Allevamento artificiale

Relativamente all'allevamento artificiale di regine nell'ambito della dimensione amatoriale della maggior parte degli apicoltori valdostani, è opportuno precisare che la destinazione delle regine può avere due utilizzi diversi a seconda delle metodologie applicative individuate: la fecondazione di regine in sciami orfani per l'allevamento dei medesimi in proiezione futura, o l'allevamento di regine in nuclei di fecondazione, che in autunno verranno riuniti, per la sostituzione di regine vecchie in apiario. La seguente tecnica presuppone l'impiego del traslarvo. Il telaio dal quale verranno prelevate le larve per l'innesto sarà prelevato da una famiglia della quale avremmo già potuto appurare tutte le caratteristiche idonee per allevare le regine migliori. Senza utilizzare il cassone, consigliato per allevamenti di dimensioni maggiori, potremo utilizzare una normale arnia da dieci telai molto popolosa. E' importante poter disporre di molte api sia per il riscaldamento delle celle in allevamento che per la nutrizione delle medesime prima dell'opercolatura. Dall'arnia verrà prelevato il telaio sul quale è presente la regina e verrà inserito in un'arnietta posizionata vicino all'arnia. Si provvederà ad aggiungere all'arnietta almeno due telai, previa opportuna spolverata di borotalco, prelevati da un'altra arnia per sostenere l'attività della regina. Nell'arnia di allevamento si provvederà pertanto a posizionare, centralmente, il telaio porta stecche con una stecca portacupolini almeno un giorno prima del traslarvo, per favorire il lavoro di sterilizzazione dei cupolini da parte delle api.

 

Attualmente è possibile recuperare sul mercato cupolini di plastica che rispecchiano fedelmente le dimensioni interne dell'inizio di una cella reale come si trova in natura. E' necessario dotarsi di un coglilarva o "picking" e di una lampada per evidenziare maggiormente le larve che si trovano nelle celle. E' opportuno non effettuare il traslarvo alla luce del sole per evitare meccanismi di disidratazione delle larve. Le condizioni ottimali per l'innesto necessitano di temperature comprese tra 25 e 30°C, ed inoltre è sempre meglio mantenere un certo grado di umidità durante le fasi di innesto. Per questa esigenza è molto importante innestare la larva nel cupolino dopo che è stata posta sul fondo una piccola goccia di pappa reale o di acqua per contribuire a mantenere i tessuti delle larvicine turgidi e ben idratati, impedendo inoltre che possano disseccarsi durante il procedimento che può durare anche qualche minuto. Per una migliore riuscita dell'innesto le larve non debbono avere più di 10-15 ore o al massimo 20 ore di vita, anche perchè oltre le 30-35 ore non verrebbero accettate o anche se lo fossero creerebbero problemi nei tempi successivi di allevamento, rendendo difficile una omogenea e contemporanea maturazione delle celle. Il trasferimento delle larve, dal favo al cupolino, riesce meglio quando si può usufruire di favi scuri, poiché nelle celle è più facile osservare le larvicine che appoggiano sul fondo insieme ad una piccola quantità di pappa reale.

 

Per l'innesto vero e proprio si comincia cogliendo dal fondo di una cella di operaia la minuscola larva sollevandola delicatamente, in modo da non danneggiarla, facendo sì che la metà appoggi sulla base del picking e l'altra metà sporga in modo da avere un appoggio per depositarla meglio successivamente sul fondo del cupolino. Naturalmente l'accettazione dipende dall'abilità dell'operatore nel riuscire ad innestare larvicine che non siano troppo adulte e dall'alveare di allevamento. La peculiarità dell'allevamento eseguito in un'arnia orfana consiste nell'elevato grado di accettazione dovuto allo stimolo, determinato dall'effettiva orfanità, nell'allevamento da parte delle api operaie. Il numero delle celle che può essere affidato a questi alveari è elevato in rapporto alla capacità oggettiva , anche 15, e questo perchè la loro effettiva orfanità li induce, perlomeno nei primi due allevamenti, ad una attività frenetica dovuta alle condizioni di estrema necessità che si viene a creare. Si ritiene opportuno, in funzione dell'obiettivo prefissato del numero di api regine per un apiario amatoriale, non provocare forzature eccessive di allevamento che provocherebbero inevitabilmente una scarsa qualità di produzione se prolungati nel tempo. 

L'allevamento di regine può essere eseguito anche con l'utilizzo del melario, sviluppando l'allevamento in senso verticale, frapponendo un escludiregina fra il nido provvisto di regina ed un normale melario con i rispettivi favi da melario. L'allevamento è consigliabile solo ed esclusivamente nel caso si abbia a che fare con una famiglia molto forte ed ancor meglio in periodo di importazione, cosicché molte api potrebbero salire nel melario dove vengono inserite le stecche. Risulta essere pertanto un sistema basato essenzialmente sulla enorme popolosità della famiglia e sulla presenza di abbondanti raccolti.

