la miniera di ferro situata nella montagna di Pisonet, in territorio di Champdepraz, nel luogo detto «Le Grand Leysi» 5. Il giacimento, già sfruttato dalla Société des Fabriques de Verrès, ma da circa sedici anni abbandonato a causa della scarsa qualità del suo minerale 6, si trovava su di una roccia scoscesa e di difficile accesso: esso era dotato di tre aperture: «Le Grand Leysi», «Le Trou de la Chaudière» e «Le Lac gelé». Se ne estraeva un minerale estremamente aspro, inadatto alla colatura in grossi forni e alla lavorazione in sottiladora, ma che, polverizzato e sottoposto alla riduzione in un piccolo forno, produceva un ferro molto duro e poco duttile, idoneo alla fabbricazione di chiodi, barre e altri utensili. Baudin richiedeva inoltre la facoltà ad utilizzare le acque di un ruscello chiamato Ronchas per attivare un mulino di sua proprietà, l’uso di un bosco di sua proprietà per la carbonizzazione e il permesso di installare una forgia per la lavorazione del ferro. La domanda di Baudin venne accolta positivamente.
Agli inizi del XIX secolo la miniera venne con ogni probabilità sfruttata da un certo Jean-Jacques Obert. Originario di Bard, quest’ultimo aveva affittato alla fine del Settecento la fabbrica di Hône, rifornendola del minerale che scavava nella miniera di Traversella 7. Successivamente tentò di realizzare un ciclo produttivo completo a Champdepraz, dove ricostruì l’altoforno di La Serva e realizzò un’affineria per la lavorazione della ghisa prodotta in loco.
Le proprietà di Obert vennero rilevate intorno al 1820 dalla società Defey et C.ie. L’attività siderurgica venne però ben presto abbandonata a causa dell’esiguità di minerale e delle difficoltà di coltivazione di una miniera situata in alta quota 8.
Successivamente non si hanno altre notizie del giacimento fino al 1873, quando fu dato in concessione a Joseph-Balthazard Mongenet, il quale non pare abbia inteso riavviarne concretamente la coltivazione. La concessione venne revocata a Gaspard e Richard Mongenet il 23 aprile 1894 9.

L’altoforno della Serva è composto da una fornace per l’arrostimento del minerale, un canale derivato dal torrente Chalamy e dai resti di bacini, usati per mettere a bagno il minerale. L’altoforno è stato parzialmente demolito nella parte anteriore, ciononostante l’insieme del sito ha un buon grado di leggibilità ed un alto valore che gli derivano dall’esiguo numero di manufatti analoghi presenti in Valle d’Aosta.La miniera del Lago Gelato
Il primo altoforno di La Serva venne edificato con ogni probabilità da Carlo Mutta, il quale il 5 aprile 1694 sottoscriveva un accordo con il conte Perrone di San Martino per la costruzione di un «fourneau» e degli altri edifici necessari per la lavorazione del minerale estratto vicino al Lago Gelato 10. La convenzione per la coltivazione delle miniere, il funzionamento dell’altoforno e l’uso delle acque verrà rinnovata al nipote omonimo del Mutta nel 1732 11.
Questo primo altoforno venne con ogni probabilità demolito; quello ancora oggi visibile sembra risalire infatti ad un periodo assi più recente.
Le statistiche napoleoniche indicano la costruzione di un altoforno a Champdepraz da parte di Jean- Jacques Obert nel 1805. Nel corso dell’inchiesta del 1807, D’Aubuisson notava che a quella data l’impianto non aveva fatto che una piccola fondita di prova e le scarse risorse di combustibile non gli avrebbero concesso di essere attivo a lungo: si tratta con ogni probabilità dell’impianto di La Serva 12.
Intorno al 1818 l’altoforno fu acquisito dalla società Defey et C.ie. La sua attività sarebbe cessata solo dopo il 1828, anno in cui la società venne autorizzata a continuare il libero esercizio degli stabilimenti di Verrès, Saint- Barthélemy, Hône, Champdepraz, Challand-Saint-Anselme, a condizione della soppressione dei forni reali della Serva e di quello di Pontboset 13. Il progetto comporta la messa in sicurezza dei siti minerari al Lac Gelé e la valorizzazione dell’altoforno della Serva.

Le miniere del Lago Gelato dovevano infatti essere salvaguardate da ingressi non autorizzati o accidentali che risultano allo stato attuale pericolosi. Allo stesso tempo l’ingresso alle miniere doveva conservare la suggestione di quei luoghi di lavoro dando la possibilità a chi le avrebbe visitate di conoscere la storia del complesso minerario del Lac Gelé.

