Allevamento api regine

Quando l'apicoltore appura che le api stanno costruendo delle celle reali può ottimizzare tale situazione per produrre nuove regine e, conseguentemente, provvedere alla sostituzione di quelle ritenute non più idonee.
Naturalmente occorre prestare attenzione per il fatto che le api operaie allevano celle da regina in diverse circostanze:

- quando si preparano a sciamare: a seconda della razza e della forza della famiglia una decina di celle o più vengono allevate per la propagazione naturale delle api (celle da sciamatura);

- quando le api operaie decidono di sostituire la loro regina: in quanto presenta sintomi di esaurimento, di vecchiaia o che per un motivo qualsiasi si è affievolito il suo contatto (diminuzione della quantità di complesso lipidico, comunemente chiamato sostanza della regina fra i cui componenti è stato isolato l'acido (E)-9-ossi-2-d/ecenoico,) con gli altri membri della comunità (celle da sostituzione);

- quando la colonia rimane orfana: per una perdita, accidentale o provocata, della regina, e nello stesso tempo vi è presenza di giovane covata a disposizione delle operaie per la costruzione e l'allevamento di celle reali (celle supplettive).
L'importanza di riuscire a sfruttare il periodo della sciamatura naturale emerge in maniera più approfondita da lavori di Soczecks (1965), riportati nel testo " Ape regina " di Elio BAILO pubblicato da Ottaviano - 1983, dai quali si evince che su 12 regine di sciamatura, 82 regine di emergenza, 41 regine allevate artificialmente, il numero di canali ovarici, direttamente correlato con la capacità di ovodeposizione delle regine, risulta essere più elevato nel caso di regine di sciamatura:

- regine di sciamatura: da 325 a 374 canali ovarici, media 349;
- regine di emergenza: da 200 a 357 canali ovarici, media 313;
- regine di allevamento: da 289 a 341, media 312.

 

Non vi sono dati sulle regine di sostituzione ma, ragionevolmente, il valore medio può essere compreso tra i valori riscontrati tra le regine di sciamatura e quelle di emergenza.
L'apicoltore volendo può innescare volutamente la sciamatura provvedendo a stimolare con ripetute frequenze la famiglia ritenuta più idonea per tale operazione, sulla base dell'attività produttiva riscontrata l'anno precedente e sulle caratteristiche di poca aggressività da parte delle api.
Può quindi, somministrando sciroppo zuccherino in quantità rilevanti, produrre nell'arnia un blocco di covata, che determina una carenza di celle per la ovodeposizione da parte della regina riducendo altresì lo spazio necessario per l'attività della famiglia.
Nella maggior parte dei casi la tendenza degli apicoltori è di aspettare l'evento e di poter raccogliere lo sciame. Sotto un profilo squisitamente economico e di valenza la sciamatura, escludendo sciami precoci di fine Marzo, produce nel territoro regionale divisione di famiglie che non sono in grado di raggiungere la potenzialità necessaria per la produzione estiva.
Con la tecnica sottoriportata si possono ottenere risultati che consentono di disporre di almeno tre regine nuove e di una famiglia che comunque può andare in produzione.
Da un'arnia a dieci telai vengono prelevati i favi ricoperti di api sui quali siano presenti almeno due o tre celle reali opercolate. I telai, in misura di tre, vengono inseriti in tre rispettive arniette portasciami di legno o di polistirolo che verranno posizionate, adiacenti l'una all'altra, al posto dell'arnia "madre". Il favo contenente la regina vecchia verrà inserito in un portasciame, con l'aggiunta di un favo di miele, e spostato di qualche metro. In questo contesto, in considerazione della ridotta densità di api venutasi a creare, non saranno più presenti le condizioni che generalmente determinano la sciamatura, essendo il numero delle api decisamente ridotto. Il mantenimento della regina vecchia serve, provvisoriamente, per sopperire ad eventuali stati di orfanità che si potrebbero verificare in una delle arniette. La vicinanza dei tre nuclei consentirà una divisione quasi omogenea delle api.


 

Si suggerisce peraltro di diversificare il colore dei nuclei, e soprattutto, dopo alcuni giorni di distanziarli di almeno 10/15 centimetri per evitare che le regine, al ritorno dal volo di fecondazione, anche condizionate dall'azione del vento, possano confondersi. A fecondazione avvenuta si può valutare, nell'ambito dell'azienda, l'ottimale utilizzo delle regine. Per coloro che intendono aumentare la dotazione del proprio apiario, l'utilizzo dei nuclei artificiali primaverili rappresenta il presupposto per disporre di alveari per la stagione successiva. Coloro invece che vogliono utilizzare tale tecnica per la sostituzione in apiario di regine, che usando un'espressione frequentemente usata dagli apicoltori, "girano con le stampelle", provvederanno ad inserire due delle nuove regine dentro le arnie prescelte. L'inserimento avverrà con il metodo della gabbietta previa soppressione della regina da sostituire. La terza nuova regina verrà inserita dentro l'arnia originaria nella quale andranno riuniti i favi delle tre arniette, avendo l'avvertenza di spolverarli con borotalco o farina per uniformare gli odori; verrà inserito anche un foglio cereo per completare il nido. La densità di popolazione presente nell'arnia, al momento del raccolto, non si discosterà molto dalla popolazione preesistente la sciamatura, e consentirà pertanto la produzione.
L'arnietta contenente la regina vecchia potrà essere allargata gradualmente come un qualsiasi nucleo. La regina vecchia difficilmente entrerà di nuovo in febbre sciamatoria, ma piuttosto sarà oggetto di sostituzione naturale. Durante il periodo della sciamatura gli apicoltori potrebbero altresì prelevare, evitando pertanto la formazione di nuclei, una o due celle reali opercolate ed inserirle in arnie orfane o con regine vecchie. Per procedere in tal senso è anzitutto necessario isolare il favo contenente la regina vecchia in un'arnietta che sarà collocata vicino all'arnia, dove verrà mantenuta fino all'avvenuta fecondazione della nuova regina. Le celle, prelevate con estrema cautela tagliando la parte superiore attaccata al favo, dovranno essere protette con un salvacella o della carta stagnola, (che dovrà avvolgere completamente la cella lasciando scoperta solo la parte inferiore al fine di permettere l'uscita della regina) e posizionate nella parte superiore del telaio. Generalmente l'accettazione non presenta problematiche di rilievo. Dopo l'avvenuta fecondazione ed aver verificato la presenza di una efficiente deposizione si può eliminare la regina vecchia e reinserire il favo dentro l'arnia.

 



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