Il y a longtemps...

Per millenni le api hanno alloggiato in ripari naturali: nel terreno, tra le rocce o all'interno della cavità di un albero.
Le prime forme di allevamento rispettarono questa condizione naturale costringendo l'apicoltore a trasportare le porzioni di tronchi nelle vicinanze della propria dimora per disporre comodamente delle risorse degli alveari e per attirare gli sciami naturali.
Per molti millenni le arnie rimasero dei manufatti più o meno definiti, costruiti con tronchi, giunchi, argilla, paglia o altri materiali ancora. Gli apicoltori realizzavano questi ricoveri, con trasposizioni anche artistiche, modellando tronchi d'albero, o utilizzando la paglia nelle forme più particolari.

 

 

Nel periodo precedente l'introduzione di principi razionali di allevamento la tecnica utilizzata per la produzione di miele si riduceva alla soppressione degli insetti mediante l'apicidio; i favi, all'interno dell'arnia, erano così saldamente fissati alle pareti ed al soffitto da non poter essere rimossi senza provocare la morte della colonia. Ciò che rivoluzionò l'apicoltura fu la scoperta dello "spazio d'ape" e la realizzazione del telaio mobile; le arnie a favo mobile sfruttano una caratteristica biologica delle api che le inducono a sigillare con propoli gli spazi inferiori a 7 mm. (attraverso i quali non riescono a passare), a costruire strutture di cera in quelli superiori a 9 mm., mentre lasciano inalterati gli spazi compresi tra 7 e 9 mm.

Da allora i favi tenuti a debita distanza gli uni dagli altri e dalle pareti, consentono sia l'intervento per le diverse operazioni di conduzione, osservazione e comprensione delle manifestazioni di vita della colonia,che l'asportazione dei prodotti senza pregiudicare la sopravvivenza delle api.
Naturalmente, pur mantenendo la caratteristica peculiare dello spazio d'ape, variegati sono i modelli di arnie che si sono presentate sul mercato apistico con tipologie costruttive ed impiego di materiali diversi.
Allo stato attuale la principale evoluzione adottata fa riferimento alla possibilità di poter controllare l'andamento della colonia, e soprattutto l'evolversi dell'infestazione causata dalla varroa, a seguito dell'introduzione del cassetto diagnostico sulla parte inferiore dell'arnia.
Altresì primordiali erano le tecniche di estrazione del prodotto. I favi, la cui costruzione era piuttosto irregolare, venivano staccati dall'arnia e spremuti tra le mani sopra un contenitore. Il prodotto ottenuto risultava essere molto vischioso, e con sedimenti di diversa natura. Parallelamente all'arnia anche le attrezzature per recuperare il prodotto subirono sostanziali modificazioni, soprattutto per quel che concerne le macchine per estrarre il prodotto dai favi mediante l'utilizzo di smielatori centrifughi, dapprima in legno e successivamente in lamiera zincata, in cui i favi venivano caricati uno ad uno per mezzo di appositi cestelli.

Le operazioni di conduzione delle famiglie non comprendevano l'uso di maschere di protezione, né tanto meno l'utilizzo di affumicatori. Era sufficiente il fumo di una sigaretta e tanta calma. L'avvento dei primi affumicatori permise di poter lavorare con più tranquillità soprattutto per coloro che si stavano avvicinando all'apicoltura.

 



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