PEAR

Il Piano Energetico Ambientale Regionale della Valle d’Aosta (PEAR) è uno strumento di pianificazione del territorio da un punto di vista energetico  che a partire dall’analisi dei flussi energetici esistenti definisce degli obiettivi di risparmio e di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, in coerenza con gli aspetti ambientali e nel rispetto degli obblighi derivanti dalle norme di settore a livello regionale, nazionale ed europeo.

 

LA NORMATIVA

La Legge del 09 gennaio 1991, n.10 (Norme per l'attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia) ha introdotto i Piani Energetici anche a livello locale. In particolare, l'art. 5 prescrive alle Regioni e alle Province Autonome la predisposizione di piani energetici regionali, precisandone i contenuti di massima e ai Comuni con popolazione residente superiore a 50.000 abitanti l'obbligo di redigere specifici piani energetici comunali (PEC).

La prima stesura del PEAR risale al 1998, la seconda al 2003 (approvata con Deliberazione del Consiglio Regionale n. 3146/XI in data 3 aprile 2003) e prendeva in considerazione il periodo di pianificazione dal 2001 al 2010.

Il nuovo Piano Energetico Ambientale della Valle d'Aosta, che è stato approvato con Deliberazione del Consiglio regionale n. 727 del 25 settembre 2014, costituisce il vigente strumento di pianificazione in ambito energetico con finalità di indirizzo e di programmazione per il periodo dal 2011 fino al 2020.

Il nuovo PEAR, appartenendo ai piani ed ai programmi che possono avere effetti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale come definito dall’art. 6 comma 1 della l.r. 12/2009, è stato oggetto di procedura di VAS (Valutazione ambientale strategica) in  applicazione della direttiva 2001/42/CE (Direttiva VAS) del Parlamento e del Consiglio europeo concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi al fine di garantire un elevato livello di protezione ambientale.

 

GLI OBIETTIVI

Il documento, partendo dall’analisi della situazione energetica attuale, definisce una serie di azioni volte alla riduzione dei consumi e allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili in accordo con gli obiettivi posti dalla Comunità Europea e dalle vigenti norme a livello nazionale.

In particolare, gli obiettivi individuati sono in linea con quelli fissati a livello europeo nell'ambito della strategia del “20-20-20”, che prevede per il 2020: 

  • l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili portandola al 20% del consumo energetico per uso finale;
  • la riduzione del 20% dei consumi energetici complessivi.
  • la riduzione delle emissioni di CO2 del 20% rispetto ai livelli del 1990;

Per quanto riguarda il primo obiettivo, in particolare, l’Europa ha fissato, con la direttiva 2009/28/CE, la quota di energia da fonti rinnovabili in rapporto al consumo lordo finale che ciascun Paese europeo deve aver raggiunto nel 2020: per l’Italia è stato definito un valore  pari al 17%.

A livello nazionale, è stato poi approvato il D.M. del 15 marzo 2012 (Definizione e qualificazione degli obiettivi regionali in materia di fonti rinnovabili e definizione della modalità di gestione dei casi di mancato raggiungimento degli obiettivi da parte delle regioni e delle provincie autonome) così detto decreto “Burden Sharing”, che introduce la ripartizione dell’obiettivo Nazionale sulle Regioni e stabilisce  in termini percentuali le quote di energia da fonte rinnovabile sul consumo finale lordo che ciascuna regione dovrà raggiungere entro il 2020 e in anni intermedi. In particolare per la Valle d’Aosta, al 2020 è previsto il raggiungimento di una quota pari al 52,1% .

Il secondo ed il terzo obiettivo perseguono le indicazioni per il raggiungimento dei risultati nell'ambito della strategia del “20-20-20” in coerenza con gli obiettivi posti a livello nazionale ed europeo.