 

L'allevamento dei cupolini in questo caso non sottintende all'orfanità bensì alla presenza di tantissime api nella zona superiore del nido, confortata dal fatto che la temperatura risulta essere più elevata. Con questo sistema però esistono possibilità di sciamatura, inoltre le capacità di allevamento sono molto legate all'andamento stagionale. In caso di freddo o di cattiva stagione, il melario provvisto di covata viene abbandonato dalle giovani api nutrici, che si ritirano nel nido: la produzione di pappa reale ed il conseguente allevamento non è garantito ed il risultato è scarso ed incerto. E' pertanto consigliabile l'utilizzo di questo metodo durante i mesi più caldi e con l'inserimento di una steccca con circa 10-12 cupolini.
Per coloro che, considerate le dimensioni dell'azienda, intendono allevare un numero considerevole di regine opteranno per lo sviluppo dell'allevamento in senso orizzontale con il cassone di cui si esistono in uso due tipi: semplice o doppio. Generalmente in Italia è più usuale l'utilizzo del cassone doppio, in cui gli scomparti sono tre, intercomunicanti per mezzo di pareti verticali con escludiregina e dispongono di tre entrate separate. La tecnica differisce solo strutturalmente da quella impiegata con una sola arnia. La differenza si può notare anche nella maggior possibilità di inserimento delle stecche porta- cupolini, a seguito del numero di api presenti nelle due famiglie e nella zona centrale del cassone. La formazione dei nuclei di allevamento avviene il giorno prima della preventiva nascita delle regine dal modulo di allevamento utilizzato.

 

I nuclei di fecondazione devono abbondare di api e di nutrimento per garantire che le successive fasi di vita della regina, dalla nascita a fecondazione avvenuta, siano portate a termine nel migliore dei modi, in un ambiente che riproduca esattamente le condizioni e le caratteristiche di una famiglia normale. E' sempre indispensabile assicurare a queste famiglie la presenza di covata e api giovani per la migliore accettazione delle celle e per incorrere in minori rischi durante la fecondazione. Diversi apicoltori utilizzano nuclei di fecondazione a quattro telai, le cui dimensioni sono simili a quelli utilizzati nelle arnie, altri propendono per nuclei con telai molto più piccoli. Naturalmente l'utilizzo varia secondo la propria esperienza e la redditività del metodo utilizzato. Il primo metodo è caratterizzato dallo stesso impiego di materiale sia nei nuclei che nelle arnie, e pertanto al termine della stagione di allevamento i nuclei possono, volendo, tranquillamente essere riuniti fino a formare normali arnie da dieci. Inoltre con simili nuclei non è necessario, o perlomeno non per un periodo di allevamento di circa un mese, produrre alla rimonta, ovvero somministrare al nucleo, almeno ogni otto/dieci giorni, api giovani. Inoltre non sussiste il problema dell'alimentazione in quanto con telai normali le scorte sono già presenti. Utilizzando nuclei con favi ridotti è importante provvedere a successive fasi di rimonta, in quanto l'esiguo numeri di api potrebbe comportare una minore temperatura interna e una minore somministrazione di alimentazione. I tempi di maturazione delle celle nel modulo di allevamento possono variare, seppur di poco, in funzione del periodo. Potrebbe verificarsi nel mese di aprile, inizio del periodo di allevamento, una discontinuità di temperature idonee per l'allevamento, pertanto il completo sviluppo della regina avviene in 16 giorni e d il tempo di incubazione può essere portato a 11 giorni. In periodi successivi e più caldi il trasferimento potrebbe avvenire anche 10 giorni dopo l'innesto. Se il trasferimento avviene con larve di 15-20 ore di vita, con 10-10,5 giorni di incubazione si arriva a 14-14,5 giorni, e pertanto ad uno appena dal completo ciclo di sviluppo di un'ape regina.
 

