Approfondimenti

Sull'Alpis Graia sono visibili resti di edifici (complesso A), provvisti di un accesso diretto dalla strada romana (Via delle Gallie), definibili come mansiones (dalla radice del verbo latino maneo "rimanere", "restare", ma anche "trascorrere la notte"). Si tratta di infrastrutture che garantivano, qui come in altri punti nodali della rete viaria del mondo romano, l'accoglienza, il ristoro, il pernottamento dei viaggiatori e degli animali da trasporto. L'esistenza di un annesso luogo di culto è provata dalla presenza di un fanum, piccolo tempio gallo-romano con cella a pianta quadrata, circondata da un portico (complesso B, oggi parzialmente distrutto dal passaggio della strada moderna). È probabile che il tempietto fosse dedicato a una divinità locale, forse Hercules Graius, raffigurato su una lamina votiva in argento proveniente dalla cosiddetta mansio occidentale.
A scavi occasionali condotti sul valico nella prima metà dell'Ottocento fecero seguito, nei primi decenni del secolo scorso, campagne sistematiche di indagine da parte della Soprintendenza alle Antichità del Piemonte, seguite da interventi di restauro e di protezione dei muri. Restano tuttavia non ben definite le fasi di vita dei complessi A e B nell'arco dell'età romana, la funzione dei loro diversi ambienti, la struttura degli elevati.

Dopo una lunga parentesi, la ricerca sul colle è stata riavviata nelle estati 1997-2001. L'indagine svolta nel complesso C ha avuto origine dall'esame di una fotografia che, scattata in particolari condizioni di luce, metteva in evidenza il perimetro di due costruzioni sepolte sotto il manto erboso, situate al di là del presumibile tracciato viario antico, di fronte alle mansiones e al fanum.

Lo scavo archeologico, preceduto da un rigoroso lavoro topografico che ha consentito di posizionare con esattezza l'immagine sul terreno, ha avuto inizio con un sondaggio nel settore nord dell'edificio orientale (edificio 1); è proseguito poi con tre successive campagne che hanno portato in luce i resti di un fabbricato a pianta rettangolare - 18x8 m circa - , in origine costituito da un pianoterra in muratura, un unico grande ambiente, diviso al centro da una fila di 5 pilastri come probabile sostegno di un soppalco o di un piano basso in legno. I muri perimetrali, conservati quasi soltanto in fondazione, appaiono eseguiti con cura e perizia tecnica notevoli; il tetto era coperto da tegole e coppi in laterizio, di cui sono stati rinvenuti abbondanti frammenti, insieme con chiodi per carpenteria. Sebbene sia tuttora in corso lo studio della sua funzione, è probabile che anche quest'edificio, ampiamente databile alla prima età romana imperiale, facesse parte della serie di strutture attrezzate per la sosta e il ricovero dei viaggiatori.

Sullo stesso allineamento, dunque a monte del tracciato della Via delle Gallie, si trova la mansio occidentale, nota da tempo, oggi in territorio francese, da cui provengono il busto in argento di Iuppiter Dolichenus e lamine votive. Proprio la presenza di questi oggetti aveva indotto P. Barocelli a interpretare quest'edificio come mansio e, al tempo stesso, come luogo di culto, e R. Mollo Mezzena a privilegiarne decisamente la funzione sacra. Di recente, A. Canal sposta invece l'attenzione piuttosto sulle condizioni di rinvenimento degli oggetti votivi, a suo parere trafugati dal fanum (complesso B) da predoni di passaggio, che li avrebbero poi abbandonati all'esterno della mansio, loro occasionale ricovero.

 



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