Il recupero ottocentesco

Come attesta lo storico Jean-Baptiste De Tillier, all'inizio del XVIII secolo l'edificio era in abbandono. Nel 1716 il conte Georges-François, ultimo erede di Fénis, è costretto ad alienare il feudo per far fronte ai debiti contratti dal padre. Dal conte Baldassarre Saluzzo di Castellar Paesana, membro del Senato piemontese, il castello passa in seguito ad altri proprietari: ma l'ancien Régime era ormai al tramonto, e da fiero simbolo del potere feudale il maniero è trasformato in casa colonica.

Nella seconda metà dell'800 il cortile era invaso dalle erbacce, la cappella era utilizzata come fienile e altri locali, spogliati degli arredi originali, erano adibiti a deposito dei raccolti o a ricovero per gli animali: questo era lo stato in cui si trovava il castello quando l'architetto Alfredo d'Andrade, capofila del movimento culturale piemontese di orientamento neomedievalista, comincia a interessarsi al monumento, rilevandone tutti i particolari architettonici e decorativi.

Nel 1895, dopo una lunga trattativa con il proprietario, d'Andrade riuscì ad acquistare il castello per conto dello Stato, intraprendendone il restauro delle parti più degradate.

 



Torna su