MERCOLEDì 4 NOVEMBRE 2009 Aosta Teatro Giacosa ore 21
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TRE STUDI PER UNA CROCIFISSIONE
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IDEAZIONE REGIA E INTERPRETAZIONE DANIO MANFREDINI
LUCI Lucia Manghi COLLABORAZIONE AL PROGETTO Andrea Mazza Luisella Del Mar Lucia Manghi Vincenzo Del Pret
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Lo spettacolo prende a prestito il titolo da un capolavoro del pittore inglese Francis Bacon. Il riferimento principale per interpretare il teatro di Manfredini è, come sempre, la pittura, intesa nel senso più immediato, e intenso, di visione: solo così si può spiegare un certo uso del corpo e del movimento, una spiccata preferenza per immagini efficaci. Come nel dipinto di Bacon sono accostate, l’una all’altra, tre figure che evocano la condizione drammatica di soggetti contemporanei, così questo spettacolo propone tre monologhi di personaggi “ai marginiâ€, tre storie di diversità , isolamento e sconfitta. L’angoscia tipica di Bacon, però, viene qui risolta in un’urgente richiesta d’affetto e sublimata nella speranza di un contatto umano.
“Lontano dal voler riprodurre l’opera pittorica di Bacon, mi sono proposto di inventare tre soggetti teatrali che ritraggono la condizione drammatica di tre personaggi del mio tempoâ€. Perdenti, emarginati e travestiti sono spesso gli eroi e le eroine dell’immaginario teatrale di Manfredini, che tratteggia questa umanità allo sbando sempre con delicatezza e grande sensibilità , regalandoci racconti dolorosi, ma anche densi di ironia. Il primo monologo ha per protagonista un malato mentale che, aggirandosi tra delle sedie vuote di un ospedale psichiatrico, dà voce con beffarda leggerezza e, a tratti, con tenerezza, ai fantasmi della sua psiche. Il secondo studio è invece ispirato ad un personaggio di Un anno con tredici lune di Rainer Werner Fassbinder, il transessuale Elvira che, nel momento immediatamente precedente al suo suicidio, traccia il bilancio del fallimento della sua patetica storia d’amore, un’impossibile passione senza futuro. Infine, introdotto da una sorta di leggero tip tap al suono di Bach, il terzo soggetto riprende brani del monologo di Bernard-Marie Koltès, La notte poco prima della foresta: si tratta di un extracomunitario alle prese con la desolante solitudine di una metropoli europea, durante una notte di pioggia. Il dramma della “differenza†viene qui analizzato in tre delle sue varie declinazioni: la follia, la transessualità e l’emarginazione dello straniero. Ciò che colpisce di questo spettacolo, tuttavia, è indubbiamente la soavità , ma allo stesso tempo la forza, con cui questi strazi sono rappresentati.
Il percorso di formazione di autore-attore di Danio Manfredini risale agli anni ‘70; la sua strada è caratterizzata dal rigore nella ricerca teatrale condotta, fuori da ogni percorso codificato, apparentemente anarchico, ma basato su una ferrea disciplina etica ed espressiva. Due volte vincitore del Premio Ubu per i suoi spettacoli Danio è una delle grandi figure del teatro contemporaneo italiano.
"Tralascio trama e presentazioni per poter rendere omaggio ad uno degli attori più bravi del panorama odierno italiano: Danio Manfredini. Quest’uomo abita altri corpi, non recita personaggi, è un medium che incarna anime perdute nel purgatorio della civiltà , i “messi in croce dalla società â€. Cambia protagonista davanti al pubblico, mostrando la creta con cui plasma le sue creature, il suo corpo. Tutto è coerente: la postura, la voce, i gesti, il ritmo stesso del pensiero, non si vede più l’attore, ma si materializza davanti agli occhi il fantasma di un vecchio matto malato di solitudine, di un travestito, di un extracomunitario. Non si vede più il regista, si è davanti ad un fatto non ad un’idea. Non si sente più la musica ma si carpisce la presenza di un’entità che dialoga con questi derelitti, che li culla, li trafigge, li consola. All’uscita si avverte, seppur in parte, di aver conosciuto il fondo dell’emarginazione e della solitudine, di aver riso verde". Luigi Orfeo
BIGLIETTO INTERO € 15,00 RIDOTTO € 11,00 IN VENDITA DAL 19 OTTOBRE 2009
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