La tempistica sopradescritta rappresenta lo standard presso allevamenti professionisti che tendono ad ottimizzare i tempi necessari per la loro attività. Relativamente all'apicoltura amatoriale è più prudente, fermo restando il traslarvo da effettuarsi su larve le più giovani possibili, trasferire le celle dal modulo di allevamento ai nuclei di fecondazione al nono giorno di maturazione. Circa due giorni di stazionamento nel nucleo rappresentano un margine di sicurezza necessario. Il prelievo delle celle è un'operazione da eseguire con la massima cautela. Anzitutto le celle debbono rimanere sempre rivolte verso il basso, il rovesciamento delle stesse con gli inevitabili urti potrebbero arrecare gravi conseguenze alla regina. E' opportuno operare utilizzando un contenitore di legno o polistirolo con fori ornati di cotone predisposti per poter collocare le celle onde poter mantenere il calore giusto. Per coloro che operassero con cupolini di cera, che necessariamente dovranno essere tagliati dal portastecca, è bene incidere nella parte più aderente al legno. Sia che siano appena stati formati, sia che la regina feconda, presente precedentemente, sia stata da poco prelevata per il suo utilizzo, sarebbe meglio aspettare almeno 5-6 ore prima di fornire la cella matura ai nuclei. Il periodo idoneo per l'accettazione si ritiene sia dalle 5-6 ore fino alle 24 ore circa dall'orfanità. In ogni caso è opportuno un ulteriore controllo onde verificare che non sia in atto un allevamento di celle supplettive.

 

E' preferibile dotare le celle di protettori di plastica che avvolgano completamente la cella e strutturati con un foro, nella parte inferiore, per permettere l'uscita della regina. Considerato che in apicoltura non bisogna mai dare nulla per scontato, si potrebbero presentare problematiche che inducano le api a distruggere la cella. Considerando il prelievo dal modulo di allevamento al nono giorno sulla base di un traslarvo effettuato da una larva di 24 ore, dopo due giorni, due giorni e mezzo avviene lo sfarfallamento, e a questo punto le api provvedono alla nutrizione della regina. Per appurare se tutto è andato nel migliore dei modi bisogna verificare se il foro di uscita risulta completamente aperto e l'opercolo di chiusura ribaltato di forma perfettamente circolare. Quando la cella risulta rosicchiata, rimpicciolita o lesa nelle sue pareti si deduce che qualche inconveniente ha compromesso il successo dell'operazione. La ricerca della regina non è consigliabile non tanto perchè difficile (la regina vergine è poco più grande di un' operaia) quanto perchè pericolosa arrecando disturbo al nucleo. Si potrebbe in effetti verificare l'aggomitolamento della regina da parte delle operaie, oppure la regina potrebbe prendere il volo. In quest'ultimo caso la regina "pratica un pò di parapendio" sopra il nucleo per poi rientrarvi. Potrebbe altresì verificarsi che le coordinate della base non siano ancora state memorizzate e la regina si perda. Appurata la nascita della regina bisogna attendere la sua fecondazione che è comunque condizionata sia dalle condizioni interne del nucleo che di quelle esterne stagionali. Se i parametri rientrano nella norma la fecondazione può avvenire anche dopo 5 giorni. Qualora il tempo impedisca tale operazione e passano almeno 15-20 giorni la fecondazione difficilmente potrà avvenire. 

A seguito di tale situazione nel nucleo non si sviluppano particolari meccanismi di variazione, in quanto la presenza della regina, anche se vergine, non permette sintomi di orfanità da subito, però successivamente le operaie potrebbero sopprimerla dando così origine allo sviluppo di attività di una "figliatrice" (ape operaia, scelta a caso, che, ripristinando la funzionalità del suo apparato riproduttore atrofizzato sin dalla nascita, depone solamente uova non feconde, originando pertanto solamente fuchi. E' ovvio che bisognerà provvedere alla soppressione della regina vergine ed all'inserimento di un'altra cella. Constatando la presenza della regina con l'addome decisamente più grosso di prima si potrà certificare l'avvenuta fecondazione , ma non ancora la relativa deposizione. La presenza di uova, e soprattutto una deposizione perfetta, concentrica ed omogenea fornirà il riscontro dell'operazione. La ricerca della regina, nell'ambito dell'attività apistica, può avvenire quando durante una visita di controllo si vuole accertare la sua presenza, l'efficienza produttiva, l'aspetto esteriore e l'età. Più precisamente quando per operare la sua sostituzione o quando per un'operazione qualsiasi nell'alveare (formazione di sciami artificiali, travasi, operazioni di rimonta) è necessario individuarla.

 

Anche per un occhio esperto non è sempre immediato trovare la regina, e pertanto l'operazione di marcatura risulta di effettiva praticità. La marcatura viene effettuata solitamente su regine che risultano feconde ed eseguita sul dorso del torace (scutello) che, essendo costituito da una spessa sostanza tegumentale, protegge da danni fisici. Non bisogna peraltro, per coloro che effettuano l'operazione a mano, esagerare con la pressione del pollice e dell'indice tenendo la regina tra le dita. Le prime marcature si possono eseguire utilizzando attrezzi idonei quali lo stantuffo o il marcatore che blocca la regina sul favo. Successivamente si può provare con l'esecuzione a mano libera.

 



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