E' primavera...

La prima visita primaverile ha lo scopo di verificare lo stato in cui si trovano gli alveari che hanno superato l'inverno e di programmare gli interventi che si dovranno adottare per rimediare ai problemi rilevati.
A tale scopo risulta utile segnare su un'apposita agenda tutte le operazioni relative a ciascuna arnia, allo scopo di avere un quadro completo della situazione e per portare l'apiario ad un livello omogeneo in funzione dell'attività produttiva. Le visite vanno effettuate con temperature superiori a 15°C, preferibilmente tra le ore 11.00 e le ore 14.00, in modo da evitare uno stress termico all'alveare, la cui temperatura interna risulta essere di 36/37°C.
In funzione di tali esigenze, la visita si effettuerà in momenti diversi a seconda della dislocazione geografica degli alveari (Febbraio o inizi Marzo in Bassa Valle, fine Marzo nelle valli laterali e sopra i 1.000 metri di quota).
Gli elementi da rilevare con la prima visita sono i seguenti:
- densità di popolazione delle famiglie: si osserva quanti sono i telai "coperti" dalle api per ogni arnia. Se sono almeno 7 la famiglia può considerarsi in ottime condizioni; qualora il numero dei telai sia inferiore a 5 è necessario provvedere alla riunione delle famiglie.

- quantità di scorte alimentari presenti valutate in rapporto alla comparsa di risorse esterne sufficienti e continuate: durante l'inverno le api consumano pochissimo mentre agli inizi della primavera, dovendo mantenere una temperatura superiore per riscaldare la prole nascente, consumano notevoli quantità di scorte. Per la valutazione delle medesime l'apicoltore deve allargare delicatamente i telai occupati dalle api su entrambe le facciate; una corona di miele dell'altezza di quattro dita (circa 2,5 Kg.) di nutrimento presente sui favi consente alla famiglia un sostentamento nutrizionale di circa 25/30 giorni, senza dimenticare che sui telai medesimi debbono essere presenti anche idonee quantità di polline. Se invece i favi presentano quantità di miele ridotte o nulle occorre procedere con il nutrimento a base di candito, oppure inserendo telai colmi di miele che saranno stati custoditi in magazzino dall'autunno precedente. Il candito va confezionato in sacchetti di plastica che vengono applicati, previa foratura, in corrispondenza del foro del nutritore sul coprifavo per permettere il passaggio delle api. Una confezione di candito da mezzo chilo permette alla famiglia di sopravvivere per 10-12 giorni. In questo periodo non è consigliabile somministrare nutrizione liquida a causa degli sbalzi di temperatura, che potrebbero costringere le api a non uscire ed a defecare all'interno degli alveari innescando fenomeni patologici.

- condizione dei favi e spazio a disposizione: le operazioni sui favi e la conseguente regolazione dello spazio disponibile iniziano con la prima visita e proseguono successivamente con altri interventi in funzione di elementi che si devono valutare di volta in volta. In questo periodo si deve mantenere la colonia nel minimo spazio necessario al fine di ridurre i consumi di miele, anche per evitare i danni dell'umidità ai favi non presidiati dalle api; durante l'inverno infatti le famiglie generalmente si riducono rispetto all'autunno precedente e lasciano liberi alcuni favi.
· fattori anomali: presenza di patologie, orfanità o famiglie sottodimensionate per l'inizio della stagione.

Dopo 15-20 giorni dalla prima visita occorre compierne altre con lo scopo di valutare le condizioni generali e la vitalità delle arnie. In questo periodo (Aprile) va somministrata una nutrizione a base di sciroppo zuccherino liquido che stimoli la regina ad una maggiore ovodeposizione. Lo sciroppo, messo negli appositi nutritori a tasca all'interno dell'arnia o a tazza sulla parte superiore, deve essere somministrato tiepido ed in quantitativi minimi nel tardo pomeriggio, affinché le api possano consumarlo in breve tempo.
Durante queste visite è opportuno cercare di equilibrare le famiglie, prelevando favi di api e covata dalle famiglie più forti per inserirli in quelle più deboli, oppure procedendo ad ulteriori riunioni. Nelle visite successive, quando le famiglie iniziano a diventare sempre più popolose, occorrerà introdurre altri telai e, periodicamente, inserire fogli cerei per permettere una rotazione dei telai più vecchi. Si dovranno poi spostare i telai vecchi o lavorati male verso le estremità laterali, possibilmente senza dividere la covata.
Con la seconda visita l'importanza dell'esame della covata e della regina passano in primo piano. La regina va individuata , si deve valutare il suo stato di salute ed efficienza e si può eventualmente marcarla. Anche l'esame della covata è una riprova della presenza della regina e della sua validità. L'estensione della covata deve essere sufficientemente ampia (4-5-favi centrali con deposizione in modo esteso, concentrico e continuo). Devono essere presenti tutte le fasi dello sviluppo dell'insetto (uova, larve, ninfe). Se la regina è inefficiente la covata si presenta di ridotta

 

Con l'arrivo della primavera le api inizieranno ad uscire sempre più frequentemente dall'arnia, la presenza di alcune specie nettarifere precoci aiuteranno le api nella stimolazione della ovodeposizione da parte della regina, l'aumento della covata, nel prosieguo della stagione, porterà la famiglia ad essere sviluppata su tutti i telai dell'arnia permettendo così il posizionamento dei melari per la raccolta del miele. Ed è proprio in questo periodo che le api, per sfruttare tutto lo spazio a loro disposizione, costruiscono dei prolungamenti delle cellette nella porzione alta dei favi, che spiccano bene in evidenza per la loro fragilità e il loro colore biancastro. Inoltre, tra i favi ormai completamente ricoperti di api, si sviluppano propaggini di cera con abbozzi di cellette nei quali viene subito riposto nuovo miele.
Tale situazione è nota come "imbiancamento" e rappresenta il segnale di partenza per l'aggiunta dei melari. Tale operazione rappresenta una delle principali risorse di cui dispone l'apicoltore per evitare una sciamatura indesiderata in quanto concede nuovo spazio per la deposizione di provviste. La posa dei melari non è utile se effettuata dopo che le api hanno cominciato la costruzione e l'allevamento di celle reali. Quando si inseriscono i melari è bene fare lavorare i fogli di cera, quindi intercalare nel melario un favo costruito e uno da costruire. L'utilizzo dell'escludiregina è importante per evitare che la regina possa deporre nel melario. Bisogna però verificare se le famiglie sono al massimo dello sviluppo poiché in caso contrario riuscirebbero difficilmente a salire nel melario. Quindi l'apicoltore deve ben valutare l'inserimento dell'escludiregina e qualora lo effettui, deve comunque rimuoverlo, per permettere alle api di lavorare meglio, quando si rileva un'importazione di nettare nelle celle.
Quando il melario è quasi pieno, si prendono i telai laterali e si convogliano sul centro, senza aspettare l'opercolatura. E' poi bene inserire un altro melario che va posizionato tra il nido e il melario pieno.

 



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