Il castello: evoluzioni architettoniche

Situato su una collina morenica che domina la Dora, il castello di Aymavilles si erge in posizione strategica alla biforcazione tra l’alta Valle e la Valle di Cogne e a controllo della piana di Aymavilles, là dove, come hanno sottolineato gli scavi eseguiti nella chiesa di Saint-Léger, si estendevano in epoca romana le proprietà di un vasto territorio agricolo, forse legato alla gens Avilia, la stessa responsabile della costruzione del ponte acquedotto di Pont D’Ael.

Le prime tracce della presenza di una struttura fortificata si hanno grazie a una bolla papale del 12 maggio 1207, che cita, tra i beni dei canonici di Saint-Gilles, la cappella di San Nicola “de turre”. Come anche le recenti indagini hanno dimostrato, si doveva trattare, all’epoca, di una vera e propria torre, o casa forte, eventualmente dotata di una cinta muraria, di proprietà della famiglia De Amavilla.

La trasformazione del primo nucleo del castello che possiamo ammirare oggi si attua a partire dalla metà del Trecento, quando i conti di Savoia infeudarono l’intero complesso ad Aimone di Challant. Se le indagini dendrocronologiche confermano che un cantiere prese l’avvio nel corso degli anni Sessanta del XIV secolo, è tuttavia con ogni evidenza al figlio di Aimone, Amedeo di Challant, che si deve la realizzazione della fabbrica attuale. Le analisi condotte scrostando gli intonaci sette e ottocenteschi hanno rivelato come il castello di Amedeo abbia lasciato numerose testimonianze, a partire dalle cucine, ben riconoscibili nei livelli interrati della dimora, fino ad arrivare allo splendido sistema di carpenteria lignea che ancor oggi costituisce il tetto del castello. Vero e proprio capolavoro di ingegneria medievale, il sottotetto del maniero si dimostra più adatto di qualunque spiegazione teorica o schema ricostruttivo a comprendere la maestria degli artigiani che Amedeo assunse per costruire la propria residenza. Il nuovo castello, realizzato all’incirca tra il 1395 e il 1412, comportò la sopraelevazione della fabbrica più antica, aggiungendo ai quattro vertici del maniero delle torri semicircolari. L’intera costruzione fu poi provvista, almeno sui lati settentrionale, occidentale e orientale, di un ampio fossato, le cui forme seguivano geometricamente quelle della nuova architettura. Sui prospetti, intonacati e non lasciati a pietra a vista, si aprirono grandi finestre crociate, che l’attuale restauro ha recuperato e, in taluni casi, restituito alla vista.

Circa 25 anni più tardi il figlio di Amedeo, Giacomo di Challant, modificò il maniero sopraelevando l’intero complesso di un piano e fornendolo di merlature e caditoie, ancora ben visibili nel sottotetto.

Passato ai Madruzzo con il matrimonio di Isabella di Challant, il castello di Aymavilles, affidato a dei custodi, iniziò allora un lento ma inesorabile processo di decadenza, che ebbe fine con l’arrivo di Joseph Felix de Challant, nel 1702. Barone di Châtillon, Fénis, Ussel e Aymavilles, appena nominato erede del castello di Aymavilles, costui avviò una radicale campagna di riammodernamento dell’edificio, finalizzata verosimilmente a farne una sua stabile residenza di rappresentanza. Il nuovo proprietario non si limitò soltanto a restaurare l’imponente struttura del castello medievale, ma ne rinnovò drasticamente gli interni, svuotando di fatto il volume medievale di cui vennero mantenuti poco più che i muri perimetrali, e spingendosi anche a mutarne la fisionomia esterna. il fortilizio venne integrato con inserti di architettura residenziale, adeguata al gusto e allo stile dell’epoca. L’edificio medievale perse così definitivamente la sua funzione difensiva e venne riplasmato con l’apertura di grandi logge e l’inserimento di balaustrate, cornici e specchiature. A conclusione di questo rinnovamento il castello di Aymavilles, perlomeno all’esterno, doveva apparire come lo vediamo ancora oggi.

Un ultimo intervento, forse meno radicale nella revisione volumetrica, ma determinante sul piano estetico, lo si deve al conte Vittorio Cacherano Osasco della Rocca-Challant, responsabile della decorazione recentemente messa in luce e valorizzata in alcuni ambienti del castello.

 

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