Il recupero della cera

La cera di opercoli, molto pi¨ chiara rispetto a quella del nido, raccolta nel banco di disopercolatura necessita di un processo di estrazione che permetta la separazione della cera dal miele o dal resto delle sostanze che compongono il favo.

á

 

Innanzitutto Ŕ conveniente collocare il quantitativo degli opercoli in un torchio, al fine di raccogliere ancora miele, e successivamente provvedere alla fusione dell'ammasso di cera o tramite la sceratice solare, oppure direttamente mediante fusione in un contenitore, preferibilmente non in ferro, rame o zinco in quanto reagirebbero negativamente con la cera fusa. L'aggiunta di un poco di acqua sul fondo del recipiente consente alla cera di sciogliere gradatamente, senza venire direttamente a contatto con la fonte di calore. In sede di raffreddamento la cera verrÓ a galla e le impuritÓ si manterranno sulla parte inferiore della forma. L'operazione pu˛ essere ripetuta due o tre volte, per permettere un allontanamento totale delle impuritÓ. Successivamente aziende specializzate provvederanno alla completa sterilizzazione della cera cosý conferita dagli apicoltori, per ritornare ai medesimi sotto forma di fogli cerei indispensabili per la conduzione degli apiari. L'utilizzo della cera pu˛ anche essere indirizzato verso la protezione di mobili e nella realizzazione di candele di varie forme e dimensioni. I telai disopercolati si inseriscono nello smelatore, che non Ŕ altro che una centrifuga che fa uscire il miele dai telai e lo raccoglie sul fondo. La fase successiva Ŕ costituita dalla filtrazione con filtri a maglia in metallo a doppia filtrazione, che permettono di trattenere le impuritÓ pi¨ grossolane come api morte, cera, pezzi favo, ecc. Una seconda filtrazione va poi eseguita con filtri molto fini, del tipo "a sacco", di tela o di plastica, da porre sul maturatore. Terminata questa operazione si chiude il maturatore con un panno per assorbire eventuali residui di umiditÓ e il coperchio, per evitare che entrino corpi estranei. Il periodo di maturazione Ŕ di circa di 8 - 10 giorni, durante il quale avviene la decantazione; si procede poi ad eliminare la parte schiumosa che si Ŕ formata in superficie ( costituita da aria e da frammenti di cera, pulviscolo, parti di api, polline, ecc.) ed a bollirla con acqua, ottenendo in tal modo uno sciroppo che l'apicoltore userÓ come nutrizione per le api.
L'ultima operazione Ŕ l'invasettamento in contenitori di vetro.
Il declino delle risorse nettarifere si fa via via progressivo. In questa fase (Agosto - settembre) occorre eseguire la visita di preinvernamento, nella quale si esaminano le condizioni della colonia, la presenza e le condizioni della regina, la popolositÓ dell'alveare e l'estensione della covata. Sulla base di questi elementi si cerca di ricondurre gli alveari in condizioni precarie al pari di tutti gli altri (attraverso riunioni, nutrizioni, ecc.). La forza dell'alveare va valutata in base al numero di api adulte ed all'estensione della covata. Le api adulte devono estendersi su almeno 5 - 7 favi. Le colonie estese su 6 - 8 favi sono da considerare in buone condizioni.In questa fase si deve anche controllare la consistenza delle scorte di miele, generalmente per superare l'inverno occorrono 15 - 18 chilogrammi per famiglia. Le operazioni di invernamento vere e proprie, da eseguirsi in autunno, consistono nel ridurre lo spazio dell'alveare a quello occupato dalle api ricorrendo al diaframma e riempiendo eventualmente gli spazi vuoti con materiali coibenti a condizione che non diventino ricettacolo di parassiti, muffe, umiditÓ e sporcizia. Considerando che le api preferiscono sentire caldo alla testa piuttosto che ai piedi, anche la soffitta dell'arnia andrÓ coibentata con materiale che consenta il mantenimento di una temperatura accettabile. Se la zona Ŕ sottoposta a forti venti occorre riparare gli alveari con staccionate, siepi, lamiere, balle di paglia, ecc. Per evitare scoperchiamenti si devono disporre dei pesi sopra i tetti o effettuare delle legature.
Durante il periodo invernale, soprattutto dopo abbondanti nevicate, Ŕ opportuno liberare la porticina dalla neve, in quanto successivi repentini abbassamenti di temperatura formerebbero strati di ghiaccio che potrebbero ostruire la porticina evitando alle api di uscire per voli di purificazione durante giornate soleggiate.

 



Torna su