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DA AUDIZIONE COMMISSIONI PARLAMENTARI 'DICHIARAZIONE DI AOSTA'
19:23 - 02/12/2006 


(ANSA) - AOSTA, 2 DIC - A distanza di quasi 63 anni dalla 'Carta di Chivasso', redatta a conclusione di un convegno clandestino tenutosi a Chivasso il 19 dicembre 1943, pietra miliare dello spirito autonomistico, le Regioni e le province autonome rilanciano il "valore della specialità culturale e storica" con la 'Dichiarazione di Aosta'.

Il documento, presentato nel corso dell'audizione nelle Commissioni Affari Costituzionali della Camere e del Senato, svoltasi oggi nell'aula del Consiglio Valle, le cinque Regioni a statuto speciale e le due Province autonome italiane chiedono che siano più e meglio riconosciute le proprie prerogative costituzionali ed il proprio particolarismo.

Con la Carta di Chivasso i leader della resistenza nelle valli alpine nord-occidentali chiedevano "il diritto di costituirsi in comunità politico-amministrative autonome"; con la Dichiarazione di Aosta è chiesta "la costituzionalizzazione del principio dell'intesa e della natura pattizia degli Statuti ai fini delle indispensabili modifiche statutarie".

Giocando la carta dell'unità e della condivisione di obiettivi, i presidenti regionali e provinciali hanno sottoscritto per la prima volta e presentato alle due Commissioni la piattaforma politico-istituzionale. Le autonomie speciali, pur notevolmente diverse tra loro, ritengono, infatti, come si legge nel documento, "che lo storico ruolo di apripista dell'autonomia assunto sia una risorsa per la Repubblica che, proprio nel suo interesse, deve continuare a riconoscere in capo ad esse condizioni di autonomia sempre più avanzate, che permettano di continuare nella loro opera innovativa". Da qui la richiesta di "una speciale strutturazione dei rapporti con lo Stato" che dovrà tenere contro tra gli altri alcuni paletti.

L'iniziativa della autonomie differenziate si inserisce in una stagione di riforme che il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Luciano Violante, ha definito "una nuova fase nei rapporti tra Stato e Regioni e in particolare tra Stato e autonomie speciali". Un clima favorevole al riconoscimenti delle specialità confermato anche dal presidente della commissione del Senato, Enzo Bianco: "un punto acquisito - ha detto - è che la specialità delle Regioni autonome non è messa in discussione".

Approfittando dunque di questa 'nuova fase', le cinque autonomie si sono presentate alle due Commissioni allineate con un documento che "ribadisce - hanno sottolineato Luciano Caveri e Ego Perron, rispettivamente presidente della Regione autonoma Valle d'Aosta e del Consiglio Valle - il ruolo storico delle autonomie speciali proponendosi come modello istituzionale". Il presidente trentino Lorenzo Dellai precisa che "non si tratta di difendere una posizione, ma di sottolineare la responsabilità, rafforzando la convinzione di dover essere ancora, noi Regioni e Province autonome dei laboratori, dei luoghi dove si sperimentano soluzioni capaci di superare il centralismo e di alzare lo standard della responsabilità".

La strada tracciata è dunque "l'attuazione di un federalismo avanzato - ha spiegato il governatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy - valorizzando il ruolo delle Regioni ordinarie e trasferire a quelle speciali ulteriori competenze" stando attenti - ha tenuto a sottolineare il presidente sardo Renato Soru - a "non arrivare a un appiattimento delle autonomie, al contrario le Regioni a Statuto speciale devono fare un passo avanti". (ANSA).




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