La fioritura tardogotica

 

Il castello di Giorgio di Challant

Dopo la scomparsa di Ibleto (1409) il castello passò al figlio Francesco, primo conte di Challant, il quale morì nel 1442 senza discendenti maschi. In seguito a una lunga contesa per la successione, il titolo comitale e i feudi ad esso connessi furono assegnati nel 1456 a Giacomo di Challant. Il figlio Luigi decise di mettere mano alla ristrutturazione del castello di Issogne, ma la morte prematura, sopravvenuta nel 1487, non gli consentì di concludere il suo progetto che venne portato a termine dal cugino, Giorgio di Challant-Varey.

Avviato alla carriera ecclesiastica, Giorgio fu nominato priore commendatario della Collegiata di S. Orso di Aosta nel 1468. La sua fama è legata soprattutto alla colta e raffinata attività di mecenate svolta per quasi mezzo secolo: alla sua committenza si lega l'ultima straordinaria fioritura artistica della stagione tardogotica in Valle d'Aosta, incentrata sui complessi di S. Orso e di Issogne. Qui Giorgio si impegnò per dare al giovane Filiberto, primogenito di Luigi di Challant e di Margherita de la Chambre ed erede del titolo comitale, una dimora degna del prestigio europeo raggiunto dalla famiglia.

 

La decorazione del castello

Tra la fine del ‘400 e il 1509, anno della morte di Giorgio di Challant, gli edifici esistenti furono ampliati e uniti mediante la costruzione di nuovi corpi di collegamento, creando un unico palazzo a ferro di cavallo che include un ampio cortile aperto su un giardino all'italiana. Il complesso fu arricchito da una monumentale decorazione ad affresco, in buona parte conservata, che aveva lo scopo di celebrare la grandezza della famiglia Challant: il Miroir pour les enfants de Challant sulle pareti del cortile era destinato a mantenere vivo il ricordo degli avi, mentre le figure di saggi ed eroi dipinti a monocromo sul muro di cinta del giardino evocavano le virtù della tradizione antica; le lunette del porticato con le attività del borgo dovevano sottolineare il clima di benessere economico e di pacifica operosità che deriva da un governo saggio e illuminato.

L'abile regìa di Giorgio orchestra anche la decorazione degli ambienti interni del castello, arricchiti da raffinate pitture sulle pareti e sui camini, da soffitti a cassettoni e mobili intagliati di squisita fattura tardogotica.

Al centro del cortile fu collocata una fontana con un albero di melograno in ferro battuto, simbolo di prosperità, dono personale del priore a Filiberto e alla promessa sposa Louise d'Aarberg. Dal matrimonio, celebrato nel 1502, nacque Renato, che sarebbe divenuto l'esponente più noto e prestigioso della casata di Challant.

 

La dimora cinquecentesca

Nel secondo quarto del XVI secolo, dopo il matrimonio di Renato con Mencia del Portogallo, il castello di Issogne visse la sua stagione più felice. Un inventario redatto alla morte di Renato, nel 1565, attesta la straordinaria ricchezza del castello a quell'epoca: l'arredo delle stanze era costituito da mobili intagliati e preziose tappezzerie, nei cassoni si conservavano biancheria e capi di vestiario in tessuti pregiati, il cabinet de l'argenterie custodiva un vero e proprio tesoro di vasellame e suppellettili in argento, del peso complessivo superiore a cento chilogrammi, e non mancava una biblioteca con un centinaio di volumi.
Come il suo antenato Francesco, anche Renato non aveva eredi maschi e lasciò tutti i suoi beni alla figlia Isabella, sposa di Giovanni Federico Madruzzo, rampollo della prestigiosa casata dei principi-vescovi di Trento. Il nuovo processo per la successione al titolo, durato più di un secolo, esaurì le finanze della famiglia e ne avviò inesorabilmente il declino.

 

 



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