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In questa villa si trovano bagni privati che ripetono, in scala ridotta, lo schema completo di impianti termali pubblici e sono dunque confrontabili, come è stato osservato, con le terme Stabiane di Pompei, di età repubblicana, ma anche con gli ambienti di base di un grande impianto termale della stessa Augusta Praetoria.
A uno spogliatoio (apodyterium), non localizzabile con certezza, fa seguito un tepidarium, ambiente a temperatura moderata, da cui si passa nel calidarium, con due vasche di acqua calda sui lati brevi, una rettangolare, l'altra semicircolare; l'alta temperatura è qui garantita da un sistema di diffusione dell'aria per mezzo di un hypocaustum al di sotto del pavimento e di condutture in laterizio (tubuli) appoggiate ai muri, il cui funzionamento è illustrato nel disegno ricostruttivo in alto a destra.
Il rifornimento idrico dei balnea poteva provenire, in mancanza di derivazioni private, da acquedotti, e soprattutto in fasi antiche, da una cisterna posta sotto l'impluvium o da un serbatoio sul tetto, entrambi alimentati dall'acqua piovana. Una caldaia - che in una villa di Boscoreale era di forma cilindrica, in piombo e con il fondo di rame -, collocata in un focolare (praefurnium) attiguo, assicurava il riscaldamento dell'acqua.
Dalla fine del II-inizi del I sec. a. C., blocchetti quadrilateri di pietra di forma tronco-piramidale (cubilia), disposti secondo piani inclinati di 45° rispetto a quello di posa, si usano per rivestire le facce esterne di muri con un reticolato più o meno regolare. L'effetto estetico, tuttavia, non deve trarre in inganno: si tratta di una tecnica adottata in quanto rispondente a esigenze di abbattimento dei tempi di esecuzione e di standardizzazione del lavoro, sempre più spesso eseguito da maestranze servili poco qualificate. Ne è prova il fatto che di frequente l'opus reticulatum era destinato ad essere ricoperto di intonaco o risulta posto in opera anche in parti nascoste di edifici, come, appunto, nell'ipocausto della villa della Consolata.
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