L’altoforno della Serva, dove si conserva la camera di combustione, è oggi in cattivo stato di conservazione, è in parte crollato ed è anche stato invaso dalla vegetazione in maniera consistente. Il progetto prevede la sua valorizzazione attraverso l’inserimento dell’opportuna segnaletica informativa. L’intervento si limita a mettere in sicurezza la costruzione valorizzandone la struttura.Un dettaglio della miniera del Lago Gelato

Gli interventi alle miniere del Lago Gelato, dopo diversi approfondimenti, sono di un’unica tipologia. La chiusura delle bocche delle miniere è avvenuta attraverso la realizzazione di una muratura in pietra a secco. Il materiale lapideo è stato recuperato in loco, in modo da non alterare la percezione cromatica dell’intervento. All’interno della muratura sono inseriti degli elementi metallici aperti in acciaio corten per permettere alla fauna di poter ancora usufruire delle miniere e al visitatore di scorgerne ancora una parte.
Costruire barriere per evitare l’ingresso accidentale delle persone nelle miniere in un contesto ricco, fatto di evidenti manufatti, ha definito una chiara linea progettuale in cui i nuovi manufatti dovevano integrarsi con le preesistenze, senza alterarne eccessivamente la percezione. I riferimenti su quanto progettato e realizzato sono stati prelevati dagli stessi luoghi in cui ci si inserisce: chiusure in muratura e elementi in ferro ossidato, sono presenti nei luoghi di intervento e sono stati utilizzati proprio per costruire sostegni e ostruzioni. La messa in sicurezza delle miniere del Lac Gelé ha preso spunto dagli elementi presenti e ripropone gli stessi materiali nonché le stesse tipologie costruttive per apparire come un intervento privo di impatto e determinato in continuità. L’aspetto da ricreare, come in una scena, l’atmosfera che abbiamo cercato di enfatizzare riguarda, anche un po’ retoricamente, questi luoghi di lavoro, come se i nuovi manufatti facessero parte di un’attività mineraria in disuso, fatti ad uso e consumo della produzione e dello sfruttamento delle miniere.

La messa in sicurezza dell’altoforno della Serva diventa l’occasione per creare un interessante luogo per approfondire la conoscenza sul complesso minerario.
Il progetto prevede la costruzione di una pedana in calcestruzzo su un letto di ghiaia con conseguente rimodellamento del terreno circostante.
La valorizzazione del monumento avviene tramite l’inserimento, ai piedi del manufatto, di un elemento architettonico che possa permettere di comprendere le attività minerarie dell’altoforno della Serva e delle miniere del Lac Gelé.
Si è scelto quindi di delimitare un’area con una seduta e con i supporti informativi necessari per la valorizzazione dell’altoforno.
L’opera appare poco impattante ma determina un punto di sosta in cui, oltre a lasciarsi suggestionare dal complesso, è possibile percorrere quella che doveva essere la zona destinata alla colata.
La pedana è stata realizzata utilizzando le scorie presenti nelle immediate vicinanze dell’altoforno, in continuità con gli aspetti paesaggistici dell’intorno. Le scorie, elementi fragili della fusione, hanno forte carattere espressivo in quanto prodotto di scarto della lavorazione, quindi materiale prodotto dall’altoforno, con una forte caratterizzazione anche estetica. La pedana e la seduta, sono state realizzate accostando le scorie a formare un tappeto suggestivo su cui il visitatore può camminare.
 
 
Note:
1 Su questa miniera si veda, dal punto di vista geologico, A. Stella, 1921; P. Castello, 1981; P. Castello, Minerali, 1981. Per la descrizione dei lavori cfr. C. Lorenzini, 1995, pp. 84-87.
2 AHR, Fonds Challant, vol. 164, mazzo I, n. 5; vol. 166, mazzo I, n. 8. Cfr. R. Nicco, 1987, pp. 18-19; G. Ciardullo, 1994, pp. 69-70.
3 F. Giusti, 1682.
4 ANA, notaio Jean-Jacques Nicola, vol. 1023. Cit. da R. Nicco, 1987, pp. 18-19.
5 AHR, Fonds Challant, vol. 236, mazzo I, n. 38.
6 La notizia si desume dalla rerazione dell’Intendente Fernex, dove il giacimento viene indicato come «miniera di La Serva»: AST, sezione I, Materie economiche, Miniere, mazzi da ordinare, mazzo VII, n. 1.
7 Il nome di Obert è documentato dal 1796 al 1807. Cfr. G. Berattino, 1988, pp. 296, 406 ss.
8 AST, Sezione I, Materie economiche, Miniere, mazzi da ordinare, mazzo VII, n. 1.
9 «Rivista del Servizio Minerario», 1894.
10 R. Nicco, 1987, p. 18.
11 AHR, Fonds Challant, vol. 166, mazzo I, n. 50; cfr.
R. Nicco, 1987, p. 35.
12 ANP, F14, 1034, 1035.
13 AST, Sezione I, Materie economiche, Miniere,
mazzo VIII, n. 1s.
   
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