 

IL SISTEMA ENERGETICO REGIONALE

La pianificazione energetica prende avvio dalla redazione dei Bilanci Energetici Regionali (BER) e dall’analisi dei flussi energetici che caratterizzano la regione. Dall’analisi del territorio regionale emerge principalmente che nel sistema energetico valdostano:

  • i consumi, sia termici che elettrici, sono tendenzialmente in crescita;
  • il processo di metanizzazione del territorio ha portato a una netta crescita dei consumi di gas naturale, soprattutto nel settore civile;
  • la produzione di energia elettrica è costituita per il 99 % da fonte rinnovabile in quanto  deriva per la maggior parte da impianti idroelettrici;
  • i  consumi termici da fonte energetica rinnovabile presentano maggiore incertezza di dati in quanto le fonti nazionali spesso hanno riportato valori contrastanti con quanto indagato a livello regionale.

In generale l’attendibilità dei dati, soprattutto per una Regione di dimensioni modeste come la Valle d’Aosta, rimane un fattore di forte incertezza e è necessario tenerne conto nella lettura critica dei BER e nella definizione degli scenari presentati nel documento.

 

GLI INTERVENTI

Lo scenario di piano, che prende in considerazione il periodo dal 2011 al 2020, in coerenza con gli obiettivi posti a livello regionale dal Decreto Ministeriale di Burden Sharing, introduce una serie di  interventi volti sia all’aumento della produzione di energia da fonte rinnovabile che alla riduzione dei consumi. 

 

Questi possono essere quindi articolati in due aree principali:

  • fonti energetiche rinnovabili (incremento di produzione da idroelettrico, solare fotovoltaico, eolico e termico, installazione impianti a biomassa cogenerativi e non cogenerativi sia nuovi che in sostituzione di quelli esistenti );
  • efficienza energetica:

interventi volti alla riduzione del fabbisogno energetico (interventi di riqualificazione energetica degli edifici, di razionalizzazione dei processi produttivi del settore industriale/artigianale e di diminuzione del fabbisogno elettrico per l’industria ed il settore civile);

interventi di efficienza delle conversioni energetiche (efficientamento della produzione di calore nel settore civile ed industriale, creazione di reti di teleriscaldamento e installazione di impianti cogenerativi e di pompe di calore in sostituzione di caldaie di tipo tradizionale).

 

I RISULTATI

Il Piano riporta una fotografia dell’anno 2020, evidenziando come la realizzazione di tutti gli interventi porterà al raggiungimento del primo obiettivo sia al 2020, sia negli anni intermedi e come l’aumento di produzione idroelettrica e gli interventi di risparmio energetico nei settori civile ed industriale rappresentino la parte preponderante.

In riferimento al secondo obiettivo, con gli interventi sulle sole catene stazionarie (settore civile, industria e agricolo) la percentuale di riduzione rispetto allo scenario libero è pari al 2,4 % al 2016 e al 3,9% al 2020.

Per quanto riguarda le emissioni di CO2 sul territorio regionale l’effetto dell’esportazione di energia elettrica da fonte rinnovabile (poco meno del 70% della produzione) comporta sul sistema esterno una riduzione di produzione di energia elettrica da centrali termoelettriche con conseguente riduzione di consumo da fonte fossile e delle relative emissioni . Si introduce quindi il concetto di “saldo della CO2“ dato come differenza tra la CO2 generata dai consumi da fossile sul territorio e la CO2 evitata sul sistema esterno per esportazione di energia elettrica da fonte rinnovabile. In merito al terzo obiettivo quindi gli interventi previsti nel piano generano un’ulteriore diminuzione delle emissioni di CO2 stimate per il 2020 in circa  305.472 t/anno.


IL MONITORAGGIO

Il PEAR sarà oggetto di monitoraggio per valutare il grado di raggiungimento degli obiettivi e per definire le eventuali misure correttive che si dovessero rendere necessarie. Il monitoraggio verrà effettuato in accordo con la metodologia di monitoraggio statistico degli obiettivi regionali che è in fase di approvazione  a livello nazionale, predisposta dal GSE (Gestore dei servizi energetici), ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie , l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e con il coinvolgimento delle regioni , secondo quanto previsto dall’articolo 40 del dlgs. 28/2011. La definizione di una  metodologia monitoraggio e di raccolta dati sul territorio diventano quindi di fondamentale importanza al fine della  verifica degli obiettivi di piano.

 



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