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In linea con una concezione architettonica e planimetrica tipicamente romana, gli ambienti della villa della Consolata identificati con camere da letto (cubicula) sono piccoli e probabilmente sprovvisti di fonti proprie di aria e di luce dirette.
La loro collocazione nella parte sud-ovest del complesso sembra rispondere alle norme espresse in proposito da Vitruvio, mentre la vicinanza alla sala tricliniare, da cui li separa un disimpegno, potrebbe forse risentire del costume romano di proseguire talvolta i pasti nei cubicula con ospiti scelti.
In generale, il posto dei letti destinati al sonno e al riposo all'interno del vano poteva essere indicato da una rientranza nella parete, in cui era inserita, in modo da guadagnare spazio, la testata del lectus cubicularis; in alcuni casi, una vera e propria alcova era realizzata nel muro di fondo e nella parte corrispondente del soffitto. In altre camere da letto, infine - e tale è il caso dei cubicula della villa della Consolata -, è la disposizione di motivi decorativi sui pavimenti a suggerire agli archeologi l'ingombro di quello che spesso era l'unico mobile presente in questo tipo di stanze, che peraltro, come avviene in noti esempi pompeiani, erano luogo prediletto per eleganti apparati pittorici parietali.
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| Ricostruzione grafica del cubiculum di una casa pompeiana |
La decorazione pavimentale presenta un tappeto laterale con riquadro rettangolare a meandro, che racchiude un motivo a reticolato romboidale con riempitivi a stelline. Il resto del campo è occupato da una decorazione a squame. Il meandro è motivo molto diffuso nell'area laziale-campana, specie a Pompei unitamente al reticolato.
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